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La genetica: un insieme di leggi infallibili che parlano del Creatore

La genetica: un insieme di leggi infallibili che parlano del Creatore

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 09/02/14

Scienziati, storici, scrittori e filosofi si incontrano per rinsaldare, sulle orme di Mendel, l’unità naturale di scienza e fede

I progressi e le scoperte di oggi non fanno che ristabilire una consapevolezza che apparteneva a secoli passati e che oggi è assai fragile: l’esistenza cioè dell'intelligenza di un Creatore che è principio indissolubile delle scienze e delle leggi che le costituiscono. La genetica, in questo, a cominciare dalle sue leggi mendeliane dell’ereditarietà, è stata pioniera nel riaffermare, in epoca moderna, questa idea. Alla luce di questa rinnovata saldatura tra scienza e fede si è aperta la seconda edizione del Mendel Day, una rassegna che dal 7 febbraio alla fine di marzo vedrà svolgersi una serie di incontri con studiosi e ricercatori in diverse località d’Italia.

Noi di Aleteia abbiamo intervistato due di loro: il biologo Umberto Fasol, preside dell’Istituto superiore Alle Stimate di Verona e autore di vari libri tra cui La creazione della vita, e Andrea Bartelloni, medico chirurgo, autore, insieme a Francesco Agnoli, di “Scienziati in tonaca” e responsabile del Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa.

Che rapporto esiste tra genetica e fede?

Fasol: Si tratta di un accostamento che potrebbe sembrare improprio. Invece il nostro sarà un modo di presentare la genetica come fosse una riflessione di filosofia della natura. A ricordarcelo ci sono tutte le scoperte di Mendel, le sue famose tre leggi sull’ereditarietà, studiate in tutti i libri di testo a partire dalla scuola media, e anche buona parte della genetica umana. Indubbiamente i fenomeni più importanti che riguardano la trasmissione dei caratteri nella specie umana seguono le leggi di Mendel. Nel mio intervento, collegherò la figura di questo grandissimo scienziato con quella di Lejeune, che invece è considerato il padre della citogenetica, ovvero della genetica moderna che si fa anche sui cromosomi. Mendel infatti non conosceva questi corpuscoli a forma di X che si trovano all’interno della cellula e che contengono il DNA, però diciamo che ne aveva previsto l’esistenza. Lejeune scopre tra le altre cose la causa della Sindrome di Down, ovvero la presenza di un 47esimo cromosoma, mentre in ogni cellula umana questi devono essere 46.

Erano personaggi molto religiosi?

Fasol: Sì. Mendel è un monaco agostiniano e Lejeune è un laico molto impegnato nella vita spirituale, si sposa, ha 5 figli, si dedica completamente a migliorare la vita ai portatori della sindrome di Down. Sul letto di morte si rimprovererà di lasciare la Terra senza ancora aver trovato la terapia per queste persone. Sappiamo che è stata aperta anche la causa di beatificazione di Jerome Lejeune che ha già superato un primo grado, sappiamo che Giovanni Paolo II è andato a trovarlo sulla sua tomba a Parigi e l’ha chiamato “Mon frere!”, sappiamo delle sue prese di posizioni contro l’aborto, è stato anche il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita creata da Giovanni Paolo II nonché l’estensore del suo statuto. Ma quello che conta non è tanto la rettitudine e la spiritualità di questi e di altri scienziati. Quello che vorremmo mettere a fuoco nel Mendel Day è l’idea che attraverso la scienza e gli studi scientifici, che applicano il metodo rigoroso sperimentale, si possono trovare anche nel mondo della vita quelle tracce del Creatore che Galileo Galilei aveva trovato studiando il mondo fisico, studiando le “pietre”, come diceva lui. È proprio Mendel a fare questa riflessione: “Probabilmente anche nel mondo della vita ci sono quelle regolarità di comportamento che Galilei ha scoperto nel mondo fisico, e io vorrei contribuire a spiegarle”. Le leggi di Mendel vogliono significare un comportamento universale, ripetitivo, che non fallisce mai di generazione in generazione, all’interno di ogni cellula. Questo comportamento rigoroso è l’evidenza di una legge che è stata impressa alla materia vivente, e quando c’è una legge è sempre ragionevole chiedersi da dove provenga. Ora, la risposta che viene data comunemente nel mondo accademico è che l’origine dei fenomeni biologici è da attribuirsi al caso e alla necessità, quindi alla mutazione e alla selezione naturale. Però i lavori di Mendel e tutte le scoperte della genetica moderna ci rivelano sempre di più come il mondo della biologia sia un mondo estremamente complesso, un mondo che oggi si direbbe hi-tech, di altissimo contenuto tecnologico, che non ha nulla a che vedere con il caso e tantomeno con l’ambiente. Insomma, il seme cresce di giorno, di notte, o con la pioggia, cresce per forze interne, che prescindono dall’ambiente e ancora di più prescindono dalla casualità, perché sviluppano un processo. Studiare la genetica aiuta ad irrobustire la fede, aiuta a trovare nella natura la conferma dell’esistenza di quel Logos a cui fa riferimento il Prologo del Vangelo di San Giovanni. Io amo ricordare spesso ai miei alunni quello Benedetto XVI disse in un’omelia di Natale: “In Principio era il Logos: abituiamoci a tradurre questo Logos non solo come Verbo, Parola, ma anche come Ragione, come senso del tutto. Ricordiamoci – diceva Benedetto XVI – che all’origine di tutto c’è una Ragione creatrice”. Ecco, gli scienziati di oggi trovano sempre di più conferma di questa razionalità, di questa progettualità, di questa complessità nella natura.

