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Accanto ai malati per trovare Cristo

AFP PHOTO / Norberto Duarte
PARAGUAY, Asunción : Italian priest Aldo Trento visits patients on January 4, 2013, at the hospital he made build for poor terminally ill people in Asuncion. Trento was recently homaged by the Paraguayan Congress as Paraguayan citizen of honour due to his many charity acts. AFP PHOTO / Norberto Duarte
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A Bologna il consigliere Grillini se la prende coi soldi ai cappellani degli ospedali. Due di loro gli rispondono raccontando il loro servizio

L’ultima battaglia di Franco Grillini a Bologna ha di mira i cappellani degli ospedali. Come consigliere regionale dell’Emilia Romagna è infatti partito lancia in resta contro i 2,2 milioni l’anno che la sanità dell’Emilia Romagna spende per garantire questa presenza. Stando a quanto riferisce Repubblica avrebbe l’appoggio anche di altri consiglieri di Idv, Sel, Federazione della Sinistra e Movimento 5 Stelle. A questa posizione – che mira ai soldi per parlare evidentemente di altro – domenica scorsa dalle colonne di Bologna 7 (il supplemento diocesano di Avvenire) hanno risposto don Giovanni Nicolini (volto notissimo della carità non solo a Bologna) e don Francesco Scimè. La loro lettera – che pubblichiamo qui sotto – merita di essere letta per intero, non solo per le osservazioni che portano, ma ancora di più per il ritratto che propongono a tutti di questo servizio tanto prezioso quanto nascosto che i cappellani svolgono accanto a chi soffre. 

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È spiacevole trovare sull’edizione bolognese di un giornale la notizia e il commento sui troppo lauti compensi elargiti alla comunità ecclesiale per il servizio di assistenza spirituale negli ospedali della regione. Notizia data con violenza e con superficialità. Di soldi noi preti di parrocchia ne abbiamo bisogno ogni giorno, e non ne troviamo mai abbastanza. È lunga la fila di chi cerca da mangiare di giorno e come riposare la notte. Molte sono le case alle quali non arrivano più la luce e il gas perché da troppo tempo non si pagano le bollette. Bollette impagabili a famiglie senza lavoro. Mai ci è venuto in mente che per questo potessimo puntare sui compensi del nostro servizio all’ospedale. In questo servizio facciamo molto meno di quello che la gente s’aspetta e pure non è semplice tener dietro a tutto.
Rispondiamo volentieri ad una chiamata alle due di notte per una persona che sta per congedarsi da questo mondo. Qualche volta è poi un po’ difficile riprendere il sonno, ma la consolazione di quella visita è ricca e appagante. Difficile però pensare a quello come ad una fonte di guadagno. Il compenso larghissimo sta già in quell’incontro. Ogni prete riceve un sostentamento mensile, e anche noi, tra parrocchia, ospedale e qualche altra cosa – non poche – abbiamo di che campare. L’esistenza di questo accordo è completamente al di là dei nostri pensieri e dei nostri tornaconti.
Qualcuno forse pensa che se la Convenzione venisse a termine, non si andrebbe più a dare alle persone il segno dell’affettuosità di Dio? La verità è che non sempre è facile chiedere a persone già oberate da impegni e responsabilità un supplemento di prestazione che richiede non solo una certa forza fisica, ma anche una notevole disponibilità psicologica e spirituale. Andiamo in ospedale per un compenso? È bello invece approfittare di un’occasione non piacevole per dire quanto è profondo e ricco l’incontro che abbiamo non solo con gli ammalati, ma anche con tutti quelli che lavorano per loro e accanto a loro. L’ospedale è ambiente molto laico, nel quale troviamo, accanto ad un’altissima professionalità a tutti i livelli, un’accoglienza e una collaborazione che ci porta ad un dialogo ricco e fruttuoso con tutti, da chi è impegnato nei servizi più delicati alle persone fino al Comitato Etico, al quale siamo stati chiamati e dove si devono prendere decisioni importanti e impegnative. Per questo, sarebbe stato più utile e più sapiente affrontare il tema con maggiore avvedutezza e riflessione, ma siamo contenti che anche da dichiarazioni inopportune possa nascere l’opportunità di dare notizie su uno spazio così delicato dell’esperienza umana.

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