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L’apertura dell’Archivio Segreto di Pio XII? Sarà un’attesa breve

True Restoration

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 24/01/14

Come hanno lavorato gli archivisti?

Gumpel: Il lavoro da fare era innanzitutto una cernita, cioè mettere insieme ciò che deve stare insieme, perché alcune questioni si sono protratte per anni, con documenti sparsi in varie scatole. Poi occorreva fare una divisione secondo i vari tipi di questioni: alcune lettere chiedono soldi, altre chiedono informazioni su persone disperse, altri sono documenti strettamente diplomatici. Quindi c’è un miscuglio di cose. In secondo luogo, c’erano due possibilità: rilegare queste cose o metterle in “faldoni”. Il vantaggio dei faldoni è che i documenti rimangono sciolti e quindi possono essere fotocopiati più facilmente. Nei faldoni poi occorre assegnare al materiale una numerazione che permette all’investigatore di trovare facilmente quello che cerca. Inoltre – e questo è un lavoro immane – si debbono fare degli indici delle decine di migliaia di nomi che sono menzionati: questo è un primo indice, un indice di persone, che mi permette di verificare con relativa facilità se una persona X ha avuto contatti con la Santa Sede, e per quale questione. C’è poi un secondo indice: secondo le diocesi, secondo le nazioni, ecc., con cui uno può sapere se una diocesi ha avuto contatti con la Santa Sede in questo periodo, di cosa si è trattato, quale è stata la risposta, ecc. Poi il terzo indice è tematico: secondo vari temi, uno può conoscere così le risposte della Santa Sede ai vari governi, le prese di posizioni fondamentali. Tutto questo richiede molto tempo.

In questi anni stanno ancora lavorando a questo?

Gumpel: Sì, e sono arrivati già a buon punto. Io regolarmente ho chiesto al Prefetto dell’Archivio Segreto, il vescovo dott. Sergio Pagano, “quando siete pronti?”. Lui naturalmente è molto cauto e non vuole fissare un determinato giorno, ma senza specificare quando saranno aperti gli archivi, si può pensare che sarà un’attesa breve.

Lei già trent’anni fa, ad ogni modo, mise mano agli scatoloni?

Gumpel: Sì, da subito dopo la mia nomina a Relatore io avevo preso un accordo con i pochi archivisti di allora, con i quali io avevo rapporti molto cordiali anche perché sapevano che il Papa mi aveva dato questo ordine, che prevedeva che se nel loro lavoro avessero trovato cose che potevano interessarmi mi avrebbero dovuto mandare una copia del documento. Questo lo hanno fatto regolarmente, in modo che io – via via che il lavoro procedeva – ho potuto lavorare alla Posizione che abbiamo presentato soltanto nel 2004. Dunque, non abbiamo avuto fretta. In alcuni casi le Postulazioni sono andate di fretta, e questo a me non è mai andato giù. Io sono uno storico di professione: occorre esaminare ogni singola questione per avere la certezza scientifica. In questo archivio non c’è niente che io non abbia visto: il Postulatore, il professor Molinari, ed io, abbiamo voluto esaminare ogni cosa fino in fondo per poi presentare le cose alla Congregazione e sottoporla alle tre discussioni: prima da parte degli storici, poi da parte dei teologi, ed infine dai cardinali e vescovi della Congregazione. Ci furono 13 votanti che all’unanimità diedero parere estremamente positivo ed hanno consigliato all'allora Pontefice, oggi emerito, Benedetto XVI, di procedere subito alla Dichiarazione di eroicità delle virtù di Papa Pacelli. Benedetto XVI, per il quale avevo lavorato parecchio quando lui era Prefetto della Congregazione del Santo Uffizio, ha voluto considerare lui stesso le cose, perché ci sono diverse opposizioni alla causa di beatificazione.

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olocaustopapa pio xiishoahvaticano
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