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Barack Obama chiede la riforma migratoria nel 2014

© DR
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Il Presidente americano esorta il Congresso ad approvarla quest’anno

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha esortato martedì il Congresso ad approvare quest'anno una riforma delle leggi sull'immigrazione. Il discorso, tuttavia, ha deluso alcuni attivisti e dreamers che speravano che il Capo di Stato annunciasse la fine delle deportazioni degli immigrati che contribuiscono alla società statunitense. Obama ha dedicato solo qualche secondo al tema dell'immigrazione nel suo discorso annuale sullo Stato dell'Unione, in cui ha esortato i rappresentanti democratici e repubblicani a giungere a un accordo e a modificare le leggi sull'immigrazione.

Per alcuni il discorso non ha avuto sufficiente forza. “Il Presidente ha parlato della cittadinanza, ma senza collegarla alla nostra lotta. Siamo ovviamente delusi”, ha detto Lorella Praeli, una dreamer peruviana di 25 anni invitata dalla congressista democratica della California Zoe Lofgren ad ascoltare il discorso al Campidoglio. “In un mondo ideale credo che (il Presidente) avrebbe parlato del danno che ha fatto alle famiglie che ha separato attraverso le sue politiche di deportazione e avrebbe usato con coraggio il suo potere esecutivo per offrire assistenza a più persone nella comunità”, ha aggiunto Praeli, del gruppo United We Dream.

Obama ha centrato il suo discorso sulla disuguaglianza e sul suo programma per frenare la povertà, proponendo un aumento del salario minimo almeno a 10,10 dollari all'ora. Se il Paese prende sul serio la crescita economica, ha sottolineato, è il momento di ascoltare i leader sindacali e religiosi, di rispettare la legge e di risolvere i problemi che affliggono il sistema migratorio del Paese.

“Economisti indipendenti affermano che una riforma migratoria farà crescere la nostra economia e ridurrà il deficit di quasi un miliardo di dollari nei prossimi vent'anni”, ha dichiarato. “E per un buon motivo: quando la gente viene qui a realizzare i propri sogni – a studiare, inventare e contribuire alla nostra cultura – fa del nostro Paese un luogo più attraente perché si insedino le imprese e per generare impiego per tutti”.

Il Presidente ha aggiunto che i senatori repubblicani e democratici hanno già fatto la propria parte. “So che legislatori di entrambi i partiti alla Camera vogliono fare lo stesso”, ha indicato. La riforma migratoria è rimasta bloccata al Congresso perché la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha rifiutato di dibattere un disegno di legge approvato a giugno dal Senato, a maggioranza democratica, che include l'opzione della naturalizzazione di 11 milioni di immigrati senza autorizzazione.

Il presidente della Camera, John Boehner, repubblicano dell'Ohio, ha respinto l'idea di negoziare la proposta con il Senato. Vari legislatori repubblicani hanno detto di opporsi alla naturalizzazione perché a loro avviso significherebbe premiare persone che hanno infranto la legge entrando negli Stati Uniti. Anziché una riforma integrale, la Commissione Giudiziaria della Camera ha preferito considerare il tema per parti.

Pablo Alvarado, direttore della Rete Nazionale dei Braccianti, ha espresso chiaramente la propria delusione per il discorso di Obama mediante un comunicato. “Il Presidente ha già dimostrato di avere ampia autorità legale in materia di immigrazione, ma finora l'ha esercitata male come parte di una strategia politica fallita”, ha affermato l'attivista. “Nelle prossime settimane continueremo a esigere dei cambiamenti in quella che tutti ritengono una situazione ingiusta”.

César Vargas, un dreamer messicano del gruppo Dream Act Coalition, ha sottolineato come Obama
non abbia neanche menzionato le deportazioni nel suo discorso. “Speravamo che il Presidente annunciasse un piano ambizioso o che annunciasse più misure esecutive per frenare la deportazioni”, ha segnalato il giovane immigrato. Dal canto loro, i repubblicani non hanno posto molta enfasi sull'immigrazione non autorizzata nella loro risposta non ufficiale al discorso di Obama.

Cathy McMorris, rappresentante federale e presidente della Conferenza Repubblicana, è stata incaricata di pronunciare il discorso di risposta. “Stiamo lavorando a una riforma delle leggi sull'immigrazione con soluzioni specifiche che si centrino in primo luogo sulla sicurezza delle frontiere e che assicurino che gli Stati Uniti possano continuare ad attirare i lavoratori migliori e più brillanti del mondo”, ha segnalato.

Anche se le deportazioni hanno raggiunto cifre record durante la presidenza di Obama – una media annuale di quasi 400.000 –, il Presidente è stato rieletto nel 2012 con il 71% dei voti ispanici. Lamar Smith, legislatore repubblicano per il Texas, ha definito “antinordamericana” la politica di immigrazione del Presidente. “Aiuta coloro che non sono cittadini ma pregiudica i cittadini statunitensi”, ha detto in un comunicato.

“Il Presidente vuole concedere permessi di lavoro a milioni di immigrati illegali che poi competeranno con gli statunitensi senza lavoro per pochi impieghi”. Non ottenendo l'approvazione di una riforma, una cosa che il Presidente ha promesso durante le sue campagne elettorali, Obama ha creato nel 2012 un programma di sospensione temporanea della deportazione per i giovani portati nel Paese senza autorizzazione dai genitori quando erano bambini.

In base ai dati federali, fino a settembre del 2013 più di 567.000 giovani, noti come “dreamers”, hanno beneficiato della misura, che include il permesso di lavoro. Il dibattito sulle modifiche alle leggi sull'immigrazione proseguono in un anno in cui molti legislatori affrontano le elezioni. I candidati repubblicani potrebbero vedersi minacciati da avversari più conservatori che assicurino che modificare lo status migratorio di persone non autorizzate a vivere nel Paese equivale a premiare quanti hanno infranto la legge. I leader della Camera e altri repubblicani lavorano alle proprie proposte, che sperano di presentare presto ai loro colleghi.

Traduzione a cura di Aleteia

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