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Nella mente dell’anticristo del XX secolo

Andrew Kitzmiller

Aleteia - pubblicato il 05/02/14

Un'autopsia è spiacevole, ma a volte è necessaria

di Jason Jones and John Zmirak

Come ha ammesso C. S. Lewis nella prefazione de Le lettere di Berlicche, può essere profondamente inquietante – perfino debilitante – per un autore prefiggersi il compito di esaminare il male dal di dentro. Come un'autopsia, è un compito spiacevole ma a volte necessario.

Lenin a Zurigo (1976), di Aleksandr Solzenicyn, effettua un'autopsia di questo tipo del socialismo marxista dal punto di vista dello stesso Nikolai Lenin. Il libro è stato pubblicato come un romanzo indipendente, anche se la sua narrativa, divisa in parti, appare anche nella serie epica di romanzi storici dell'autore, La ruota rossa. L'analogia letteraria più vicina sono Le lettere di Berlicche (e forse la Lolita di Vladimir Nabokov). Ciò che ha spinto Solzenicyn a condensare il suo vasto spirito perché potesse entrare nel brutto barattoletto che era la mente di un ideologo è stata la necessità di spiegare. La ruota rossa, infatti, è un tentativo di costruire una contronarrazione della storia del suo Paese, volta a opporsi ai resoconti prodotti dalle orde di storici occidentali che guardavano con simpatia al socialismo e che hanno insistito nel corso dei decenni a diffondere una lunga lista di miti su ciò che è avvenuto in Russia nel XX secolo.

La fantasia più popolare, durata al massimo malgrado l'inesorabile rilascio di prove del contrario, raffigura Lenin come un rivoluzionario fondamentalmente progressista, il cui tentativo di liberare la Russia è stato tragicamente dirottato dal teppista Stalin – che per i veri “credenti” non era neanche un vero marxista, ma semplicemente un bandito che ha adottato un'ideologia per coprire la sua sete di potere. Nessuno che legga delle repressioni di massa ordinate da Lenin o analizzi attentamente le lettere in cui questi saluta con gioia la notizia di contadini giustiziati per aver “accumulato” il proprio grano o degli uomini di Chiesa indifesi fatti morire di fame può accettare questo mito in modo innocente. Un unico telegramma inviato da Lenin nel 1918, ampiamente disponibile al pubblico, avrebbe dovuto essere sufficiente a mettere a tacere il mito per cui questi era semplicemente un “liberale frettoloso”. Come scrisse ai suoi subordinati l'11 agosto di quell'anno:

“Compagni! La sollevazione delle cinque volosts [regioni] dei kulaki deve essere soppressa senza pietà. L'interesse dell'intera rivoluzione lo richiede, perché ora stiamo affrontando dovunque la 'battaglia decisiva finale' con i kulaki. Dobbiamo dare un esempio.

1. Dovete impiccare (impiccarli, perché la gente veda) non meno di 100 dei kulaki famosi: i ricchi e le sanguisughe.
2. Pubblicare i loro nomi.
3. Togliere loro tutto il grano.
4. Stabilire gli ostaggi in base al telegramma di ieri.
Ciò deve essere fatto in modo tale che per centinaia di verste [unità di misura dell'impero russo] lì intorno la gente veda, tremi, sappia e gridi. Stanno soffocando, e soffocheranno i kulaki sanguisughe.

Telegrafateci informando su ricevuta e implementazione.

Vostro, Lenin.
PS. Trovate persone più dure”

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anticristoclive staples lewiscomunismo
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