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La Cei preferisce lasciare al Papa la scelta del presidente: no all’elezione diretta

Conferenza Episcopale Italiana
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Il nuovo segretario, mons. Nunzio Galantino, ha illustrato in conferenza stampa le decisioni della sessione invernale del Consiglio permanente appena conclusa

La maggior parte dei vescovi italiani ritiene che debba essere salvaguardato il “peculiare rapporto tra la Chiesa che è in Italia e il Santo Padre”. Per questo motivo si ritiene che “la nomina del presidente della Cei debba continuare ad essere riservata al Papa sulla base di un elenco di nomi, frutto di una consultazione di tutto l'episcopato”. Riassume così, il comunicato finale del Consiglio permanente della Cei che si è riunito nei giorni scorsi a Roma, il dibattito sulla modifica dello statuto in merito alla designazione del presidente, l'unico delle conferenze episcopali della Chiesa cattolica a non essere eletto dai propri confratelli. Il dibattito era stato sollecitato dallo stesso Papa Francesco che ha auspicato una maggiore compartecipazione di tutti i vescovi alla scelta.

La Cei, come ha comunicato il nuovo segretario mons. Nunzio Galantino è orientata ad individuare una rosa di “15 o 20” candidati da sottoporre al Papa. Sulla modalità concreta attraverso la quale “salvaguardare il coinvolgimento di tutti i Vescovi e nel contempo conservare al Santo Padre la libertà di nomina”, il Consiglio permanente ha indicato “due possibili percorsi”: il primo “prevedrebbe una consultazione riservata di tutti i singoli Vescovi”. Il secondo, emerso nella conferenza stampa di Galantino come l'opzione caldeggiata dal parlamentino della Cei, “aggiungerebbe a tale procedura un ulteriore passaggio – altrettanto riservato nelle procedure e nei risultati – nel quale l'Assemblea Generale verrebbe chiamata a esprimere la propria preferenza su una quindicina di nomi, corrispondenti ai candidati maggiormente segnalati”. Richiesto di maggiori delucidazioni dai giornalisti, mons. Galantino ha spiegato che tale ipotesi consiste nel consultare tutti i vescovi italiani, consegnare i risultati alla segreteria della Cei che fa una prima “scrematura”, riducendo i candidati a “50-60”, lista che viene poi “presentata all'assemblea generale”, che seleziona una lista di 15-20 nomi, in base a criteri sui quali il presule non ha fornito dettagli, che vengono poi consegnati al Papa, il quale sceglie il successore del presidente della Cei (Tmnews 31 gennaio).

Il segretario della Cei ha anche affermato, in risposta alle domande dei giornalisti, di non poter essere sicuro di quanto avesse in mente Papa Francesco oltre al maggiore coinvolgimento dei vescovi, pista sulla quale si è orientato il discernimento del Consiglio permanente. “Se poi – ha aggiunto Galantino – il Papa dirà: 'Signori miei, forse non avete capito che voglio che siete voi a fare il nome', noi non avremmo nessuna difficoltà”.

Circa la nomina dei tre vice presidenti, il Consiglio permanente ha riportato l'opinione concorde delle Conferenze regionali di non cambiare l'attuale procedura che ne prevede l'elezione da parte dell'Assemblea Generale fra i Vescovi diocesani mentre per quanto riguarda la figura del Segretario generale “la maggioranza chiede che sia un Vescovo e che – come avviene per il Presidente – sia nominato dal Papa su una rosa di nomi, 'proposta dalla Presidenza, sentito il Consiglio Episcopale Permanente'” come previsto dallo Statuto. Da sottolineare che per il segretario generale l'auspicio di Papa Francesco era che fosse un semplice sacerdote e non un vescovo (Tmnews 31 gennaio).

Mons. Galantino ha tenuto a precisare che sulle modalità di nomina del presidente della Cei “non abbiamo questa fretta di dover cambiare dopodomani. Non ci corre dietro nessuno, anche perché grazie a Dio la Cei un presidente ce l'ha e adesso, modestamente, anche un segretario”. “Siamo solo alla prima tappa di un percorso – ha aggiunto mons. Galantino – che ci vedrà ancora impegnati a marzo. Dobbiamo raggiungere la chiarezza delle idee su ciò che dobbiamo cambiare. Sceglieremo una modalità che richiede prima di tutto intervenire sullo Statuto della Cei, il primo problema sarà questo” (Asca 31 gennaio).

In questa sessione invernale del Consiglio permanente, ai vescovi è stato presentato, per un'ultima approvazione, il testo delle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. In merito alla non obbligatorietà della denuncia alle autorità civili Galantino ha affermato: “Il vescovo non è pubblico ufficiale che deve fare la denuncia. Il suo ruolo è molto più importante di quello che gli si vorrebbe attribuire perché vada subito dall'autorità civile. Il vescovo non deve essere quello che difende il prete o la vittima, ma deve impegnarsi a far emergere la verità, nel suo ambito, che non è l'ambito giudiziario. Ma ha molte, molte responsabilità”. Il segretario Cei ha ricordato che ci sono stati casi in cui “solo dopo molti anni il prete è stato riconosciuto innocente e in un caso il prete accusato si è ammazzato e poi si è scoperto che non era colpevole”. Nelle linee guida, ha detto il segretario Cei, si vedrà comunque “quanta attenzione ci sia nei confronti delle vittime degli abusi” (Vatican Insider 31 gennaio).

Il Parlamentino dei vescovi ha anche analizzato una sintesi relativa alle risposte delle diocesi – ne sono arrivate circa 170, ha informato mons. Galantino – al documento preparatorio della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia e ha approvato una lettera-invito per l'iniziativa “La Chiesa per la scuola” annunciata per il prossimo 10 maggio.

A proposito degli eventi che coinvolgono il Paese in questi giorni, “quello che e’ successo ieri in Parlamento è scandaloso e mortificante per l’Italia”, ha detto durante la conferenza stampa il segretario generale della Cei. “Mi sentirei umiliato – ha aggiunto mons. Galantino – se dovessi pensare che l’Italia è la fotocopia di quello che è successo ieri in Parlamento. Mi sento meno umiliato, ma assolutamente non appagato, ma almeno leggermente riscattato quando penso che c’è gente molto più educata e consapevole di quella. Anche nello stesso Parlamento la zuffa non ha coinvolto tutti”. Mons. Galantino ha inoltre osservato che “siccome non vogliamo farci prendere da quel tipo di palude (come aveva richiamato il card. Bagnasco nella prolusione di lunedi’ scorso ndr) vogliamo e amiamo pensare che grazie a Dio c’è anche dell’altro. Abbiamo l’obbligo di far notare che c’è altra gente che cammina in modo diverso” (Asca 31 gennaio).

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