Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Turchia nell’Ue? Due civiltà a confronto

@DR
Condividi

Si riparte con i negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione Europea, ma Van Rompuy frena

di Stefano Magni

Proprio mentre in Svizzera, a Montreaux, iniziavano i colloqui sulla Siria, a Bruxelles arrivava Recep Tayyip Erdogan, uno dei protagonisti principali della vicenda siriana. Non per parlare della guerra civile, questa volta, ma per tornare a negoziare sulla vecchia questione dell’accesso della Turchia nell’Unione Europea. Vecchia, ormai, perché se ne parla sin dal lontano 1959, quando il Paese a cavallo di due continenti chiese per la prima volta di accedere all’allora Comunità Economica Europea. Quest’ultimo round negoziale è iniziato a novembre 2013. Ma con l’incontro di martedì sembra essersi di nuovo arenato. La Turchia, questa estate, come tutti ben ricordano, è stata teatro di una serie di manifestazioni di massa, affrontate con una dura repressione. Un comportamento degno di una dittatura, non certo di una democrazia liberale che aspira a far parte dell’Ue.

La questione si è ulteriormente aggravata in queste settimane, perché la magistratura e la polizia, accusate di complottare contro il governo, sono state massicciamente epurate. Novantasei magistrati trasferiti o assegnati ad altro incarico, quattrocento funzionari di polizia licenziati: si tratta della più massiccia purga negli apparati di Stato turchi nella pur tormentata storia del governo Erdogan. Il premier accusa le forze dell’ordine e i giudici di agire nell’ombra contro il governo e su tutto aleggia lo spettro del golpe militare laico (“Ergenekon”) che l’esecutivo islamico teme più di ogni altra cosa. Ma i magistrati che sono stati colpiti sono soprattutto coloro che avevano iniziato a indagare sulla corruzione del governo. Come se non bastasse, la settimana scorsa Ankara ha promulgato una nuova, surreale, legge, che vieta ai medici di prestare pronto soccorso ai feriti senza prima aver ricevuto una regolare autorizzazione del governo. È una violazione di ogni etica medica, a partire dal giuramento di Ippocrate, che si può spiegare solo in un modo: si vuol vietare di prestare soccorso ai manifestanti. Una roba da dittatura, appunto.

Di fronte a queste continue manifestazioni di abuso di potere, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio d’Europa, ha subito fatto sapere ad Erdogan che deve impegnarsi di più, se vuol candidare veramente la Turchia all’ingresso nell’Ue: come minimo deve rispettare i principi basilari della separazione del potere giudiziario da quello esecutivo. E poi rispettare maggiormente i diritti di assemblea e manifestazione dei suoi cittadini.

Come sempre quando si ha a che fare con i rappresentanti delle istituzioni dell’Unione Europea, anche questo colloquio e queste raccomandazioni appaiono un po’ superficiali. Il problema, infatti, non è solo nelle istituzioni, ma anche nella società turca contemporanea. Basti pensare, giusto per fare un solo esempio emerso di recente, al dramma dei matrimoni minorili. È lo stesso Ministero dell’Interno di Ankara che ha lanciato l’allarme e ha divulgato le cifre: si contano, in appena tre anni, 134.629 minorenni sposati, senza il loro consenso. Fra questi, le “spose bambine” sono 128.866. Il numero di richieste di permessi per matrimoni di adolescenti è cresciuto del 94%. Indice di arretratezza economica? Fino a un certo punto, perché se è vero che queste pratiche sono diffuse quasi esclusivamente nelle regioni dell’entroterra anatolico più arretrato, è anche vero che la Turchia, da dieci anni a questa parte sta vivendo un lungo boom economico.

La crescita del benessere, dunque, non ha affatto determinato un cambiamento di mentalità, con buona pace di chi sostiene che, grazie all’ingresso nel mercato unico europeo, i turchi si “modernizzerebbero”. Il fenomeno a cui si assiste è invece quello di una progressiva radicalizzazione dell’islam. Anche a spese dei cristiani. 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni