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Pedofilia sdoganata da un terzo dell'Italia?

Image One/Jeffrey Bruno

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 11/02/14

Una ricerca Ipsos commissionata da Save The Children svela scenari molto pericolosi

di Danilo Quinto

“Nessun ordinamento – se non un ordinamento nazista o comunista – può criminalizzare un orientamento sessuale in quanto tale, come ‘stato’, come ‘condizione’, come ‘essere’. Ogni orientamento sessuale, ogni preferenza, ogni scelta potranno e dovranno invece essere perseguiti se e quando si tradurranno in comportamenti violenti e dannosi per altre persone, minori o maggiori che siano. Criminalizzare i ‘pedofili’ in quanto tali, al contrario, non serve certo a ‘tutelare i minori’ (che dovrebbero piuttosto essere tutelati da chi immagina questo tipo di tutele), ma solo a creare un clima incivile, né umano né  – vorremmo dire  – cristiano». E’ il 5 dicembre del 2000, quando Daniele Capezzone, allora segretario di Radicali Italiani, con questa dichiarazione, inserisce nel dibattito pubblico il tema della pedofilia, al fine di intenderla come innocua e di liberalizzarla.

Una dichiarazione analoga resa oggi, sembrerebbe superata dai fatti, se si considera quelli descritti dall’indagine condotta dall’IPSOS, commissionata per Save the Children e realizzata in occasione del Safer Internet Day 2014, la giornata dedicata dalla Commissione Europea alla sensibilizzazione dei più giovani ad un uso corretto e consapevole della rete, che ricorre l’11 febbraio. Dall’indagine – effettuata nel gennaio scorso, su un campione di 1.001 adulti tra i 25 e i 65 anni, attraverso interviste svolte on line – intitolata “Internet e le relazioni sessuali tra adulti e adolescenti”, risulta che l’incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto “accettabile” da oltre un italiano su 3 (38%). In alcune regioni – come la Puglia – i dati sono ancora più clamorosi: l'incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto "accettabile" da quasi un pugliese su due (47%), sempre (21%) o ad alcune condizioni.

Tra gli over 45, sono molti coloro che si affacciano alla rete per colmare un importante vuoto relazionale e affettivo della vita reale: il 37% degli intervistati, infatti, afferma di utilizzare il web – soprattutto i social network –  per conoscere persone disponibili a fare amicizia o ad intrattenere un rapporto di affetto o amore. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente: sono le cosiddette “amicizie virtuali”. L’81% degli intervistati pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino in internet il principale strumento per iniziare e sviluppare la relazione, che può sfociare nell’incontro fisico e questo dato dovrebbe far molto riflettere coloro che considerano lo strumento internet come un innocente passatempo. Dovrebbero interrogarsi soprattutto i genitori di bambini e adolescenti, che lasciano che i loro figli adoperino internet e i telefonini di ultima generazione senza alcun controllo e con la più totale libertà, portandoli con sé anche a scuola. La ricerca sottolinea che un italiano su 10 attribuisce la responsabilità dell’iniziativa di contatto agli adolescenti. La diffusione delle notizie di interazioni tra adulti e adolescenti fa sì che l’81% ritenga che si tratti di un fenomeno diffuso, dove  l’adulto rimane il principale responsabile di iniziative di contatto (49% in esclusiva e 33% insieme al ragazzo/a), ma anche l’adolescente è ritenuto protagonista nel 41% delle opinioni (8% l’adolescente in sé, e 33% in sodalizio con un adulto).

