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Perché la Chiesa si oppone alla pratica degli uteri in affitto?

© CREATISTA/SHUTTERSTOCK

Aleteia - pubblicato il 11/02/14

Riducendo il figlio a qualcosa di commerciale, è logico che si metta in discussione la qualità del prodotto negoziato nel contratto. Cosa succederebbe se il figlio non rispondesse al desiderio di quanti lo commissionano in caso, ad esempio, di handicap o di malformazione? Per evitare questa possibilità, in genere si propone di prevedere a beneficio della madre portatrice un clausola di rottura del contratto esigendo che eserciti il suo”dovere di aborto”.

5. La pratica delle madri in affitto spezza il delicato rapporto che si stabilisce tra la madre e il figlio durante la gestazione.

Considerando sensato rispondere a qualsiasi prezzo ai desideri degli adulti, la pratica dell’ACP ferisce un bambino che non ha prezzo.

La madre portatrice si impegna ad abbandonarlo alla nascita, dopo i nove mesi di gravidanza. Si pone quindi obbligatoriamente – non farlo sarebbe solo un meccanismo di autodifesa – in una situazione di abbandono psicologico di questo figlio. Ma potrà essere davvero così quando lo sentirà muoversi dentro di sé?

È possibile che la donna gestante sia madre. Come si sentiranno allora i suoi figli constatando che la madre dà via quello che avevano il diritto di considerare il proprio fratellino o la propria sorellina? “Come credere che l’atto di queste donne sarà esente da complessità neurotiche potenzialmente patologiche per loro, per i loro figli e per quello che avranno abbandonato?”, si chiede la psicoterapeuta Catherine Dolto.

La pratica dell’utero in affitto non dà alcuna importanza al rapporto materno-fetale in un momento in cui questo è oggetto di un numero sempre più alto di ricerche per analizzare il suo contributo nel dare forma alla personalità dei due attori più importanti: il figlio e la madre.

Questa lacerazione programmata del vincolo madre-figlio rappresenta un grande controsenso rispetto alle nuove scoperte mediche e a quella che può essere definita la scienza della vita intrauterina.

Il teologo francese Xavier Lacroix, membro del Comitato consultivo nazionale di etica, ricorda che “la gestazione e il parto danno luogo a un’interazione enorme tra il corpo della donna e quello del figlio, che sente le emozioni di sua madre ed è sensibile ai suoi sogni. Quanto alla donna, ha luogo tutto un processo che si chiama attaccamento: fa quindi rabbrividire l’idea di una gravidanza vissuta nell’indifferenza”.

Gli ultimi dati medici dicono infatti che la madre mantiene per un periodo di tempo molto lungo la memoria del figlio portato in sé, grazie alla circolazione di cellule fetali nel proprio corpo.

Il figlio in utero individua numerose molecole odorose nel liquido amniotico e si impregna di questo universo olfattivo e gustativo che ritroverà alla nascita nel latte materno e nella pelle della mamma. Per non spezzare questo legame, i medici mettono subito dopo il parto il neonato sul petto della madre per restituirgli i suoi marcatori prenatali memorizzati e inscritti da lui come identificatori.

Il bambino ha poi una sensibilità vestibolare particolarmente sviluppata, al punto che gli scienziati affermano che è un “grande orecchio”: percepisce la voce della madre, del padre, quella dei suoi fratelli e delle sue sorelle, le memorizza con brio. Queste tracce della memoria perdurano in modo sorprendente per molto tempo.

“Nelle ore che seguono il suo arrivo nel mondo, è essenziale che il neonato possa dire: loro stanno bene, quindi io sto bene”, constata Catherine Dolto.

L’impatto dello stato emozionale della madre sul figlio è tale che dei ricercatori inglesi hanno stabilito un legame tra un dolore vissuto nel primo trimestre della gravidanza e l’aumento del 67% del rischio di schizofrenia e disturbi associati nel bambino. Si valutano le ripercussioni di questa pratica sullo sviluppo psichico e sulla costruzione dell’identità del bambino? Chi oserebbe prendersi la responsabilità di autorizzare una procedura tecnica della quale il bambino è deliberatamente la vittima?

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Tags:
bioeticachiesa cattolicautero in affitto
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