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Delitto Meredith, occorre aprire gli occhi sulla realtà che l’ha generato

AP Photo/Stefano Medici, File

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 31/01/14

Il professor Garofano sul caso di Perugia: “Droga ed alcol sono sempre più l’unico motivo ludico dei nostri giovani”

La sentenza della Corte d’Appello Bis di Perugia sull’omicidio di Meredith Kercher si è fatta attendere ieri sera. Quando è arrivata, tuttavia, in pochi sono rimasti stupiti. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati riconosciuti colpevoli del crimine, e condannati a scontare pene rispettivamente di 28 anni e sei mesi e di 25 anni. Era quello che ci si aspettava, dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza d’assoluzione del secondo grado di giudizio. Certamente, non è rimasto sorpreso il professor Luciano Garofano, generale in congedo dei Carabinieri, ex comandante del R.I.S. di Parma che si è occupato personalmente dei casi più dolorosi di cronaca degli ultimi decenni, dalla strage di Erba al caso Cogne, e che ha studiato da vicino il caso di Perugia nel suo libro Assassini per caso, scritto in collaborazione con Johnson Graham e Paul Russell. Noi di Aleteia lo abbiamo contattato per chiedergli un punto di vista sulla sentenza.

Alla luce degli elementi di sua conoscenza, si aspettava la nuova sentenza di appello?

Garofano: Me l’aspettavo, assolutamente sì. Ero sicurissimo dopo aver letto la sentenza della Cassazione. Una sentenza alla quale il giudice di merito deve attenersi, e che rivalutava tutto il lavoro scientifico che era stato riconosciuto affidabile dalla sentenza di primo grado. Quindi ero sicuro che saremmo arrivati a questo tipo di risultato, a meno di improbabili colpi di scena. Ero sicuro e ne ho avuto la prova quando la Corte d’Appello bis si è rivolta ai RIS solo limitatamente a quell’analisi che l’università di Roma non aveva fatto. Lì ho capito che non gli serviva nessun’altra lettura e sarebbe tornata alla lettura del giudice di primo grado.

Ma allora come si spiega la prima sentenza d’appello, che assolveva i due ragazzi?

Garofano: La prima corte d’appello aveva nominato dei periti che avevano concluso che tutti gli accertamenti fatti dalla polizia scientifica in particolar modo sul coltello e sul gancetto del reggiseno – soprattutto su questi, poi ce ne erano anche altri – erano inaffidabili e non potevano essere ricondotti né ad Amanda Knox né a Raffaele Sollecito, e che gran parte dei risultati erano viziati da una contaminazione. Questo è un concetto attraente, ma che va dimostrato. Tant’è vero che il professor Giuseppe Novelli, il Consulente della Procura Generale, indubbiamente ha fatto un ottimo lavoro nel dimostrare che la contaminazione è un’affermazione astratta. E quindi la Cassazione ha analizzato anche questo; sebbene la Cassazione dovrebbe intervenire solo per la forma e non per la sostanza – ma sappiamo che non è così – essa ha rivalutato quel tipo di indagine. Devo dire che sono d’accordo perché mi sembra che quei periti non avessero elementi, né l’esperienza sufficiente per poter cassare il lavoro della polizia scientifica.

Quale realtà giovanile rivela questo delitto?

Garofano: Non rivela niente di nuovo, soprattutto se uno vive in mezzo ai giovani e li conosce, anche solo per ragioni professionali, a parte il fatto che io ho due figli, uno di 30 anni e uno di 25, quindi ho vissuto la loro adolescenza fino all’altro ieri. Purtroppo devo dire che i giovani oggi vivono in un mondo molto complesso, condannato da tante insicurezze, almeno rispetto ad altri mondi come quello in cui sono maturato io, che invece configurava speranze, la possibilità di realizzare progetti. Oggi veramente i giovani hanno di fronte il vuoto. E questo genera poi atteggiamenti o comportamenti che vanno verso la sostituzione delle certezze con dei succedanei, e mi riferisco in particolar modo all’abuso di sostanze o di alcol, così come a tutti i comportamenti che conseguono all’uso e all’abuso di queste sostanze. A me fa inorridire sentire – e io non sono certamente una persona chiusa, anzi mi ritengo molto aperta – che adesso la marijuana sarà in parte liberalizzata. Dunque, sono d’accordo sul fatto che il principio attivo della marijuana e dell’hashish, il tetraidrocannabinolo, venga rivalutato nei suoi effetti terapeutici; ma è come se oggi dicessimo, siccome la morfina fa bene, rivalutiamo pure l’oppio e l’eroina. Perché dico questo? Perché l’uso di queste sostanze incide profondamente sia sull’efficienza del sistema nervoso che sul comportamento, ed è una dipendenza sia fisica che psicologica. Che cosa voglio dire? Se uno gira si accorge che questi ragazzi non hanno come momento ludico e di soddisfazione, spesso e sempre più frequentemente, l’ubriacatura e l’uso di sostanze stupefacenti, quelle dette “leggere” in particolare.

Questo era il mondo nel quale si è compiuto l’omicidio di Meredith Kercher?

Garofano: Certo. Si tratta di un mondo composto da universitari, provenienti da altre città, da tante culture. Un mondo quindi certamente bello dal punto di vista della libertà, ma connotato forse da limiti che sono stati superati. E quindi credo che noi adulti ci dobbiamo interrogare su come educare i nostri figli, perché spetta a noi mettere dei paletti. Un padre deve fare il padre, non deve fare il fratello. E se ci sono cose che sono nocive noi abbiamo il dovere di indicarle come tali, e non possiamo sminuirne l’effetto. Per questo credo che dobbiamo comprenderli, sostenerli e aiutarli. Non li sto criminalizzando, anzi, sto percependo i rischi a cui i ragazzi sono esposti molto più di noi. Poi, per carità, nelle dinamiche scattano variabili indecifrabili, improbabili, quello certamente è un omicidio d’impeto, come tale è un omicidio che è nato in quel particolare contesto, in quel particolare momento, per quelle variabili che solo in quel momento si sono concretizzate. Quindi nessuna criminalizzazione da questo punto di vista: però certamente un certo modo di fare, una certa educazione, non dico che siano i catalizzatori, ma in qualche modo rischiano di essere quegli elementi che possono anche causare questi terribili episodi.

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