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Cambio: esce Letta entra Renzi. Ma cosa cambia davvero?

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Davanti all’imminente (ed ennesima) staffetta di premiership ci si chiede quali saranno le effettive novità

Tutto pronto per il cambio

Nelle ultime 48 ore sembra cambiato l’intero scenario sul Governo in carica.

Tutto è cominciato da un incontro tra il Capo dello Stato Napolitano ed il segretario in carica del Partito Democratico, Matteo Renzi. I due si sono visti al Quirinale lunedì sera. Dalle ricostruzioni sembra che il Presidente della Repubblica abbia chiesto al sindaco di Firenze di entrare a Palazzo Chigi, al posto di Enrico Letta. Renzi che aveva sino a quel momento sempre escluso la possibilità di guidare l’esecutivo senza passare dalle urne dovrebbe aver accettato.

La mattina dopo, martedì 11 Febbraio, Napolitano ha incontrato Enrico Letta. Probabilmente per presentare al premier la possibilità di un cambio alla guida del governo tra lui ed il segretario del Pd. Letta da quanto emerge non accetta di buon grado l’uscita di scena da Palazzo Chigi. Tanto è vero che nella stessa mattinata, da Milano, ha parlato della presentazione del ‘nuovo patto di coalizione’.
Intanto nella mattinata di oggi, 12 febbraio, è previsto a Palazzo Chigi un incontro tra il premier in carica Enrico Letta ed il segretario del Pd, nonché probabile prossimo presidente del Consiglio, Matteo Renzi. I due dovrebbero discutere del futuro del Governo. (Termometro Politico, 12 febbraio)

Napolitano passa la palla al PD

Il Presidente della Repubblica, dal Portogallo, avverte: sul governo ora la parola spetta al Partito democratico. Ieri il Capo dello Stato ha preso atto (in quello descritto dal Quirinale come un «rapido incontro») della volontà di Letta di rilanciare il suo governo, ma ha registrato anche la richiesta del Pd, partito di maggioranza relativa, di un cambio di passo. Non è solo Renzi ora a chiederlo, ma diversi esponenti del Nazareno. «La batteria del governo è scarica, dobbiamo decidere se va ricaricata o cambiata – faceva cadere ogni velo ieri mattina Renzi di fronte all’assemblea dei deputati Pd -. Se avessimo uno smartphone è come se avessimo consumato il 19% della batteria. Ora dobbiamo decidere se ricaricarla oppure cambiarla». (La Stampa, 12 febbraio)

Perché questa scelta?
Questa scelta fa sorgere tanti interrogativi. Il primo riguarda proprio la tenuta del partito che sta per mangiarsi l’ennesimo premier, e gli strascichi di vendette che si porterebbe dietro. È vero che il giovane leader ha vinto le primarie (per la carica di segretario), ma le aveva vinte anche Bersani (per la carica di premier), e anche Prodi, e anche Veltroni, e non è bastato a salvarli. Il secondo dubbio riguarda gli alleati: non sarà facile per il Nuovo Centrodestra entrare in un governo organico di centrosinistra, dovrà digerire tutto o rompere presto. Il terzo riguarda la ragione stessa della cosiddetta "staffetta".

Ciò che gli italiani hanno capito, infatti, è che Renzi vuole fare il premier e che Letta non vuole cedergli il posto. Ma nessuno ha capito in che cosa il governo Renzi potrà essere diverso, oltre che nell’energia cinetica del premier, che pure non è poca cosa. Dov’è quel contratto di programma promesso entro un mese? Il Jobs Act è qualcosa di più di una conferenza stampa? Il nuovo premier disporrebbe forse di una maggioranza parlamentare più ampia?  Purtroppo la risposta a queste domande è che noi non sappiamo perché il Pd voglia cambiare la via che fino a ieri definiva maestra. (Antonio Polito, Corriere della Sera, 12 febbraio)

Cosa ci può dare stabilità?
Ma è forse proprio questa la vera domanda che frulla in testa agli italiani. E non solo agli appassionati di politica. Cosa può aiutare il nostro Paese a evitare la débacle? Chi o cosa può dare certezza a questa situazione di perenne instabilità? In un momento in cui ci sono tante belle parole sul bene comune ma pochi fatti, quale può essere il ruolo dei cattolici impegnati in politica? Dove è rivolto lo sguardo di chi opera nelle istituzioni e ricopre ruoli decisionali?

 

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