Il Mistero del “Chi” è sempre più il principio alla base della scienza?

Fasol: Sì, diciamo anche che la scienza non potrebbe progredire, come diceva lo stesso Einstein, se non avesse la convinzione di una razionalità immanente nel mondo. Perché se noi pensassimo che il mondo fosse il frutto di giochi casuali non ci metteremmo mai alla ricerca della causa dei fenomeni. Invece la scienza nasce proprio dalla convinzione dell’esistenza di queste leggi di natura, di queste costanti universali. Per esempio nei lavori di Mendel la parola “costante” compare 60 volte. Mendel trova che ci sono delle costanti all’interno della cellula, che poi si scoprirà essere i geni, che garantiscono l’identità dell’essere vivente e la sua perpetuazione. Questo lavorio continuo dell’essere vivente per vincere l’entropia, che invece vuole disgregarlo, non può non far pensare ad una “mente intelligente” che ha creato tutto questo. E mi piace anche ricordare quello che dice a questo proposito Antonino Zichichi, che alla fin fine ci vuol più fede a negare l’esistenza di un’intelligenza superiore piuttosto che a credere che esista. Questo rovescia il paradigma nel quale siamo cresciuti e nel quale purtroppo ancora oggi ci si muove, per cui l’uomo di fede è considerato spesso un uomo non scientifico, che si affida all’irrazionale.

Anche tra gli scienziati oggi è dominante questa idea?

Bartelloni: Credo che qui bisogna operare un distinguo. Mentre nel mondo della fisica e della cosmologia c’è più prudenza, e un po’ tutti sono colpiti dalla “meraviglia” dell’universo, parlano di un “Creatore”, di un “principio entropico” – anche il fisico Lucio Rossi che ha diretto i lavori del CERN di Ginevra, studiando il mondo subatomico sostiene che è impensabile immaginare la complessità della materia subatomica come frutto del caso – i biologi sono invece i nuovi atei del mondo contemporaneo. A partire da Richard Hawkins e da Pietro Modeo, i biologi, che paradossalmente sono a contatto con strutture infinitamente più complesse di quelle del mondo fisico e che sono i primi a riconoscere il carattere teleonomico delle strutture viventi, paradossalmente dicono che queste sono frutto del caso, della mutazione, dell’ambiente.

Dottor Bartelloni, che mondo era quello degli “scienziati in tonaca”, cioè quello del monachesimo?

