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Cyberbullismo: Quando la rete ti invita a farla finita

© Kamira/SHUTTERSTOCK
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Ieri in Veneto nuovo caso di suicidio nel mondo degli adolescenti da addurre ai consigli ricevuti da una community online

Sono reali le vite che si raccontano in rete? A volte sì, a volte meno. Quello che è certo è che spesso, forse sempre, reali sono le conseguenze che la vita vissuta online comportano. E la rete spesso ti incoraggia a vivere una vita che non è la tua, ti suggerisce anzi di nascondere il tuo vero nome ed il tuo vero volto nell’anonimato di una username e di un’icona qualunque. È preferibile diventare un anonimo, per prepararti a dialogare con altri anonimi, dai quali ricevere e ai quali impartire consigli di vita, anche sulle scelte più importanti. L’anonimato è una delle caratteristiche principali, e delle ragioni del suo successo, di Ask.fm, un sito che conta 60 milioni di utenti in tutto il mondo, ma anche molti critici perché spesso si rivela luogo dove serpeggia la violenza. E così come di recente già accaduto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, i consigli arrivati da Ask.fm sono stati fatali per Amnesia (questo il suo cyber pseudonimo), una ragazza di 14 anni di Fontaniviva, vicino Cittadella, che, travolta dagli insulti e dagli inviti a togliersi di mezzo ricevuti dal web, si è suicidata gettandosi da un vecchio albergo abbandonato.

Da tempo l’adolescente aveva condiviso i suoi sentimenti più intimi, la sua delusione di un rapporto finito con un ragazzo che l’aveva rifiutata così come la sua depressione, con la community di Ask.fm. E le risposte che regolarmente riceveva erano agghiaccianti. “Amnesia non faceva che parlare di quello: della morte. Soprattutto in queste ultime settimane. «Dove pensi che vivrai fra 5 anni?» chiedeva qualcuno dal mondo senza nome di Ask. E lei: «Vivrò fra 5 anni?». «Cosa stai aspettando?». «Di morire». Altri la seguivano nei suoi percorsi di depressione: «Secondo me tu stai bene da sola… fai schifo come persona»; insulti anche davanti alle fotografie dei tagli alle braccia che lei giurava di essersi procurata: «Ti tagli solo per farti vedere», «Spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che c’è sul braccio e morirai»…«Noi non sapevamo niente di tutto questo» si disperano adesso i suoi genitori. «Dove ho sbagliato? Dove?» è la domanda che suo padre ripete a se stesso come un disco rotto davanti agli amici. «Cosa potevo fare di più e di diverso?». Ripensa all’ultimo sorriso della sua bambina, la più grande di tre figli” (Corriere della Sera, 12 febbraio)

Le regole fi Ask.Fm sono chiare ed attraenti, per giovani utenti – e l’Italia è il Paese che ne conta di più – che si sentono stuzzicati dall’idea di poter dire ciò che vogliono, rimanendo nascosti, persone reali in qualche parte del mondo. “Ask.fm funziona come sito e come app mobile per smartphone e tablet. Si pone una domanda, senza limitazioni tematiche, e si attende una risposta. Come altri spazi web che funzionano in modo analogo, Ask.fm può essere vissuto come un luogo della rete utile e funzionale. Ma può rapidamente trasformarsi in un incubo. Perché la modalità anonima con cui è possibile interagire con altri utenti può nascondere insidie letali, se non si è preparati a difendersi. Soprattutto se nel profilo ci sono foto o video personali.

Chiunque può porre domande sui profili personali degli utenti, che possono essere "seguiti" come accade su Twitter. Ma a differenza del network del passerotto, su Ask.fm non si può sapere chi ti sta seguendo, ma solo il numero dei follower raggiunti. Le domande possono essere innocenti. Ma tra un "Ti piace andare al cinema?" e "Qual è il tuo hobby preferito" può arrivare a sorpresa, anonima, una richiesta diversa: "Hai disturbi alimentari?", "Hai mai usato droghe", "Sei vergine?". Parole che possono aprire le porte dell’inferno digitale. Perché su Ask.fm non c’è controllo o filtro umano a quello che viene scritto”.

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