Scrive l’IPSOS: “Gli adolescenti che emergono pertanto da questo immaginario non così ‘innocenti’ come si potrebbe essere tentati di presumere. Ci sembra inoltre importante sottolineare che la posizione più ‘critica’ rispetto a questo loro ruolo viene espressa dai genitori (11% vs. 8%) e dal gruppo dei ‘Più Social’ (13%)”. L’indagine sottolinea che dall’analisi dei temi alla base dell’interazione di tipo sessuale tra un /un’adolescente ed un adulto, non c’è solo l’etichettatura dell’adulto come una persona disturbata o malata e quindi la condanna (72%). Ci sono  anche atteggiamenti che giustificano in parte la ricerca di tale interazione da parte dell’adulto (40%) con argomenti che vanno dall’insicurezza nella relazione tra i pari (21%) alla ricerca delle propria giovinezza (11%) e la novità dell’esperienza (8%). Si legge nella ricerca: “Il supporto esplicito a siffatta relazione, pur riguardando solo il 14% della popolazione indagata , copre però in misura omogenea le varie aree, che si articolano tra ‘sana ‘ e ‘semplice’ curiosità, l’innamoramento e il piacere di stare con una persona piena di vita. Non è nemmeno escluso un segmento di adulti (9%) che giustifica in ogni caso l’interazione, con uno spostamento della responsabilità fuori dall’adulto (inconsapevole dell’età reale o incapace di resistere ad una richiesta esplicita).

Non sappiamo se lo “sdoganamento” della pedofilia e la sua diffusione, che quest’indagine presenta, corrisponda ad una situazione reale del paese. Alcuni fatti, però, possiamo darli per acquisiti.

Nell’ottobre del 2013, la Corte di Cassazione trattò il caso di un 60enne, impiegato nei servizi di assistenza sociale del suo comune, condannato in appello a 5 anni di reclusione perché trovato in atteggiamenti intimi con una bambina di 11 anni a lui affidata.  I giudici di Cassazione  annullarono la sentenza della Corte di Appello. Nelle motivazioni scrissero che al caso si doveva applicare  l’«attenuante del fatto di minore gravità di cui all’art. 609 quater, comma 4». La sentenza non fece nessuno scandalo. Ne parlò solo La Nuova Bussola Quotidiana. Il 16 dicembre, Tommaso Scandroglio, scrisse: “Nello specifico l’attenuante dovrebbe essere ravvisata nel consenso prestato dalla bambina, cioè dal fatto che la piccola non subì coartazione alcuna perché ‘innamorata’”. Se è la stessa giustizia ad aprire la strada al riconoscimento della pedofilia, ci si può meravigliare del fatto che un incontro tra un adulto e un adolescente sia ritenuto accettabile da un italiano su tre?

Nelle scuole medie, in base alla direttiva emanata dall’ex Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, viene insegnata la teoria del gender, che come scriveva Dale O’Leary, medico, membro della Catholic Medical Association, sulla rivista Tempi, dell’8 febbraio 2007, è “la chiave intorno a cui, da vent’anni, gira tutto il tentativo di buttare all’aria l’ordine naturale del mondo, senza darlo a vedere”. Il Documento Standard di Educazione Sessuale in Europa, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in accordo con l’Agenzia governativa tedesca per l’educazione sanitaria, vuole che ai bambini da 0 a 4 anni sia insegnata la masturbazione e il piacere sessuale. La diffusione sociale della liceità della pedofilia è la conseguenza del dilagare della cultura anti-umana e in questo clima è probabile che vi possa essere chi si prepari – dopo l’approvazione sulla legge sull’omofobia – a promuovere leggi sul matrimonio omosessuale, sull’adozione di bambini per le coppie dello stesso sesso e, appunto, sulla pedofilia e cerchi, anche sul piano della comunicazione, a convincere tutti che per la società è giunto il momento di sancire questa “libertà” con una legge.

Infine, c’è un ultimo aspetto da sottolineare. L’attacco delle Nazioni Unite dei giorni scorsi agli insegnamenti della Chiesa Cattolica in tema di contraccezione e aborto – e quindi alla libertà religiosa – mascherato dall’attacco sui casi di pedofilia. Nel famoso discorso alla Curia Romana del 19 dicembre 2010, Benedetto XVI disse, tra l’altro: “Siamo consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti. Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi”. Il contesto del nostro tempo prevede anche che si imputino alla Chiesa Cattolica tutte le nefandezze possibili e immaginabili ai danni dei bambini e degli adolescenti. Quelle che si realizzano in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro, dove in tutto il mondo – non solo in Italia – bambini e adolescenti sono trattati come oggetti solo da usare.

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