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Cattolici ucraini, verso una nuova persecuzione?

Oleh Chupa
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Il ruolo della chiesa greco-cattolica nel tenere al minimo il livello di scontro tra opposizione e governo è divenuto un problema per il presidente Yanukovich

di Stefano Magni

In Ucraina il testa-a-testa fra governo e opposizioni europeiste sta continuando dallo scorso novembre. Lungi dal placarsi, la tensione resta alta, i morti sono già sette, i feriti a centinaia, le barricate restano in piedi a sfidare i “Berkut”, i poliziotti ucraini. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore (titolo equivalente a quello di patriarca, nelle Chiese orientali) di Kiev-Haly, è stato uno dei protagonisti indiscussi delle trattative fra l’opposizione ucraina e il presidente Yanukovich. Il vescovo è alla testa di una radicata e attivissima realtà religiosa, che ha contribuito a plasmare l’identità ucraina nel corso dei secoli: la Chiesa greco-cattolica ucraina (Cgcu), la più grande fra le chiese d’Oriente. Perseguitata e finita nelle catacombe per gran parte del XX Secolo, quando a comandare c’era il regime sovietico, rischia di fare la stessa fine anche in queste settimane di protesta. I suoi sacerdoti portano conforto spirituale ai manifestanti barricati in Piazza dell’Indipendenza a Kiev. “La Chiesa è dalla parte del popolo” ha ribadito, anche in questi giorni, monsignor Shevchuk. Il ruolo dei sacerdoti in piazza è stato «fondamentale per placare gli animi e cercare di mantenere il carattere pacifico delle proteste», come dichiarava ai microfoni di Radio Vaticana la settimana scorsa. Eppure anche il ruolo pacifico che sta svolgendo la Chiesa orientale ucraina è sufficiente a destare sospetti nel governo filo-russo, tanto da ventilare l’ipotesi di dichiararla fuori legge.

Il 13 gennaio era giunto dal Ministero degli Interni il fermo divieto per i cattolici ucraini a celebrare messe per i manifestanti, a non partecipare a dimostrazioni (nemmeno da privati cittadini), a non organizzare messe o processioni se non dietro il permesso delle autorità. Il governo del presidente filo-russo Yanukovich teme l’indipendenza di questa Chiesa e il legame fra monsignor Shevchuk e Papa Francesco: collaborava con lui quando era ancora il cardinal Bergoglio, a Buenos Aires, quale guida dei greco-cattolici argentini. Per Kiev, insomma, la Cgcu è un “corpo estraneo”. In un periodo in cui è appena passata al parlamento la legge contro le Ong straniere, tacciate di essere “agenti esteri”, la Chiesa fedele a Roma rischia di finire sotto la scure della censura. Affinché in Ucraina torni la pace e non ricominci la persecuzione, i greco cattolici in Romania, Slovacchia e anche la comunità di Venezia hanno pregato per i fratelli ucraini e rivolto appelli per la loro salvezza. «La Chiesa greco cattolica ucraina – dichiarava il 2 febbraio scorso monsignor Lucean Muresan, arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica rumena – sembra essere colpita da attacchi di odio in un contesto in cui i cristiani, che sono anche dei cittadini, vogliono vivere insieme in un Paese libero e democratico, senza corruzione, senza menzogne e senza violenza». «Esprimiamo la nostra preoccupazione – continua l’arcivescovo maggiore Lucean – di fronte alle minacce contro la Chiesa greco-cattolica ucraina che, come noi, conserva la memoria diretta della persecuzione a causa della fede, una persecuzione che, ora, sfortunatamente, sembra riapparire all’orizzonte del Paese a noi confinante».

Come mai, proprio in un momento di duri confronti fra un’Ue sempre più laicista e la Chiesa, i cattolici dell’Ucraina si schierano apertamente per un movimento pro-Europa, fino a rischiare la persecuzione? «La società civile ucraina è stata virtualmente cancellata dal comunismo. Le proteste ucraine degli ultimi due mesi hanno visto la rinascita spontanea della società civile, guidata in gran parte da giovani che non hanno memoria del comunismo che sanno che le condizioni morali e culturali attuali del loro Paese sono intollerabili – e questo senza parlare della tremenda situazione economica e della politica infelice – spiega il professorGeorge Weigel – Tra i leader di questi giovani democratici e attivisti per i diritti umani ci sono laureati e studenti dell’Università Cattolica Ucraina (la più grande istituzione cattolica nell’ex Urss, ndr), che hanno imparato la propria dignità come uomini, donne e cittadini da un’università che prende la formazione del carattere tanto sul serio quanto la formazione intellettuale». Il professor Weigel tiene a precisare che: « La sollevazione popolare ucraina della fine del 2013 non è stata provocata da una sete incontenibile di MTV e di altre espressioni della decadenza occidentale, ma da un profondo desiderio di verità, giustizia e decenza elementare nella vita pubblica. La Chiesa greco-cattolica ucraina, che ha a lungo incarnato le “periferie” di cui parla papa Francesco, è ora pienamente impegnata nel contesto del futuro morale dell’Ucraina. Questa Chiesa coraggiosa merita la solidarietà dei cattolici di tutto il mondo».

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