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Maria Cristina di Savoia, la beata “reginella poverella” dei Napoletani

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Aleteia - pubblicato il 27/01/14

“La nostra Reginella Santa, ha trasformato la nobiltà di censo in nobiltà di Grazia”, ha detto il cardinale Crescenzio Sepe

La Regina delle Due Sicilie Maria Cristina, nata Savoia ma moglie di Ferdinando II di Borbone e madre di Francesco II, è stata proclamata beata il 25 gennaio nel corso di una cerimonia nella basilica di Santa Chiara, a Napoli.

La beatificazione di Maria Cristina di Savoia rientra in un certo qual modo nella “santità regale” che ha coinvolto anche Casa Savoia: diversi suoi membri sono stati riconosciuti santi o beati mentre di altri è in atto la causa di beatificazione o canonizzazione.

Una cronaca del tempo, scovata dal biografo Luciano Regolo, come si legge in un volume uscito da poco, Maria Cristina di Savoia. La Regina innamorata di Gesù (Kogoi edizioni), la descrive così: “Un volto perfettamente ovale, due occhi del più limpido celeste. Quando sorrideva si formavano sulle guance due piccole fossette. Bianchissima di carnagione, rosee le gote. Capigliatura lunga, di finissimo oro, lucente come la seta. Alta, nobile il portamento, proporzionata in tutte le sue parti; un angelo, insomma d'animo e di corpo”.

Ventiquattro anni appena di vita e tre anni di Regno sono stati sufficienti per lasciare un’impronta indelebile nella storia. Già in vita i sudditi la chiamavano “la Reginella Santa”. Credente, attenta ai bisogni della povera gente, non è un caso che sia stato papa Francesco a chiudere una causa iniziata nel 1859.

Nata a Cagliari nel 1812 dove Casa Savoia si trovava in esilio, essendo il Piemonte occupato dalle forze napoleoniche, e subito consacrata alla Madonna di Bonaria, resta orfana di padre a 11 anni e della mamma, che muore per un cancro al seno, a 20. Vorrebbe diventare suora Sacramentina, ma suo cugino Re Carlo Alberto vuole per lei un matrimonio politico per rinforzare il casato. Lei non sa che fare ma sceglie per umiltà quanto decidono per lei. Così, nel 1832, sposa Ferdinando II delle Due Sicilie.

Quando arriva a Napoli, sede del regno, trova ad attenderla una città in festa. Decide di ricambiare l'affetto, riscattando al Monte di Pietà tutti i pegni fino a un valore di sei ducati, restituendoli ai legittimi proprietari. Regala poi una parte del denaro destinato ai festeggiamenti per le nozze a duecentoquaranta giovani spose povere della città. Quando visita il patrono san Gennaro, si presenta con un diadema appartenuto alla madre, che da quel giorno fa ancora parte del tesoro del santo.

La sua umiltà e la sua carità erano immense e conquistarono presto i napoletani: inviava denaro e biancheria, dava ricovero agli ammalati, un tetto ai diseredati, assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale, sosteneva economicamente gli istituti religiosi e i laboratori professionali, togliendo dalla strada gli accattoni.

L’opera più grande legata al suo nome fu la «Colonia di San Leucio», con una legislazione ed uno statuto propri, dove le famiglie avevano casa, lavoro, una chiesa ed una scuola obbligatoria.

Non si occupò del governo dello Stato, ma fu assai benefica la sua influenza sul marito, ottenendo da lui la grazia per molti condannati a morte e miglioramenti di vita per i soldati e per il personale di corte.

Morì a causa di una setticemia tre anni dopo il matrimonio, 15 giorni dopo la nascita di Francesco II, il figlio tanto desiderato, l’ultimo Re di Napoli. Una morte che lei stessa aveva predetto e accolto con rassegnazione. Alla nascita, con in braccio il tanto atteso Francesco, lo porse al sovrano, affermando: “Tu ne risponderai a Dio e al popolo… e quando sarà grande gli dirai che io muoio per lui”.

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