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Femen, «perché Dio ci ha dato il cervello?»

© KENZO TRIBOUILLARD


Numéro de document



12102





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Ouvert





social_id



FRANCE-POLITICS-FEME

N-DEMO





Original Filename



000_Par7317833.jpg





Language



English





Author



Jeffrey Bruno





Age restriction



All ages may watch





Keywords



HORIZONTAL,

POLITICS, WOMAN,

DEMONSTRATOR,

DEMONSTRATION,

PARADE, STREET,

STRIPPED TO THE

WAIST, FLOWER, LONG

HAIR, FEMINIST, BARE

BREASTS, RAISED

HAND, SLOGAN,

POLITICAL ACTIVIST,

FEMINIST MOVEMENT,

FEMINISM, HAND IN

HAND, FEMEN





Country



FRANCE





Creation Date



18 septembre 12





Credits



KENZO TRIBOUILLARD





Iconographer



Jeffrey Bruno





Photo research date



26 mars 13





Photographer's name



KENZO TRIBOUILLARD




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Possibile che il riflesso dell'emancipazione femminile sia l'inimicizia con l'uomo e una nuova esasperata mercificazione del corpo?

di Luisella Saro

«Se Dio avesse voluto che ragionassimo con l'utero, perché ci ha dato il cervello?»
(Clare Boothe Luce, su Life, 1970)

«Educare è un modo di amare.»
(Joseph Joubert, Pensieri)


Io un’idea ce l’avrei. Prendere per le orecchie le Femen-tette-al-vento, che mo’ segano croci, mo’ spiaccicano una torta in faccia all’arcivescovo di Bruxelles, mo’ si tolgono gli slip e – puliti? sporchi? – li lanciano addosso al cardinale di Madrid, mo’, durante una Messa, decidono di zompare sull’altare, mo’ sbraitano come ossesse in nome della “sacralità” (!) dell’aborto… e via di inciviltà in civiltà. Prenderle per le orecchie, dicevo, e affidarle per un paio di mesi alle nonne, o a qualche anziana del villaggio. Che sarà anche globale, ma pur sempre villaggio è. 
Dato che, senza star tanto a filosofeggiare, il fenomeno è sintetizzabile nel concetto di “maleducazione” – educazione cattiva o assente –, si riparta da lì. 

A pensarci bene, mi sentirei ancora più sicura se a prendersene (finalmente) cura, e ad educarle, fossero le bisnonne, ma il realismo mi invita a non andare troppo indietro nel tempo. E poi, meglio così: le bisnonne (le mie e le loro) sono morte prima di vedere questo scempio del corpo, del buon senso, della femminilità. Requiem aeternam…
Spiace constatarlo, ma queste ultime generazioni di donne avranno anche tanto letto e tanto studiato, ma sotto il profilo educativo valgono meno del due di briscola, se l’esito sono “quelle robe lì”: le Femen, più il silenzio-assenso di quasi tutto il mondo femminile che in nome del politically correct (per chi attacca la Chiesa, si sa, il fine giustifica sempre i mezzi!), finge di non vedere o si astiene dall’unico giudizio sensato: la condanna senza se e senza ma di questo mal-trattamento del corpo e di queste penose forme di protesta. 

E però: andate a cercare, sui media e in rete, interventi coraggiosi delle intellettualesse à la page: quelle delle rubriche fisse sulla stampa, le ospiti dei salotti buoni della tivù; o del comitatoSe non ora quando, o delle donne impegnate in politica, o delle associazioni femministe. Potete contarli sulle dita di una mano. Su Twitter ho fatto una prova. Ho chiesto al comitato Donne Violauna presa di posizione su quanto accaduto al cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Ecco la risposta. «Cosa significa essere donna non lo decidete voi, ogni donna decide chi essere». Ed è, questa risposta lapidaria presa a campione, solo uno dei tanti frutti (marci) dell’autodeterminazione: vivi e lascia morire.

Ogni donna, libera di usare e abusare del proprio corpo come crede, alla faccia degli slogan femministi contro la riduzione del corpo ad oggetto. Anni di lotte per contrastare l’accusa maschilista «le donne ragionano con l’utero», e come rispondono le signorine del terzo millennio? Facendo ballonzolare le poppe scarabocchiate, per la gioia dei maschi guardoni. 
Ma qualcosa è successo, dicevo, se il prodotto finale sono donne così, sguaiate così, e conciate come nel peggiore film horror, e gente a cui il cervello deve essere andato in pappa, se non vuole o non sa denunciare questo scempio della donna e dell’impegno politico. Generazione inutile.

Scavalchiamola, dunque, e torniamo alle nonne, che magari hanno studiato poco ma sapevano introdurre le figlie alla vita, che non è un carnevale. 
Una passata di battipanni, suggeriva ieri un amico su Twitter. Quattro bei colpi assestati “affettuosamente” sul didietro da donne anziane a donne giovani. Non sarebbe violenza sessista e il caso non rientrerebbe tra quelli previsti dalla legge contro il femminicidio. Vecchio sistema senza tante chiacchiere. Poi, una bella doccia, una maglietta pulita e si parte con l’abc dell’educazione, perché non è mai troppo tardi. Ci sta, uno scossone di questi; come con i bambini più intemperanti.
Sto scherzando, ovvio. Ma la questione è serissima, e le femen-tette-al-vento, esibizioniste sfegatate in cerca di notorietà, sono uno spunto per riflettere sul fenomeno dilagante delle bad-girl, che quando poi sono adolescenti e finiscono sulle prime pagine dei giornali cadiamo tutti dalle nuvole e senza mai fare mea culpa ci chiediamo come è potuto accadere. 

E dunque. AAA cercansi donne che sappiano educare altre donne. Che dicano che la violenza è violenza sempre, e non solo quando è sessista, come blaterano ogni due per tre le femministe con in testa la Boldrini (pardon: Boldrini e basta. La neolingua gender e politically correct ha abolito l’articolo davanti ai cognomi femminili). Donne che insegnino che lanciare torte e mutande in faccia a chicchessia non si fa. Non è più grave se le lancia un maschio e fa sbavare il trucco alla lei che le becca. Non si fa e basta. E che ci sono modi più intelligenti per fare politica e per manifestare. Donne che spieghino che non abbiamo un corpo, ma che siamo, insieme, corpo mente anima cuore. E che il criterio unico dell’agire non è l’autodeterminazione, perché esiste il bene e il male, che contano più di ciò che mi sento di fare o di dire. Donne che insegnino a coltivare e a valorizzare la propria femminilità. A non vendere o svendere il corpo. A chiamare bene il bene, e male il male (senza farsi fregare da chi spaccia per filantropismo l’affitto di un utero o la vendita dei gameti, e intanto ti riduce a incubatrice-a-tempo o ti considera alla stregua delle galline ovaiole…). A non sentire i maschi come nemici, ma come compagni di cammino.
Donne che abbiano pazienza di educare e desiderio di costruire. Perché a distruggere sono capaci tutti.

Qui l'articolo originale

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