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Un libro mostra l’aspetto mistico dell’abbé Pierre

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 03/02/14

L'eredità rivoluzionaria dell'apostolo dei poveri e rifugiati, fondatore dei Compagnons d'Emmaüs

Sono trascorsi 60 anni da quando, il 1° febbraio 1954, l'abbé Pierre (1912-2007) – fondatore nel 1949 dei Compagnons d'Emmaüs, un'organizzazione che si prende cura dei poveri e dei rifugiati – ha lanciato “un appello storico che, grazie all'insurrezione della bontà, lo avrebbe catapultato per mezzo secolo al primo posto contro la miseria”.

Le secret spirituel de l'abbé Pierre, un libro scritto da René Poujol e da padre Jean-Marie Viennet segretario generale di Emmaüs international ma soprattutto confidente e confessore dell'abbé Pierre, torna ora a parlare dell'aspetto mistico del sacerdote cattolico francese e a riproporne l'esempio, non tralasciando il rammarico per il fatto che “non abbia un vero successore”.

L'eredità più immediata dell'abbé Pierre è, nel vero senso della parola, “rivoluzionaria” (Chretiensdegauche.com, 31 gennaio). “L'abbé Pierre strattonava tutti: la sua Chiesa, la classe politica ma anche ciascuno di noi, più o meno comodamente immersi nel nostro piccolo egoismo”; ha poi dato “il colpo di grazia ad una certa concezione della beneficenza, dove delle anime generose usano il denaro di persone più agiate per aiutare i più poveri”.

“Non posso fare niente per te, non ho denaro, ma poiché non hai nulla da perdere, accetteresti di aiutarmi perché insieme possiamo aiutare i più sofferenti?”, disse l'abbé Pierre al suo primo compagno Georges Legay, tentato di suicidarsi. E allora ecco l'aspetto rivoluzionario del suo movimento, la mobilitazione di quelle persone che per un periodo si erano potute sentire “scarti” della società nel riciclaggio degli “scarti” del nostro sistema consumistico, il che permetteva loro di “mettere a disposizione, in particolare di popolazioni economicamente fragili, oggetti di prima necessità a prezzi accessibili”.

Si trattava di “far vivere delle comunità che fanno l'esatto contrario di quanto accade nell'abituale funzionamento della nostra società, che dà per scontati l'esclusione e lo spreco come prezzo da pagare per la sua prosperità”. Con enorme anticipo, era l'intuizione oggi sviluppata dall'economia definita “sociale e solidale”, che sembra tanto vicina alla dottrina sociale della Chiesa.

L'ambizione dell'abbé Pierre non è mai stata quella di moltiplicare all'infinito il numero della comunità di Emmaus, ma di dare loro una dimensione doppiamente “profetica”, “obbligandoci a vedere una realtà di esclusione, di miseria e di sofferenze che ci ripugna guardare in faccia, dimostrando che 'nessuno è di troppo' – mentre l'economia liberale ci dice al contrario che nessuno è insostituibile -, che il più maltrattato dalla vita può diventare responsabile di se stesso e degli altri, se appena trova di fronte a lui qualcuno che gli dia fiducia”.

Il sacerdote francese si configura come “un mistico preso dall'urgenza di amare”. Già nell'adolescenza si era imposta a lui l'esistenza di un Dio d'Amore che aspetta dalla nostra libertà che ci impegniamo senza riserve, in suo nome, nell'amore dei nostri fratelli. È stata questa la lotta della sua vita, nutrita da lunghe ore passate in adorazione, da dove traeva la forza per superare le proprie fragilità. Sopra il suo letto aveva scritto: “Ricordati di amare”, e l'amore, l'obiettivo di tutta la sua esistenza, ritorna anche nelle parole incise sulla sua tomba ad Esteville: “Ha cercato di amare”.

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