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L’apertura dell’Archivio Segreto di Pio XII? Sarà un’attesa breve

True Restoration
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Intervista a padre Peter Gumpel, Relatore della Causa di Beatificazione di Papa Pacelli, che racconta i suoi 20 anni di lavoro tra le carte di un pontificato tanto tormentato

Ma perché questo materiale è rimasto “segreto”?

Gumpel: Bisogna sapere una cosa, e questo è importante: tutti gli Stati hanno un limite di tempo nel quale non si possono consultare gli archivi statali. In alcuni casi sono 30 anni, in altri 50, in qualche caso persino 100 anni. In Vaticano non c’è una legge che determina questo, ma c’è una norma secondo cui gli archivi relativi ad un pontificato diventano accessibili 70 anni dopo la morte del Sommo Pontefice. Questo voleva dire che nel caso di Pio XII, per la causa del quale io ero responsabile come Relatore, gli atti del suo pontificato si sarebbero dovuto aprire nel 2028, essendo lui morto il 9 ottobre 1958.

Qual è la consistenza del materiale in questo archivio di Pio XII?

Gumpel: Molte persone non se ne rendono conto. Si parla di 16 milioni di facciate! Un’enormità di lettere inviate alla Santa Sede, di risposte date, ecc. Lei può capire che per mettere ordine a questo materiale c’è voluto un lavoro immane. Il personale era molto limitato: per i primi 20 anni, c’erano soltanto 2 archivisti professionisti. Ora sono molti di più, data l’esigenza di rendere finalmente accessibili questi archivi. È quello che noi vogliamo, anche per poter definitivamente controbattere a tanti attacchi e tante idiozie che sono state dette su questo pontificato.

Quale periodo copre il materiale dell’archivio?

Gumpel: L’archivio è relativo a tutto il periodo di Pio XII. Se uno vuol capire le cose avvenute durante la guerra deve vedere anche quello che precede, perché questo spiega molte decisioni prese. È interessante guardare anche ai 12 anni quando Pacelli è stato Nunzio apostolico in Germania, e poi i 9 anni in cui fu Segretario di Stato di Pio XI: Pio XI è morto nel febbraio ’39, quindi gli atti e gli archivi sono aperti. Ma chi li consulta? Quasi nessuno. Dobbiamo anche ricordare che la Santa Sede sotto Paolo VI diede ordine di pubblicare documenti diplomatici che riguardano la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di 12 volumi con migliaia e migliaia di documenti, una collezione intitolata Atti e documenti della Santa Sede in riferimento alla Seconda Guerra Mondiale. Questi sono già pubblicati: io ho avuto contatti con i tre esperti che si sono occupati di preparare questi volumi. Il loro primo volume è uscito nel 1963, l’ultimo, cioè il dodicesimo, è uscito nel dicembre 1981, dunque ci sono voluti 18 anni. Questi esperti hanno trovato gli scatoloni come io li ho trovati: una scatola dopo l’altra, hanno preso in mano ogni documento al suo interno, hanno selezionato ciò che aveva un interesse e alla fine hanno pubblicato migliaia e migliaia di pagine che sono accessibili. Ma chi le legge? Pochissime persone. L’ho potuto constatare in colloqui privati con professori universitari, soprattutto dell’America del Nord, e mi sono accorto che molte di queste persone non conoscono né l’italiano, né il tedesco, e quindi non hanno avuto la possibilità di studiare questi Atti. Anche il francese crea loro problemi. Noi, ad ogni modo, speriamo che in un periodo ormai relativamente breve tutti gli Atti nell’Archivio Segreto Vaticano e nell’Archivio della Segreteria di Stato siano resi accessibili.

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