Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Renzi rischia tutto, anche il Paese?

Public Domain
Condividi

Una analisi con Antonio Campati del Centro Studi Tocqueville-Acton sulla crisi di Governo e la "staffetta"

Siamo ad una nuova fase politica nazionale, un nuovo Presidente del Consiglio potrebbe forse addirittura domenica giurare nelle mani del Presidente della Repubblica e poi andare alle Camere a chiedere la fiducia a quasi un anno dalle elezioni del 25 febbraio del 2013. Enrico Letta, già vicesegretario del PD è stato defenestrato dal suo stesso partito e il nuovo Segretario, il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, è dato per certo come prossimo Premier. Entrambi provienienti politicamente e culturalmente dal Partito Popolare, sono però diversissimi per stile e temperamento, e questo ha certamente contribuito. Aleteia ha chiesto a Antonio Campati, fellow del Centro Studi Tocqueville-Acton, e dottorando in Istituzione e politiche all'Università Cattolica, un commento e una analisi.

Campati: Questo è un percorso iniziato con l'esito delle primarie, in molti non hanno creduto all' “Enrico stai tranquillo”, altri invece che avrebbe portato acqua al mulino del Governo. Io credo che sia necessario ripartire dalle primarie e tenere presente che in molti le considerano uno strumento per partecipare dal basso a formare le leadership politiche, bypassando i partiti che in molti ritengono sia necessario eliminare. Nel caso di Renzi, la prima volta ha perso perché l'oligarchia partitica appoggiava un altro candidato, a dicembre, la seconda volta aveva la maggior parte dell'oligarchia dalla sua parte, ed ha vinto. E' passato – dunque – sotto traccia che la struttura del “partito” è ancora assolutamente necessaria per determinare delle carriere politiche.

Il rischio per Renzi è farsi prendere dal “vortice” di un partito che lo trasformerebbe in oligarchia. Per “rischio” non si deve intendere solo una cosa negativa, anzi, una struttura di partito forte può avere dei vantaggi per le sempre più presenti leadership personali e per la creazione di “politiche”.

Cosa succede ora nella “base” dei consensi di Renzi?
Campati: La grande delusione dei “renziani” divisa tra le critiche e una parziale apertura di credito, certo siamo ancora a metà del guado.

In questi due giorni il parlamento è stato messo tra parentesi e tutto si è giocato dentro il PD e infatti tutti danno per scontato che ora sarà Renzi. Sebbene ci siano dei passaggi formali da fare i giochi sembrano fatti. Matteo Renzi è figlio della personalizzazione della politica, ed infatti ha sempre detto che solo l'investitura parlamentare avrebbe potuto dare forza all'azione di Governo, oggi si ritrova in una dimensione che non è nemmeno parlamentare ma interpartitica per arrivare a Palazzo Chigi. A livello di opinione pubblica si è fatta molta confusione su questi passaggi su chi effettivamente nomina il Presidente del Consiglio.

Un ritorno alla prima Repubblica dove tutto passava per le segreterie di partito?
Campati: Molte cose sono cambiate, nella Prima Repubblica non sarebbe mai potuto succedere che un presidente del consiglio in carica sarebbe stato mai “ucciso” così nella Direzione del proprio partito, vale una battuta che circolava ieri su twitter "i democristiani avevano molto più stile nell'uccidere i propri leader". Il punto centrale sono le riforme mancate, si sente l'assenza di un riordino, perché anche se si fosse arrivati ad una legge elettorale che fa conoscere il risultato la sera stessa delle elezioni, oggi vediamo che comunque il quadro istituzionale non cambierebbe e il Presidente del Consiglio sarebbe votato dal Parlamento dopo il giro delle consultazioni con il Quirinale. Non basta la riforma elettorale, serve quella delle Istituzioni.

Ma la possibilità di “metterci la faccia” può aiutare il PD di Renzi a fare bene in questo nuovo Esecutivo oppure non cambia nulla perché i rapporti di forza sono gli stessi?
Campati: A questo possiamo rispondere solo dalla settimana prossima quando sapremo chi appoggerà il Governo in parlamento. Sicuramente ci sarà un rimpasto. In poco più di due mesi dalle primarie il Sindaco ha vinto le primarie e stipulato un accordo sulle riforme con Berlusconi ed oggi è Presidente del Consiglio: Renzi è diventato famoso per saper bruciare le tappe. Ora per il bene del Paese, speriamo non si bruci e non bruci l'Italia…

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni