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L'uomo in cerca di senso

Aleteia - pubblicato il 11/02/14

Victor Frankl ha affrontato una sofferenza inimmaginabile e poi ha scritto il libro definitivo sulla felicità

“Tutti gli anni vengono pubblicati migliaia di libri di auto aiuto che promettono le chiavi della felicità, della trasformazione e di un vita con senso, ma un libro di memorie del 1946, il cui sfondo è uno dei capitoli più crudeli e terribili della storia dell'umanità, afferma che la chiave della felicità sta nel lasciarsi trovare da questa”.

Così inizia un articolo pubblicato sull'edizione inglese del quotidiano digitale The Huffington Post condiviso sulle reti sociali più di 4.000 volte e che continua con un'interessante critica di quello che è ormai un classico della letteratura.

Alla ricerca di un significato della vita, dello psichiatra austriaco Viktor Frankl, è un potente libro di memorie psicologiche e di riflessioni sull'esperienza dell'autore ad Auschwitz. Afferma che il significato – e non il successo o la felicità – è la ricerca che conduce la vita umana”, afferma l'autrice dell'articolo.

“Il libro presenta la teoria della logoterapia di Frankl, che sostiene che l'impulso fondamentale dell'uomo è trovare 'il significato potenziale della vita in qualunque tipo di condizioni'. Frankl ha scritto: 'La vita non diventa mai insopportabile a causa delle circostanze, ma solo per la mancanza di significato e di proposito'”.

Frankl ha teorizzato che proprio collegandosi a questo senso di proposito i sopravvissuti all'Olocausto sono riusciti a superare quella prova estrema. Anche nelle peggiori circostanze immaginabili, Frankl mantiene la convinzione per cui lo spirito dell'uomo può elevarsi al di sopra di tutto ciò che lo circonda. “Quando non riusciamo a modificare una situazione, abbiamo la sfida di cambiare noi stessi”, ha scritto.

In modo apparentemente paradossale, è stato nel periodo di tragedia e sofferenza senza senso che Frankl ha potuto dare senso all'esperienza umana e documentare ed esplorare la ricerca universale di senso come mai era stata articolata prima di allora.

Al momento della morte di Frankl, nel 1997, erano stati venduti più di 10 milioni di copie del libro, che già si usava come libro di testo in corsi e facoltà ed era stato ristampato 73 volte e tradotto in 24 lingue, secondo il necrologio di Frankl sul New York Times.

Nel suo testo, Frankl ribadisce che, anche quando tutto il resto gli è stato tolto, l'uomo mantiene la sua ultima libertà: quella di “scegliere quale atteggiamento assumere in una determinata serie di circostanze”.

Questa idea per cui l'uomo può superare le circostanze attraverso l'atteggiamento risale agli antichi filosofi stoici e permea ancora oggi gran parte del nostro attuale concetto di resilienza.

Frankl fornisce prove pratiche e teoriche della sua verità.

Chi ha un 'perché' per vivere può sopportare quasi qualsiasi 'come'”, ha scritto Frankl citando Nietzsche. Frankl non parlava solo a parole per difendere il potere dell'ottimismo e del senso di proposito: aveva sperimentato il peggiore “come” possibile, vivendo ad Auschwitz e perdendo padre, madre, fratello e moglie incinta nei campi di concentramento; tutta la sua famiglia, tranne la sorella.

Com'è allora possibile che Frankl, confrontato con la propria morte e con l'esecuzione brutale degli altri, potesse pensare che la vita valeva la pena? Frankl afferma che è “la volontà di senso” dell'uomo che gli permette di resistere alla sofferenza senza senso e al dolore – la vita è sofferenza, e per avere qualche speranza di sopravvivere o di prosperare dobbiamo trovare senso in questa sofferenza. Prendiamo la decisione di andare avanti, di continuare a procedere e vivendo la nostra vita ogni giorno perché crediamo che esistano un proposito maggiore e un senso di responsabilità nella nostra vita – che la nostra sofferenza non è vana.

In qualche modo, la sofferenza smette di essere sofferenza quando trova un significato, come il significato di un sacrificio”, ha scritto Frankl.

Per Frankl, le persone care, la religione, il senso dell'umorismo e anche il potere curativo della natura possono dare all'individuo un senso di significato in periodi di grande sofferenza.

Il senso può venire da varie fonti, ma nessuna è più potente e più trasformatrice dell'amore. “Per la prima volta nella mia vita, ho visto la verità per com'è cantata da tanti poeti e proclamata come la massima saggezza da tanti pensatori. La verità: che l'Amore è l'obiettivo finale e più alto a cui l'uomo può aspirare. Ho allora capito il significato del maggior segreto che la poesia, il pensiero e la crescita umana possono rivelare: la salvezza dell'uomo viene attraverso l'amore e nell'amore”.

Pensare alla sua amata – scrive – permette che un uomo conosca la felicità per un istante, anche quando tutto il resto gli è stato tolto. Se c'è una conclusione che può trarsi da Alla ricerca di un significato della vita è che l'amore è il nostro più grande obiettivo possibile.

Frankl crede che optare per le risate e il senso dell'umorismo ci aiuti a “elevarci in qualsiasi situazione”. “Lo sforzo per sviluppare un senso dell'umorismo e vedere le cose da una prospettiva umoristica è un trucco imparato quando si impara l'arte di vivere”, scrive Frankl. “Ed è possibile praticare l'arte di vivere anche in un campo di concentramento, dove la sofferenza è onnipresente”.

Frankl ha lamentato che la società moderna tenda a orientarsi al “risultato” e sminuisca quelli che non sono necessariamente così “di successo e felici” come gli altri.

Il suo consiglio per condurre una vita felice (e di successo) è non perseguire il successo, ma dedicarsi a qualcosa di più grande di sé e lasciare che il successo arrivi come conseguenza inevitabile di questa dedizione.

Nella sua prefazione all'edizione del 1992, Frankl ha implorato il lettore di seguire la sua coscienza al di sopra di tutto:

Non amare il successo. Quando più lo ami e lo prendi come un obiettivo, più ti allontanerai da lui. Il successo, così come la felicità, non può essere perseguito; deve accadere, e accade solo come effetto collaterale di una dedizione personale a una causa più grande di se stessi o come prodotto della dedizione a una persona che non è se stesso. La felicità deve accadere, e lo stesso vale per il successo: devi lasciarla accadere anziché preoccuparti per lei”.

L'articolo completo (in inglese) può essere consultato qui.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
auschwitzfiducia in se stessiolocausto
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