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Attacco ONU alla Chiesa: si alza l’asticella di una guerra ideologica e dottrinale

© Filippo MONTEFORTE / AFP

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 08/02/14


forte infiltrazione di lobby molto interessate, o al controllo delle nascite oppure alle questioni del femminismo, all’aborto, ecc. Oggi in realtà queste agenzie sono di fatto tutte in mano ad una lobby molto potente, che è riuscita di fatto a convogliare un’enormità di fondi internazionali per lo sviluppo, per aiuti umanitari, ecc., in battaglie che sono invece l’agenda del radicalismo femminista, dei gay e su altri argomenti di questo tipo”.

Questa lettura ci spiega, se spostiamo l’attenzione sui suoi contenuti, perché le 16 pagine di un documento che dovrebbe trattare la materia di diritti dell’infanzia affronti anche tematiche a questa estranee, come l’omosessualità, o addirittura in contraddizione, ed è il caso dell’aborto. Su ognuna di queste, il Comitato rileva delle violazioni da parte del Vaticano, che viene invitato a dare atto a politiche di riforma. Significativamente, la prima questione trattata è quella che appare più lontana dal mondo dell’infanzia, e cioè l’omosessualità. Eppure il Comitato non può fare a meno di notare la discrepanza tra la dichiarazione “progressista” rilasciata da Papa Francesco nel luglio del 2013 di ritorno da Rio e le “dichiarazioni del passato della Santa Sede”, che contribuirebbero alla discriminazione sociale e alla violenza contro “adolescenti lesbiche gay, bisessuali e transgender, e dei bambini cresciuti da coppie omosessuali”. L’argomentazione riflette un atteggiamento assunto regolarmente negli ultimi tempi da parte dei nemici della Chiesa, e cioè la strumentalizzazione della novità incarnata dal discorso di Papa Francesco in funzione anti-Vaticano. In realtà, come lo stesso don Fiorenzo Facchini ha ripetuto ad Aleteia nella sua intervista di due giorni fa, il “chi sono io per giudicare?” di Francesco va riferito alle persone, non ai loro comportamenti. L’attuale Pontefice, insomma, non va considerato un moderno e modernista “picconatore” della dottrina morale cattolica come è stata concepita fino ad oggi, dottrina che egli non ha mai inteso scardinare e alla quale invece il Comitato non risparmia un attacco che sa tanto di ingerenza “etica”. Cascioli rileva: “E’ certo che certe affermazioni di Papa Francesco, ben comprensibili all’interno di un anelito di incontro con gli altri, sono volutamente strumentalizzate per far credere che la Chiesa stia cambiando dottrina. A questo contribuiscono alcune forze all’interno della Chiesa, che guarda caso si prefiggono la stessa agenda dei nemici esterni su quei temi: tra questi ci sono l’episcopato tedesco, quello austriaco e quello svizzero”.

Un secondo aspetto su cui la Chiesa è criticata, e qui entriamo nella questione del gender, riguarda il suo modo di comunicare e definire i ruoli maschile e femminile nel linguaggio, ancora impigliato negli stereotipi di genere soprattutto nei testi scolastici e incline a promuovere “complementarietà e uguaglianza di dignità”, due concetti contrari al “pensiero unico” che la Convenzione intende instaurare.

Un’altra questione evidenziata è quella dei sequestri e del traffico di persone, che viene accompagnata da una rapida menzione dei casi avvenuti nel passato in Spagna e nelle case Magdalene in Irlanda (raccontate nel discutibile film di Peter Mullan di qualche anno fa). In realtà i casi menzionati, per quanto ritenuti all’ordine del giorno dal Comitato, riguardano il passato, e questo il documento sembra ignorarlo, dato che la chiusura dell’ultima casa Magdalena risale a quasi vent’anni fa. Per chiederle di astenersi dal promuovere comportamenti violenti verso i bambini, esso suggerisce alla Chiesa di attenersi ad una “corretta interpretazione delle Scritture” nei suoi precetti e nei suoi insegnamenti, mostrando una straordinaria fiducia e disinvoltura nei confronti delle proprie competenze esegetiche.

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diritti umanionu
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