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La genetica: un insieme di leggi infallibili che parlano del Creatore

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Scienziati, storici, scrittori e filosofi si incontrano per rinsaldare, sulle orme di Mendel, l’unità naturale di scienza e fede

Il Mistero del “Chi” è sempre più il principio alla base della scienza?

Fasol: Sì, diciamo anche che la scienza non potrebbe progredire, come diceva lo stesso Einstein, se non avesse la convinzione di una razionalità immanente nel mondo. Perché se noi pensassimo che il mondo fosse il frutto di giochi casuali non ci metteremmo mai alla ricerca della causa dei fenomeni. Invece la scienza nasce proprio dalla convinzione dell’esistenza di queste leggi di natura, di queste costanti universali. Per esempio nei lavori di Mendel la parola “costante” compare 60 volte. Mendel trova che ci sono delle costanti all’interno della cellula, che poi si scoprirà essere i geni, che garantiscono l’identità dell’essere vivente e la sua perpetuazione. Questo lavorio continuo dell’essere vivente per vincere l’entropia, che invece vuole disgregarlo, non può non far pensare ad una “mente intelligente” che ha creato tutto questo. E mi piace anche ricordare quello che dice a questo proposito Antonino Zichichi, che alla fin fine ci vuol più fede a negare l’esistenza di un’intelligenza superiore piuttosto che a credere che esista. Questo rovescia il paradigma nel quale siamo cresciuti e nel quale purtroppo ancora oggi ci si muove, per cui l’uomo di fede è considerato spesso un uomo non scientifico, che si affida all’irrazionale.

Anche tra gli scienziati oggi è dominante questa idea?

Bartelloni: Credo che qui bisogna operare un distinguo. Mentre nel mondo della fisica e della cosmologia c’è più prudenza, e un po’ tutti sono colpiti dalla “meraviglia” dell’universo, parlano di un “Creatore”, di un “principio entropico” – anche il fisico Lucio Rossi che ha diretto i lavori del CERN di Ginevra, studiando il mondo subatomico sostiene che è impensabile immaginare la complessità della materia subatomica come frutto del caso – i biologi sono invece i nuovi atei del mondo contemporaneo. A partire da Richard Hawkins e da Pietro Modeo, i biologi, che paradossalmente sono a contatto con strutture infinitamente più complesse di quelle del mondo fisico e che sono i primi a riconoscere il carattere teleonomico delle strutture viventi, paradossalmente dicono che queste sono frutto del caso, della mutazione, dell’ambiente.

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