Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
lunedì 01 Marzo |
Beata Giovanna Maria Bonomo
home iconNews
line break icon

Un bimbo mai nato: riconoscere il trauma per superarlo

@DR

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 31/01/14

Quando può iniziare l’elaborazione del lutto?

Foà: Io solitamente non prendo in cura persone prima di 6 mesi, che sono un tempo minimo per l’essere umano per cercare di elaborare qualche cosa di così traumatico. Non è che si può pretendere che una persona riesca a perdonare se stessa, o a lasciar andare l’evento in un secondo. Questo evento, se non l’hai elaborato, ti rimane dentro: dopo 30 anni uno dovrebbe essere in grado di aver fatto dei passi avanti, invece spesso non è così, soprattutto se non hai avuto la fortuna di incontrare un bravo padre spirituale, un bravo psicologo, qualcuno che ti ha aiutato ad andare oltre.

Qual è il metodo che utilizza?

Foà: Io ho elaborato un metodo che ho chiamato “metodo centrato sul bambino”. La particolarità è che ci occupiamo della relazione mamma-bambino: il bambino di fatto non c’è, non c’è mai stata una relazione, ma una madre non ce la può fare a lasciar andare il figlio che non conosce. Allora noi simbolicamente lo riumanizziamo. Prima di tutto, dandogli un nome. Quando si dà un nome già si identifica, maschio o femmina. E se lo identifichi, hai già delle immagini. Se non dai il nome, invece, blocchi tutto: non ha nome, quindi non ha un sesso, non ha un volto, e rimane “con-fuso” con la mamma. Infatti molte mamme che vengono da me mi dicono: “è morta una parte di me”. Il nostro lavoro consiste nel rendere il bambino un essere a se stante, cominciando a chiamarlo con il suo nome. Questo comincia ad aprirci la mente, e a vederlo. Poi il secondo compito che svolgeranno in questi giorni sarà quello di acquistare un oggetto, un gioco, una scarpina, un bavaglino ecc. Si tratta di un “oggetto transizionale”, cioè uno di quelli che il bambino porta sempre con sé e che fa da tramite tra lui e la mamma. Siccome questa è una fase che tutti noi, da bambini, abbiamo vissuto, l’oggetto che le mamme comprano stabilisce il rapporto col bambino: da una parte lo oggettiva, dall’altro ci riporta al livello inconscio ad un livello mamma-bambino. Con questo oggetto ci relazioneremo sapendo già che questo oggetto va seppellito. Per la prima volta così prendiamo coscienza che il bimbo è morto e che dobbiamo lasciarlo andare.

Don Roberto, che realtà ha incontrato in questa collaborazione?

Panizzo: Prima di tutto non l’ho cercata. L’occasione di condividere quest’esperienza con la dottoressa Foà è arrivata proprio grazie ad una conoscenza precedente tra di noi. Quando mi parlò dell’idea di fare una settimana di seminario a Medjugorje ci siamo prestati, sia come disponibilità logistica, sia anche come partecipazione. E devo dire che è stata un’esperienza estremamente positiva, perché mi rendo conto che le problematiche che portano molte donne a vivere l’aborto, hanno poi delle conseguenze nefaste, deleterie nel seguito della loro vita. E se queste non vengono affrontate e vengono sepolte, continuano a riemergere.

Quanto pesa l’esperienza dell’aborto in queste donne?

Panizzo: Penso che l’aborto sia una delle cose che tocca più in profondità l’essere umano, in particolare la donna. Per me è stato condividere un cammino, un prendere atto di questo evento, di elaborarlo alla luce della fede, e di portarlo a compimento. Sentivo un’intervista trasmessa su Rai 1 due tre giorni fa, in cui un pellegrino diceva: “La Madonna m’ha insegnato a dare un senso alla sofferenza”. Credo che sia proprio questo. La sofferenza rimane: il rammarico per una vita uccisa o anche di più vite, perché diverse donne vengono dopo esperienze multiple, non è un dolore “perso”. Per me è stata un’esperienza nuova, perché a parte qualche caso ascoltato in confessione era un mondo abbastanza nuovo rispetto alla nostra esperienza di evangelizzazione e di catechesi che svolgiamo. È stato un arricchimento molto grande, che continueremo a vivere se Dio ci darà la possibilità e se Benedetta Foà sarà contenta della nostra collaborazione.

  • 1
  • 2
Tags:
abortofocus abortopsicologia
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
Sanctuary of Merciful Love
Bret Thoman, OFS
Le acque guaritrici profetizzate da una suora del XX secolo
2
Philip Kosloski
Perché i cattolici non mangiano carne i venerdì di Quaresima?
3
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile
4
Communion
Claudio De Castro
Comunione: si ha tra le mani il Figlio di Dio, e serve rispetto
5
Paola Belletti
Aiutiamo Debora Vezzani? Tutta la famiglia con il Covid, lei la p...
6
Gelsomino Del Guercio
Natuzza Evolo e gli angeli: “Li vedo come bambini pieni di luce e...
7
FUMETTI MATRIMONIO DIO
Catholic Link
5 immagini su cosa accade in un matrimonio che ha Dio al centro
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni