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La Chiesa è nata per evangelizzare

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padre Piero Gheddo - Il blog di padre Piero Gheddo - pubblicato il 30/01/14

Papa Francesco è stato mandato dallo Spirito Santo per stimolare e orientare la Nuova Evangelizzazione delle nostre antiche Chiese d’Europa

Leggo sui siti internet cattolici numerosi interventi su Papa Francesco, spesso laudativi, ma anche critici, che esprimono dubbi o incertezze sul cammino della riforma della Chiesa che il Papa argentino sta delineando con le sue parole e i suoi gesti. Richiesto di un parere, debbo dire che vedo e giudico Francesco sulla base dell’obbedienza e fiducia nel Pontefice romano che mi è connaturale, anche per l’appartenenza ad un Istituto missionario nato nel 1850 per ispirazione del beato Pio IX e per il titolo di “pontificio” datoci nel 1926 da Pio XI. La tradizione del Pime è quindi di totale e cordiale obbedienza al “Vicario di Cristo in terra”, anche se non riusciamo a capire e condividere tutto e subito quanto i singoli Pontefici fanno e dicono. Penso che Papa Francesco è davvero provvidenziale anche per la nostra Italia. Nei giorni seguenti il 13 marzo 2013 scrivevo (Blog del 17 marzo): “Papa Francesco ha caratteristiche che piacciono ai missionari. Rappresenta il modello di pastorale e di vita cristiana delle missioni dove nasce la Chiesa, dove lo Spirito soffia forte e compie le meraviglie che leggiamo negli Atti degli Apostoli. Oggi la maggioranza dei cattolici e dei cristiani vivono nel Sud del mondo”.

Due giorni prima di diventare Pontefice della Chiesa universale aveva detto ai 115 cardinali elettori che esistono due Chiese:
1) una Chiesa che esce da se stessa per evangelizzare,
2) una Chiesa chiusa in se stessa che rischia di diventare una “Chiesa mondana”.

Francesco è stato mandato dallo Spirito Santo per stimolare e orientare la Nuova Evangelizzazione delle nostre antiche Chiese d’Europa, cariche di storia, di studi, di esperienze, ma anche ripiegate su se stesse, preoccupate di conservare i fedeli che sono nell’ovile, più che di uscire per annunziare e testimoniare Cristo ai lontani dall’ovile di Cristo. Per questo ripete spesso: “Voglio una Chiesa missionaria”, proiettata verso l’esterno, verso quelli che non credono. Nella Evangelii Gaudium” ha scritto (n. 25): La Chiesa deve uscire da se stessa per evangelizzare, “nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione” (n. 25). Espressioni forti: lo scopo della Chiesa è di evangelizzare tutti gli uomini, non solo coltivare quelli già evangelizzati.

Nella nostra Italia, la pastorale di diocesi e parrocchie è rivolta per circa l’80% alla conservazione dei “praticanti” che in chiesa ci vengono. La maggioranza dei battezzati, che si sono allontanati dalla fede e dalla Chiesa, non sono raggiunti se non in casi eccezionali: battesimi, cresime, matrimoni, funerali, benedizione delle case, Natale. Non è colpa di nessuno, questa è la Chiesa italiana ereditata dal passato, quando l’Italia era un paese cattolico, che non si è più evoluta verso una “pastorale missionaria” come spesso la Cei proclama. Nell’Assemblea ecclesiale di Loreto (1985) il card. Anastasio Ballestrero, arcivescovo di Torino e presidente della Cei, aveva detto: “Bisogna passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale missionaria. Il popolo italiano va rievangelizzato con spirito e metodi missionari”; vent’anni dopo a Verona (2006) in una Nota pastorale della Cei si legge che “dalle giovani comunità cristiane dobbiamo ricevere l’entusiasmo con cui la fede è vissuta in altri continenti. Abbiamo molto da imparare alla scuola della missione”. Sono ottime indicazioni, ma quasi ignorate nel faticoso tran-tran quotidiano di diocesi e parrocchie.

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