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Riordinati 10.000 documenti sulla repressione dei cristiani giapponesi

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Valores Religiosos - pubblicato il 30/01/14

Sono rimasti nel deposito della Biblioteca del Vaticano per decenni fino a che un ricercatore della Santa Sede si è reso conto della loro importanza nel 2010

Sono i cosiddetti Documenti Marega, che un missionario italiano ha consegnato alla Santa Sede negli anni Quaranta. Con l'intervento di quattro istituti giapponesi, saranno inventariati, catalogati e digitalizzati.

La Biblioteca del Vaticano e quattro istituti storici giapponesi hanno deciso di inventariare, catalogare e digitalizzare 10.000 documenti di un archivio giapponese che mostra dettagliatamente la repressione dei cristiani in Giappone nei secoli XVII-XIX. Monsignor Cesare Pasini, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana, ha detto che i cosiddetti Documenti Marega rappresentano l'archivio civile più consistente del genere oggi noto. Un missionario italiano ha preso i 22 fasci di documenti negli anni Quaranta del Novecento e li ha portati a Roma.

Sono rimasti nel magazzino della biblioteca del Vaticano per decenni fino a quando un ricercatore della Santa Sede che è riuscito a leggere i caratteri si è reso conto della loro importanza nel 2010. In seguito il Vaticano ha preso contatti con esperti nipponici, e un'équipe di ricercatori giapponesi si è recata alla Santa Sede a settembre per visionare il materiale.

Martedì è stato firmato un accordo di sei anni per inventariare i documenti tra la Biblioteca del Vaticano e l'Istituto Nazionale di Letteratura Giapponese, il Museo Nazionale di Storia Giapponese, l'Istituto di Storiografia dell'Università di Tokyo e l'archivio della prefettura (provincia) di Oita. “È chiaro che questi documenti sono unici”, ha affermato monsignor Pasini martedì in un'intervista rilasciata alla Associated Press.

“Gli esperti giapponesi dicono che non esiste un'altra collezione di questa entità”, ha aggiunto, srotolando con i guanti uno dei rotoli di carta di riso datato 1719 che descriveva la morte di un cristiano registrata nell'archivio civile di Bungo, oggi Usuki, nella prefettura di Oita. Pasini ha spiegato che i missionari gesuiti hanno iniziato a diffondere la fede in Giappone nel 1549 guidati da San Francesco Saverio, uno dei fondatori dell'ordine gesuita a cui appartiene papa Francesco.

Per il 1585 il cristianesimo si era diffuso al punto che una delegazione di quattro giovani cattolici viaggiò fino agli antipodi per partecipare ai festeggiamenti per l'elezione di papa Sisto V a Roma, ma si stava già generando una repressione dei cristiani, e la persecuzione divenne sistematica. Ci furono esecuzioni di massa di fedeli, come i famosi 26 martiri crocifissi a Nagasaki nel 1597. Nel 1612 venne promulgato un editto anticristiano, e pochi anni dopo il cristianesimo venne proibito.

La documentazione negli archivi del Vaticano illustra come le autorità civili giapponesi abbiano applicato il divieto, contando sulle pagode buddiste per registrare e documentare quando un cristiano aveva rinunciato alla propria fede o era morto, ha detto monsignor Pasini. La libertà religiosa è stata reintrodotta in Giappone alla fine del primo decennio del XIX secolo, e negli anni Venti un missionario salesiano, Mario Marega, viveva e lavorava in Giappone e aveva preso possesso dell'archivio civile di Bungo. I documenti sono rimasti immagazzinati fino a che Delio Proverbio, un ricercatore orientalista nella Biblioteca del Vaticano, li ha ritrovati.

Articolopubblicato in origine da Valores Religiosos, traduzione a cura di Aleteia

Tags:
giapponepersecuzione cristiani
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