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Attacco ONU alla Chiesa: si alza l’asticella di una guerra ideologica e dottrinale

© Filippo MONTEFORTE / AFP

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 08/02/14

Il quarto punto, la pedofilia, è certamente quello bollente, ma anche quello su cui il documento tocca le sue vette di pregiudizio nei confronti della Chiesa. Stupisce la grande superficialità con cui il tema del “sexual abuse” è introdotto, con riferimenti vaghi a “decine di migliaia di bambini” colpiti in tutto il mondo. Le osservazioni poi sulle politiche di copertura dei preti pedofili sembrano basarsi su casi piuttosto datati, e nella loro accusa “di non aver assunto le necessarie misure” per proteggere i bambini non prendono per nulla in considerazione il Rapporto presentato da monsignor Tomasi meno di un mese fa e che descriveva gli strumenti approvati negli ultimi anni per far fronte a, e sono parole del Rapporto, questo “triste fenomeno”. In realtà, come racconta il libro Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo (Sugarco, Milano 2014) di Massimo Introvigne e Roberto Marchesini (recensito su Aleteia), la Chiesa fin dal 1995 ha cominciato a prendere atto del fenomeno, mostrando una continuità che unisce Giovanni Paolo II, Benedetto XVI (che solo nel biennio 2011/2012 ha ridotto allo stato laicale 400 sacerdoti accusati di abusi) e ora Francesco. Eppure, a dispetto della gravità del problema, Cascioli fa osservare come esso sia ridotto dai “cattofobici” a semplice pretesto: “Come si elimina la Chiesa? Soprattutto screditandola. Per questo la pedofilia diventa un pretesto per fare questa battaglia contro la Santa Sede. Questo è anche paradossale, perché magari sono le stesse lobby che da un’altra parte cercano di promuovere la pedofilia, di far sì che vanga accettata, perché sappiamo che a livello internazionale dopo l’omosessualità si sta cercando di trasformare anche la pedofilia in uno dei tanti orientamenti sessuali possibili: questo succede in Olanda, ma anche in Italia, ad esempio, dove i radicali si stanno battendo perché venga abbassata l’età per il consenso dei rapporti sessuali, o addirittura di eliminarla completamente”.

Le ultime due questioni toccate dal documento hanno a che fare con la cosiddetta “salute riproduttiva”, concetto ambiguo contro il quale nel luglio del 2012 si era scagliata l’on. Binetti in Parlamento, che con un’interrogazione puntualizzava come non si potessero accomunare, come invece avviene, la promozione materno-infantile con la contraccezione (preventiva e d’emergenza) e l’aborto. Riprendendo quella definizione, il Comitato chiede alla Chiesa di rivedere “la sua posizione sull’aborto con urgenza”, intervenendo sul Codice di Diritto Canonico, e di “garantire agli e alle adolescenti l’accesso alla contraccezione”. Proprio Papa Francesco, citato più volte nel documento come difensore di una visione “progressista” ma qui “stranamente” ignorato, nella sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudiuum” ha escluso la possibilità che la Chiesa riveda la sua posizione dottrinale sulla difesa della vita umana, la quale non può pagare il costo di alcun presunto tentativo di modernizzazione. “Del resto – ricorda ancora Cascioli – bisogna tener conto che “la Convenzione, nel preambolo, sottolinea che il fanciullo va difeso “prima e dopo la nascita”. Quindi di per sé sarebbe l’opposto di quello che questa Commissione sostiene. E poi chiede che la Chiesa cambi la Dottrina su queste cose, quindi si tratta di un attacco alla libertà religiosa che non riguarda soltanto la Chiesa, ma riguarda tutti. C’è un affermarsi di un’ideologia fortemente statalista, in cui lo Stato entra dentro qualunque aspetto della vita della Chiesa”. In poche parole, l’unico aspetto che con i suoi pregiudizi e le sue evidenti ingerenze questo documento sembra rivelare è l’urgenza di una riforma dei meccanismi e delle strutture partorite in seno al massimo organismo mondiale con sede a New York.

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