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Il santo patrono dei giornalisti

©GIANCARLO GIULIANI/CPP

padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 24/01/14

Padre Francesco Occhetta offre una riflessione sulla figura di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e sul ruolo che i media

“Come la regina delle api – scrive il patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales nella Filotea – non esce mai senza essere circondata da tutto il suo piccolo popolo, così la carità non entra mai in un cuore senza condurre al suo seguito tutte le altre virtù. Come un buon capitano le mantiene tutte in esercizio e le impiega in vari compiti, come soldati: chi per un servizio, chi per un altro; chi in un modo, chi in un altro; chi prima e chi dopo; chi in questo luogo chi in quell’altro.
Il giusto è come un albero piantato lungo un corso d’acqua che porta i frutti nella sua stagione. Quando la carità entra in un’anima, produce in essa frutti di virtù, ciascuno a suo tempo”.

Potrebbero essere queste le parole che San Francesco di Sales rivolge ai giornalisti di oggi.

“Ogni vocazione ha le sue virtù particolari: le virtù proprie di un Vescovo non sono quelle di un principe; le virtù adatte ad un soldato non sono quelle di una donna sposata; quelle di una vedova, sono altre ancora. E’ vero che tutti devono possedere tutte le virtù, ma questo non vuol dire che debbano praticarle allo stesso modo; ognuno deve impegnarsi in modo tutto speciale in quello proprie dello stato cui è stato chiamato”.

E le virtù di un giornalista? Dire sempre la verità ed essere credibile, vale a dire non farsi umiliare mai perché si è stati falsificati o comprati. Quando si avvicina il 24 gennaio, giorno in cui la Chiesa fa memoria di Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli scrittori cattolici, la domanda che nasce è sempre la solita: “Come mai è stato scelto proprio questo Santo?”.
In realtà le ragioni sono molte ma per riscoprirle occorre ancora una volta immergersi nella sua vita e nei suoi scritti.
La vita di Francesco di Sales è stata intensa e breve, vive solo 55 anni (1567-1622). È allievo dei gesuiti a Parigi, mentre a Padova, guidato dal p. Antonio Possevino, completa i suoi studi di utroque iure (è definita così la doppia laurea in diritto canonico e in diritto civile).

La sua Savoia sul piano politico apparteneva al Piemonte e in quegli anni regnava anni il Duca Carlo Emanuele I (1580-1630).
C’è un punto che ci accomuna. Vive un passaggio d’epoca come lo stiamo vivendo noi. È per questo che San Francesco di Sales va anzitutto considerato un “uomo ponte” che ha testimoniato la sua fede in un contesto ostile. Davanti ai problemi nuovi che sfidavano la Chiesa e il mondo non ha dato risposte vecchie.
Per lui la controriforma cattolica inizia dal recuperare la propria interiorità per “sentire interiormente” ciò che Dio suggerisce alla vita dell’uomo per renderlo libero. Per far questo scrive (si calcola più di 30.000 lettere), predica (in un contesto calvinista) e parla delle cose di Dio nei colloqui personali.

I contenuti della fede che comunicherà attraverso i “nuovi media” di allora hanno come momento generativo la sua crisi di fede che Francesco vive nell’anno 1587: una notte oscura in cui per sei settimane non mangia, non dorme, piange, si ammala. Ne esce affidandosi a Dio: “io vi amerò, Signore”.
Dall’infanzia agli studi di Parigi e di Padova, dal sacerdozio all’episcopato a Ginevra, dalla missione “rischiosa” in terra protestante all’amicizia spirituale con Giovanna de Chantal, dalle iniziative per fondare un nuovo istituto di vita apostolica al desiderio di ritirarsi in un eremo… emerge un ritratto di un uomo della nostra epoca che ha voluto sanare le fratture religiose e politiche in un’Europa che desiderava trovare la sua pace nella cultura e nella società.

La sua conversione non cessa di stupire anche quanti non credono. Aveva tutto ma gli mancava l’essenziale. Dalla Chiesa è stato dichiarato “dottore dell’amore”. Egli era convinto che nel trattare con gli uomini, inclusi gli eretici, bisogna sempre evitare “l’aceto”, ma usare la dolcezza, la comprensione, la stima, il dialogo serio e sincero.
“Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”. La vita di Francesco di Sales si può riassumere, attraverso questa pennellata di colore, dove la bontà è la graduazione forte, il rigore e la perseveranza sono i tenui.
La gente lo amava perché si sentiva amata da lui. L’Enciclopedia Garzanti della Letteratura definisce san Francesco così: “Elegante predicatore e prosatore alieno dai toni aspri, abile nell’intrecciare immagini e idee”.
La sua forza è stata la capacità di accogliere la sua debolezza. Come prete inizia a vivere una serie di sconfitte. Dal pulpito non è ascoltato così decide di pubblicare dei foglietti volanti, simili a grandi tweet del tempo! Li faceva scivolare sotto gli usci delle case o li affiggeva ai muri. Questo modo di trovare forme nuove di comunicare l’unica Parola di vita convince la Chiesa a mettere sotto la sua protezione la vita dei giornalisti, degli scrittori di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale … ma anche protettori dei sordomuti.

Dai suoi scritti esce un tratto umano dolce e sereno; a livello spirituale è un “longanime” (con l’animo grande). Ecco un suo consiglio che aiuta a relazionarci tra noi: raccomanda prima di accogliere una persona di accogliere se stesso: “È necessario sopportare gli altri, ma in primo luogo è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi ad essere imperfetti”. Poi chiede di vedere la realtà con oggettività e non centrata solamente su se stessi: “Quel che facciamo per gli altri ci sembra sempre molto, quel che per noi fanno gli altri ci pare nulla”.
Francesco è un uomo perdente, dice: “Bisogna avere un cuore capace di pazientare; i grandi disegni si realizzano solo con molta pazienza e con molto tempo”.
Nella letteratura spirituale rimangono fondamentali alcune sue opere come “Introduzione alla vita devota” e “Trattato dell’amore di Dio”.

Non convinse con la minaccia e la paura ma con l’amore e la sua testimonianza, molti ugonotti ritornarono nella Chiesa Cattolica. Guarda ciò che preoccupa la vita interiore con ironia: “È un ottimo segno che il nemico si ostini a bussare alla porta: questo vuol dire che non ha ottenuto quello che voleva”. In più è capace di usare immagini per parlare della grandezza di Dio: “Diciamo così: Dio è il pittore, la nostra fede è la pittura, i colori sono la parola di Dio, il pennello è la Chiesa”.
L’11 dicembre 1622 a Lione dopo una confessione muore per un attacco di apoplessia il 28 dicembre.
Il 24 gennaio 1623 il suo corpo è traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, poco dopo viene portato nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal perché posa essere visitato dalla gente.

È beatificato il 8 gennaio 1662, dopo tre anni dopo è canonizzato (19 aprile 1665) dal pontefice Alessandro VII. Nel 1877 è proclamato Dottore della Chiesa mentre dal 1923 è patrono dei giornalisti. San Francesco di Sales, è tra i padri della spiritualità moderna e tra i principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Al suo nome si sono ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco.
Ai giornalisti lascia il suo testamento: “Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo”.

Ci ha lasciato scritto: “Vi garantisco che ogni volta che sono ricorso a repliche pungenti, ho dovuto pentirmene. Gli uomini fanno di più per amore e carità che per severità e rigore”.
È il suo invito per essere bravi giornalisti oggi, sotto la sua protezione.

Vedi www.ucsi.it

Qui l'articolo originale

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