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Maschi e femmine

© SHUTTERSTOCK
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Non è solo la cultura, ma ogni nostra fibra che ci dice cosa siamo

Ho due figli maschi e due figlie femmine. I maschi sono venuti prima, tappezzando la mia casa, appena sono stati dotati della facoltà di parola (in particolare di articolare la locuzione “mamma mi compri…?”) di poster di supereroi, armi letali, raggi laser, vestiti da jedi, che sono andati a rimpiazzare il corredo di giochi educativi con cui avevo cercato di stimolarli finché ho detenuto la golden share in casa (diciamo fino ai loro due anni al massimo).

Quando sono arrivate le sorelle avevo pensato ingenuamente di intrattenerle, almeno fino al compimento del primo anno di età, con gli stessi giocattoli ninja guerreschi armati dei fratelli. Quando la mia Livia ha compiuto un anno, però, mi ha piantato una tale grana davanti alla vetrina di un negozio di bambole a Loreto, che ho dovuto precocemente cambiare rotta, e così la mia casa è stata investita da una ventata, una bufera più che altro, di rosa, e prima che ce ne accorgessimo ci siamo ritrovati tutti e sei a cantare I sogni son desideri con Cenerentola.

So bene che essere maschio e femmina non si riduce a una questione di principesse e cavalieri, ma so altrettanto bene che la nostra identità sessuale ci segna in ogni cellula, in ogni fibra del nostro essere, e non è un orientamento culturale, né qualcosa che riguarda solamente il sesso. Parliamo, pensiamo, agiamo, amiamo, sentiamo, viviamo e poi ci muoviamo, mangiamo, dormiamo, scherziamo, ci divertiamo in modi profondissimamente diversi, a seconda che siamo maschio o femmina. Dio ci ha creati maschio e femmina a sua immagine, questa è la verità sull’uomo, ed è una verità che parla di una ricchezza stimolante e bellissima. Parla di una relazione, come anche il nostro Dio, Trinità, è relazione.

Ogni donna si definisce in base alla relazione che ha con l’uomo, e viceversa. Così è evidentemente per gli sposati, ma così dovrebbe essere anche per i consacrati, uomini e donne, che non devono avere paura, ma venerazione per la differenza. Non c’è niente di più casto, cioè generoso e disposto al dono, di una vera profonda amicizia. Anche tra uomo e donna. Anche tra un sacerdote e una donna, anche tra una suora e un uomo.

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