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La genetica: un insieme di leggi infallibili che parlano del Creatore

@DR
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Scienziati, storici, scrittori e filosofi si incontrano per rinsaldare, sulle orme di Mendel, l’unità naturale di scienza e fede

I progressi e le scoperte di oggi non fanno che ristabilire una consapevolezza che apparteneva a secoli passati e che oggi è assai fragile: l’esistenza cioè dell'intelligenza di un Creatore che è principio indissolubile delle scienze e delle leggi che le costituiscono. La genetica, in questo, a cominciare dalle sue leggi mendeliane dell’ereditarietà, è stata pioniera nel riaffermare, in epoca moderna, questa idea. Alla luce di questa rinnovata saldatura tra scienza e fede si è aperta la seconda edizione del Mendel Day, una rassegna che dal 7 febbraio alla fine di marzo vedrà svolgersi una serie di incontri con studiosi e ricercatori in diverse località d’Italia.

Noi di Aleteia abbiamo intervistato due di loro: il biologo Umberto Fasol, preside dell’Istituto superiore Alle Stimate di Verona e autore di vari libri tra cui La creazione della vita, e Andrea Bartelloni, medico chirurgo, autore, insieme a Francesco Agnoli, di “Scienziati in tonaca” e responsabile del Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa.

Che rapporto esiste tra genetica e fede?

Fasol: Si tratta di un accostamento che potrebbe sembrare improprio. Invece il nostro sarà un modo di presentare la genetica come fosse una riflessione di filosofia della natura. A ricordarcelo ci sono tutte le scoperte di Mendel, le sue famose tre leggi sull’ereditarietà, studiate in tutti i libri di testo a partire dalla scuola media, e anche buona parte della genetica umana. Indubbiamente i fenomeni più importanti che riguardano la trasmissione dei caratteri nella specie umana seguono le leggi di Mendel. Nel mio intervento, collegherò la figura di questo grandissimo scienziato con quella di Lejeune, che invece è considerato il padre della citogenetica, ovvero della genetica moderna che si fa anche sui cromosomi. Mendel infatti non conosceva questi corpuscoli a forma di X che si trovano all’interno della cellula e che contengono il DNA, però diciamo che ne aveva previsto l’esistenza. Lejeune scopre tra le altre cose la causa della Sindrome di Down, ovvero la presenza di un 47esimo cromosoma, mentre in ogni cellula umana questi devono essere 46.

Erano personaggi molto religiosi?

Fasol: Sì. Mendel è un monaco agostiniano e Lejeune è un laico molto impegnato nella vita spirituale, si sposa, ha 5 figli, si dedica completamente a migliorare la vita ai portatori della sindrome di Down. Sul letto di morte si rimprovererà di lasciare la Terra senza ancora aver trovato la terapia per queste persone. Sappiamo che è stata aperta anche la causa di beatificazione di Jerome Lejeune che ha già superato un primo grado, sappiamo che Giovanni Paolo II è andato a trovarlo sulla sua tomba a Parigi e l’ha chiamato “Mon frere!”, sappiamo delle sue prese di posizioni contro l’aborto, è stato anche il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita creata da Giovanni Paolo II nonché l’estensore del suo statuto. Ma quello che conta non è tanto la rettitudine e la spiritualità di questi e di altri scienziati. Quello che vorremmo mettere a fuoco nel Mendel Day è l’idea che attraverso la scienza e gli studi scientifici, che applicano il metodo rigoroso sperimentale, si possono trovare anche nel mondo della vita quelle tracce del Creatore che Galileo Galilei aveva trovato studiando il mondo fisico, studiando le “pietre”, come diceva lui. È proprio Mendel a fare questa riflessione: “Probabilmente anche nel mondo della vita ci sono quelle regolarità di comportamento che Galilei ha scoperto nel mondo fisico, e io vorrei contribuire a spiegarle”. Le leggi di Mendel vogliono significare un comportamento universale, ripetitivo, che non fallisce mai di generazione in generazione, all’interno di ogni cellula. Questo comportamento rigoroso è l’evidenza di una legge che è stata impressa alla materia vivente, e quando c’è una legge è sempre ragionevole chiedersi da dove provenga. Ora, la risposta che viene data comunemente nel mondo accademico è che l’origine dei fenomeni biologici è da attribuirsi al caso e alla necessità, quindi alla mutazione e alla selezione naturale. Però i lavori di Mendel e tutte le scoperte della genetica moderna ci rivelano sempre di più come il mondo della biologia sia un mondo estremamente complesso, un mondo che oggi si direbbe hi-tech, di altissimo contenuto tecnologico, che non ha nulla a che vedere con il caso e tantomeno con l’ambiente. Insomma, il seme cresce di giorno, di notte, o con la pioggia, cresce per forze interne, che prescindono dall’ambiente e ancora di più prescindono dalla casualità, perché sviluppano un processo. Studiare la genetica aiuta ad irrobustire la fede, aiuta a trovare nella natura la conferma dell’esistenza di quel Logos a cui fa riferimento il Prologo del Vangelo di San Giovanni. Io amo ricordare spesso ai miei alunni quello Benedetto XVI disse in un’omelia di Natale: “In Principio era il Logos: abituiamoci a tradurre questo Logos non solo come Verbo, Parola, ma anche come Ragione, come senso del tutto. Ricordiamoci – diceva Benedetto XVI – che all’origine di tutto c’è una Ragione creatrice”. Ecco, gli scienziati di oggi trovano sempre di più conferma di questa razionalità, di questa progettualità, di questa complessità nella natura.

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