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La trasparenza dello IOR

© Gabriel BOUYS / AFP
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L’istituto vaticano prosegue nella sua road map verso il riconoscimento internazionale e l’applicazione di standard di trasparenza utili alla lotta al riciclaggio

Lo IOR vuole tornare ad avere rapporti stabili con le istituzioni finanziarie italiane. E' quanto si apprendere leggendo un rapporto della stessa banca vaticana in cui si dice anche che il responsabile dell'istituto ha ordinato una serie di inchieste speciali nel 2013 riguardo a conti sospetti come parte del suo programma per migliorare la trasparenza.

"Lo Ior è ansioso – si legge nel rapporto – di riprendere una completa interazione con le istituzioni finanziarie italiane mentre è in attesa di una revisione da parte delle autorità regolatorie della Santa Sede e di disposizioni anti-riciclaggio da parte del Vaticano" (Reuters, 22 gennaio).

Al momento tuttavia si tratta solo di un auspicio che non ha ancora una base legale nei rapporti con il nostro paese e con la Banca d’Italia, questo nonostante il Comitato Moneyval del Consiglio d‘Europa abbia approvato il primo report del Vaticano e della Santa Sede lo scorso 9 dicembre 2013. Tuttavia – e questa può essere la spiegazione della mancanza del riconoscimento – la Banca d’Italia ha espresso le sue perplessità sul fatto che il prossimo controllo internazionale sia stato predisposto tra due anni e non alla fine dell’anno in corso. Per il momento, quindi, nonostante un generale miglioramento dei rapporti tra le autorità dei due Paesi, lo IOR rimane a tutti gli effetti per le nostre autorità un banca di un Paese extracomunitario a legislazione antiriciclaggio non equivalente all'Italia (Corriere della Sera, 22 gennaio).

Nel frattempo è stato avviato un «esame sistematico» sui clienti dell'Istituto, «per individuare eventuali informazioni mancanti o incomplete». Alla fine del 2013, lo IOR aveva esaminato «approssimativamente il 55% di tutti i clienti (circa 10.000 record di dati clientela) e ha preso contatto con tutti i soggetti per i quali il database non era completo. Nell'ambito di questo processo, l'Istituto ha dato la precedenza ai clienti più grandi e attivi. Si prevede che l'intero processo durerà fino alla fine della prima metà del 2014». Attualmente, le istituzioni rappresentano l'85 percento circa degli asset dello IOR». Le relazioni con i clienti che non rientrano nelle categorie stabilite «saranno chiuse – prosegue il report – sotto l'attenta supervisione dell'AIF (l 'Autorità di informazione finanziaria presieduta dal cardinale Attilio Nicora, ndr) . Si tratta di un processo operativo continuo, che non va confuso con la conclusione o la sospensione di rapporti con i clienti per sospetta violazione delle norme contro il riciclaggio del denaro. Queste ultime misure, infatti, sono e resteranno prerogativa esclusiva della supervisione e delle autorità giudiziali vaticane» (Vatican Insider, 22 gennaio)

Nel frattempo ulteriori impegni sono stati presi per aumentare la trasparenza dell'istituto, segnale fondamentale per rimediare alla “cattiva fama” che circonda la banca. Inoltre questo aspetto è parte del programma di Papa Francesco che – quando rispondeva alla domanda sul destino dello IOR – disse: «Io non so come finirà lo Ior; alcuni dicono che forse è meglio che sia una banca, altri che sia un fondo di aiuto; altri dicono, chiuderlo… Non saprei dirle come finirà questa storia… dobbiamo trovare il meglio. Ma, questo sì, le caratteristiche dello Ior – sia banca, sia fondo di aiuto, sia qualsiasi cosa – devono essere trasparenza e onestà».

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