Bartelloni: Era un mondo completamente diverso, pieno di curiosità nei confronti della realtà che l’uomo si trovava di fronte. L’uomo di quel periodo era profondamente religioso, quasi naturalmente religioso, eppure arrivavano ad investigare la realtà con una grande libertà, con una grande serenità. A quei tempi alla dicotomia scienza-fede non ci si pensava nemmeno. Gli uomini di quel tempo vivevano la loro vita in modo molto normale, non pensavano di costruire nulla, mentre costruivano una civiltà. Non ci pensavano, erano uomini di fede. Tornando molto indietro penso a tutti i monaci che ricopiavano i vecchi testi arabi, greci, vivevano la loro vita alla ricerca di Dio, e quello che facevano lo facevano in questa prospettiva. Non pensavano di contribuire alla nascita di una civiltà. La separazione tra scienza e fede non esisteva. La loro vita era un investigare il Creato. Questo poi porta alla nascita delle università, che nascono tutte in ambito religioso. Come anche le scuole: chi poteva studiare andava in quelle scuole gestite da religiosi, perché nessun altro aveva in mente l’istruzione. Studiavano filosofia, teologia, matematica, scienze, fisica: oggi sono tutti corsi di laurea diversi. Tra gli scienziati più recenti, pensiamo anche a Georges Lemaitre, un gesuita belga che è stato il primo a teorizzare il Big Bang, preso in giro dai contemporanei all’epoca. C’è stata sempre nel passato questa voglia di scoprire la realtà che ha portato ai progressi delle scienze. Lo stesso Mendel era una persona molto curiosa.


Di seguito il calendario, aggiornabile, dei “Mendel day”:

– 14 febbraio, Brescia:
Umberto Fasol (biologo): Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Giulio Fanti (ingegnere): La sindone, tra scienza e fede
Ore 20.30, Scuola "V. Chizzolini": Piazza Caduti della Libertá, 6 – 25168 Sarezzo (Brescia)

– 21 febbraio: Piacenza
Francesco Agnoli (storico): Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Massimo Gandolfini (neuroscienziato, vice presidente di Scienza & vita nazionale): “Chi è l’uomo perché te ne curi?” Il contributo delle neuroscienze
Ore 20.45, parrocchia santi Angeli Custodi, Via Trebbia 89, Piacenza

– 21 febbraio: Vittorio Veneto
Umberto Fasol (biologo): Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Giulio Fanti (ingegnere ): La sindone, tra scienza e fede
Ore 20.30, ridotto del Teatro Da Ponte, in Via Martiri della Libertà 36 (Vittorio Veneto)

– 28 febbraio, Verona
Francesco Agnoli: Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Massimo Gandolfini (neuroscienziato, vice presidente di Scienza e vita nazionale): Chi è l’uomo perché te ne curi? Il contributo delle neuroscienze
Ore 20.30, Istituto Alle Stimmate, via Carlo Montanari 1/3, Verona

– 1 marzo: Arezzo
Lorenzo Schoepflin: La nascita della scienza nell’Europa Cristiana
Ore 16, parrocchia del Sacro Cuore – Piazza Giotto, Sala Rossa

– 7 marzo: Siena
Enzo Pennetta (naturalista): Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Carlo Bellieni (neonatologo): Sento dunque sono (la scienza e la vita prenatale)
Ore 21, 15, Centro Culturale Benedetto XVI – Via Aretina, 174 – Siena
A cura di Scienza & Vita Siena

– 8 marzo: Conegliano Veneto:
Lorenzo Bertocchi: Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Renzo Puccetti: Vero e verosimile, il caso scientifico della contraccezione
Ore 10, auditorium Toniolo, via Galilei, Conegliano Veneto

-13 marzo: Cognola (Trento)
Carlo Curcio, Gregor Mendel: genetica, scienza e fede
Dottor Conti, neoruscienziato
Ore 20.30, Sala Polivalente del Centro Civico di Cognola (Trento).

-15 marzo: Pavia
Paolo Musso, La scienza e l’idea di ragione
Intervento su Mendel; intervento su Spallanzani

-21 marzo: Imola
Francesco Agnoli, Da Mendel a Lejeune: scienza, genetica e fede
Massimo Gandolfini, Chi è l’uomo perché te ne curi? Il contributo delle neuroscienze
Ore 18, Oratorio Santa Caterina, via Cavout 2/e, Imola (Bo)

21 Marzo: Milano
Paolo Musso,La scienza e l’idea di ragione
Marco Bersanelli
Ore 16.45, Università degli Studi: via Festa del Perdono, 7 – Milano (metro fermata Duomo o Missori). Aula 104

-29 marzo: san Giovanni Rotondo (Foggia)
Gennaro Cera: Gregor Mendel: genetica, scienza e fede
Seguiranno altri interventi
Presso Cenacolo S. Chiara (info: 3387250836)

Altri Mendel day in programma: Roma (Pennetta….), Brindisi, Cremona, Pontremoli (Bartelloni…), Genova (Coviello-Timossi), La Spezia (Coviello-Timossi)

Per info: www.mendelday.org; mendelday@mendelday.org

Tags:
fede e scienzagenetica
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