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Boldrini sotto attacco: come presidente della Camera o come donna?

© ANDREAS SOLARO / AFP

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 03/02/14

Il confronto in politica passa sempre più spesso attraverso gli insulti personali, anche nelle massime istituzioni pubbliche

Si è scusato affermando di essere stato “indelicato”, il responsabile della comunicazione al Senato del Movimento 5 stelle, Claudio Messora, autore su Twitter di un post a dir poco offensivo nei confronti della Presidente della Camera Laura Boldrini, già oggetto, attraverso il blog di Grillo, di insulti molto pesanti da parte di una Rete scatenata a dare il peggio di sé. Netto, invece, il giudizio della senatrice M5s Ornella Bertorotta, che su Facebook ha scritto: “Colgo l'occasione per esternare alla dottoressa Boldrini la mia solidarietà per le squallide e inaccettabili offese ricevute, intollerabili per qualunque donna, a prescindere dal ruolo istituzionale occupato. Chi ha scritto certe frasi non è degno di vivere in un paese civile”.

Dopo di lei altri quattro senatori M5s, Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Alberto Orellana, in una nota si sono dissociati dalle ultime prese di posizione offensive nei confronti della presidente della Camera stigmatizzando con fermezza “ogni forma di violenza e di aggressione sia verbale che fisica” e chiedendo ai responsabili della comunicazione di M5s “di essere maggiormente responsabili e consapevoli dei contenuti pubblicati e del loro inquadramento professionale”. E' chiaro che quando si procede ad attacchi personali come quelli circolati in Rete negli ultimi giorni non si può invocare la legittima dialettica politica: ma perché certi toni sono usati soprattutto nei confronti delle donne? Aleteia lo ha chiesto a Rita Visini, assessore alle politiche sociali della Regione Lazio.

Si può registrare, come sottolineano in molti, un aumento dell'aggressività nel dibattito politico che va oltre la dialettica tra visioni diverse?

Visini: Credo proprio di sì. E devo dire che questa deriva la sto sperimentando nella mia esperienza personale. Vengo da molti anni di militanza nell’associazionismo, anni nei quali ho sempre preso parte al dibattito pubblico sul territorio, ma da quando ho iniziato il mio impegno diretto nelle istituzioni mi sento molto più in difficoltà. Il livello di aggressività in politica è assolutamente esagerato: il fatto è che, di partenza, molto spesso manca il rispetto per l’altro, e quindi di conseguenza si scade facilmente nell’attacco personale e nell’insulto. La politica è dialettica, e guai se non lo fosse, minerebbe il suo fondamento democratico, ma confrontarsi, anche aspramente, non può voler dire scannarsi. Purtroppo ho l’impressione che tanta violenza verbale nasconda soprattutto la pochezza delle idee: si grida di più per mascherare il fatto di non avere qualcosa di sensato da dire.

Questa aggressività si manifesta nei confronti delle donne esponenti di partito o rappresentanti delle istituzioni in toni sessisti? Il clima generale del nostro Paese sta segnando una regressione nei confronti dell'autonomia femminile?

Visini: Il problema non è l’aggressione sessista alle donne in politica, ma una cultura diffusa di disprezzo nei confronti di tutte le donne. Quello che abbiamo ascoltato in Parlamento in questi giorni non è diverso da quello che si sente nei posti di lavoro, nei discorsi della strada, in Rete. Non c’è donna che non abbia dovuto subire, nella sua vita, un commento o un’allusione a sfondo sessuale: un’esperienza che invece capita rarissimamente agli uomini. La regressione la segna la politica quando sdogana questo linguaggio machista e lo fa diventare oggetto di dibattito: una volta le chiacchiere squallide da bar rimanevano confinate nei bar, oggi c’è chi le esibisce con orgoglio, o quantomeno non se ne vergogna come dovrebbe. Ma, ripeto, questa battaglia va combattuta innanzitutto sul piano culturale ed educativo, prima ancora che su quello politico.

In che modo le istituzioni dovrebbero vigilare, anche concretamente, affinché i luoghi della politica siano d'esempio per un confronto autenticamente democratico?

Visini: C’è un solo antidoto: stimolare e promuovere la partecipazione vera dei cittadini nel dibattito politico e all’interno delle istituzioni stesse. Non dimentichiamoci che le derive populiste degli ultimi mesi sono soprattutto la conseguenza di una politica che si è arroccata nella difesa dei propri assurdi privilegi e si è dimenticata di fare il proprio dovere. Appena ho cominciato il mio servizio di assessore, ho iniziato a incontrare sistematicamente tutte le amministrazioni locali, di qualunque colore politico fossero, e tutte le realtà locali del terzo settore. Si sono stupiti in tanti: sembrava incredibile che fosse così facile incontrare un assessore e parlarci. Ma trasparenza e partecipazione sono le uniche possibilità per mantenere la politica vicina ai problemi delle persone e le persone coinvolte nell’amministrazione del bene comune. La Giunta Zingaretti sta investendo molto in questo senso: per esempio, abbiamo presentato un progetto di riforma del welfare regionale nato proprio da un percorso partecipativo di tutto il terzo settore del Lazio. È la prova che quando ci si confronta sulle idee e sui progetti, poi le cose possono cambiare davvero.

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