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La Santa Sede ha bisogno di istituzioni finanziare per evangelizzare?

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Aleteia - pubblicato il 11/02/14

Il tema delle risorse finanziare della Chiesa assomiglia a quello del suo potere temporale

Sembra ragionevole a tutti che la Santa Sede e gli enti religiosi abbiano bisogno di amministrare adeguatamente le proprie risorse per sostenere le opere che nascono e alimentano lo scopo primario della Chiesa, cioè l'evangelizzazione. Così come è ragionevole pretendere che la gestione di queste risorse sia esemplare e rispetti le regole così da non infangare la credibilità della Chiesa. Ma allora perché ci poniamo il problema?

Sul numero di gennaio del “Timone”, Ettore Gotti Tedeschi scrive che “ci poniamo questo problema perché il tema delle risorse finanziare della Chiesa assomiglia a quello del suo potere temporale, che ha avuto il suo epilogo nel 1870, con la conquista militare di Roma da parte dell'esercito italiano”. Per l'ex presidente dello IOR “le risorse economiche della Chiesa hanno sempre destato appetiti fra i suoi nemici, appetiti orientati a impossessarsene e a privarla di risorse per ridimensionare la sua opera evangelizzatrice”.

Gotti Tedeschi spiega innanzitutto che la morale e l'uso del denaro sono due cose diverse come faceva già notare nel III secolo d.C. Clemente Alessandrino quando spiegava che quel che conta è come il denaro viene generato e impiegato.

Il Magistero della Chiesa, continua l'economista, considera l'economia uno strumento al servizio dell'uomo e se così non è, si tramuta in un fine. La storia dell'economia dimostra che non c'è incompatibilità tra un fine e uno strumento, tra morale ed economia. Dipende da chi li usa e da chi lo fa: “Si pensi ai monasteri benedettini, che trasformarono il lavoro in progresso dandogli un significato. Si pensi alla Scuola di Salamanca, che elaborò, dopo la scoperta dell'America, le leggi necessarie dell'economia moderna”.

I problemi stanno piuttosto nel “nichilismo della cultura dell'uomo, nella globalizzazione accelerata che vuole una morale omogenea e laicista. Il cattolico considera le risorse economiche un mezzo utile a raggiungere un fine. Il 'laico' (laicista), invece, considera l'economia come un fine. Per lui la vita non ha una dimensione soprannaturale e l'umo è soltanto un animale intelligente da soddisfare materialmente”.

La Chiesa, invece, è convinta di poter dare all'umanità un contributo importante nel campo morale anche per quanto riguarda gli aspetti economici e ne è prova la sua dottrina sociale nata nella seconda parte dell'800. E cosa dicono, per esempio, la dottrina sociale e i principi indicati come fondamento dell'ordine sociale da Pio XII?

Gotti Tedeschi risponde che essi, fra le altre cose, “propongono di adattare i mezzi ai fini”, ricordando che “l'uomo necessita unità di vita e distacco dai beni e che le leggi economiche funzionano se non si sprecano le risorse, se c'è uno sviluppo integrale ed equilibrato, se c'è distribuzione equa e se il consumo non è esagerato”.

“La Chiesa ha il compito di trasmettere la fede nella storia”, perché è proprio la mancanza della luce della fede l'origine dell'attuale crisi economica e per farlo deve avere e poter gestire le risorse necessarie.

“Le strutture economico-finanziarie sono strumenti; se non funzionano, prima di cambiarle bisogna verificare come sono state gestite – conclude Gotti Tedeschi –. Soprattutto, non devono esser messi in discussione i principi che le hanno ispirate”.

Tags:
dottrina sociale della chiesaettore gotti tedeschifinanza eticafinanza vaticanapapa pio xii
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