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L’arte perduta del bere da cattolici

Nik Frey
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La terza via della convivialità tra troppo o niente

C'è un modo di bere protestante e un modo di bere cattolico, e la differenza non sta semplicemente nelle quantità. Non ho dati scientifici che sorreggano le mie affermazioni, e non ho condotti studi ufficiali sul tema, ma ho fatto un bel po' di, diciamo così, studi informali, che per una questione del genere sono probabilmente quelli migliori.

Tanto per cominciare, qual è il modo di bere cattolico? È difficile definirlo, ma ecco un esempio storico. Sant'Arnoldo (580-640), conosciuto anche come Sant'Arnolfo di Metz, è stato un vescovo del VII secolo a Metz, in quella che poi è diventata la Francia. Molto amato dal popolo, si dice che abbia predicato contro il bere acqua, che in quel periodo poteva essere estremamente pericoloso per via dei sistemi di scarico non igienici – se ce n'erano. Allo stesso tempo, reclamizzava di frequente i benefici della birra, e si dice che una volta abbia detto: “La birra è arrivata nel mondo dal sudore dell'uomo e dall'amore di Dio”.

Parole sagge, e il gregge di Sant'Arnoldo le ha prese a cuore. Dopo la sua morte, il buon vescovo è stato seppellito in un monastero vicino Remiremont, dove si era ritirato. I suoi fedeli, però, sentivano la sua mancanza e lo volevano indietro, e così nel 641, dopo aver ottenuto il permesso di riesumare i suoi resti, lo hanno riportato in processione a Metz per seppellirlo nuovamente nella Basilica dei Santi Apostoli. Lungo il percorso, essendo una giornata molto calda, erano assetati e si fermarono in una locanda per bere un po' di birra. Purtroppo alla locanda ne era rimasta così poca da riempire solo un boccale; i fedeli avrebbero dovuto dividerla. Narra la leggenda che il boccale non si esaurì finché tutti i fedeli non ebbero bevuto la dose giusta.

Con questo non voglio dire che il bere cattolico implica miracoli, o che dovrebbe avvenire un miracolo ogni volta che la gente si riunisce per bere, ma la buona birra – e il buon vino – è un piccolo miracolo in sé, essendo un dono di Dio alle sue creature, che Egli ama. E come ha scritto G. K. Chesterton in “Ortodossia”, “dovremmo ringraziare Dio per la birra e il bordeaux non bevendone troppi”. In altre parole, mostriamo la nostra gratitudine a Dio per il vino e la birra godendo di queste cose, in allegria e in buona compagnia, ma senza eccedere. Ogni persona deve giudicare quello che per sé è un eccesso.

Guardiamo ora la principale differenza tra il bere cattolico e quello protestante. Il bere protestante tende a verificarsi a un estremo o all'altro: o troppo o niente, e ogni atteggiamento è una reazione all'altro. Alcuni, nutriti giustamente dal fiero moralismo degli astemi, bevono eccessivamente. E gli astemi, giustamente inorriditi dai costumi degli ubriaconi abituali, praticano una stretta astinenza. Sembra che in entrambi i casi si tratti solo di una reazione, non di una soluzione. Se ci si pensasse un po', si potrebbe trovare una terza via che non implica né l'eccesso né l'astinenza e si adatta a una vita cristiana umana, sana e onesta.

Ed ecco che troviamo il modo di bere cattolico. Il bere cattolico è questa terza via, il modo per mettere in pratica un'attività antica goduta da chiunque, dai contadini agli imperatori, fino a Gesù stesso. E ancora una volta, non si tratta solo di quantità. A mio avviso, infatti, l'elemento-chiave è la convivialità. Quando gli amici si riuniscono per un drink, infatti, può essere per festeggiare o per un motivo triste, ma dovrebbe essere sempre per godere della compagnia altrui (ci sono anche un tempo e un luogo per una birra solitaria, ma si tratta di un'eccezione).

Ad esempio, gli interventi alla conferenza annuale su Chesterton non sono più importanti della discussione successiva su questi interventi da parte degli intervenuti davanti a una birra o a un bicchiere di vino (tendiamo ad aderire alla regola del pollice di Hilaire Belloc, evitare bevande alcoliche sviluppate dopo la Riforma). Queste riunioni avvengono tra e durante gli interventi, e in genere andiamo a dormire piacevolmente cotti. Non riesco a immaginare una conferenza su Chesterton senza questo. E so anche quanto sarebbe dannoso se tutti noi tornassimo barcollanti nelle nostre camere gridando ubriachi.

Evitare ogni estremo – ecco come si beve da cattolici. È l'arte del bere cattolico. Molti nostri fratelli ritengono il bere qualcosa di immorale, e molti altri pensano che bere debba finire con una grande intossicazione, ma l'approccio bilanciato – l'approccio cattolico – significa passere un bel momento, ridere un po', a volte piangere un po', ma sempre con gioia e gratitudine per la generosità di Dio che ci ha dato meraviglie come la birra e il bordeaux. Ricordatevelo, e l'arte perduta del bere cattolico potrebbe non essere più perduta.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Questo articolo è stato scritto da Sean P. Daily, dell'American Chesterton Society. È apparso su Crisis Magazine.

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