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Sub-umanesimo: la visione del mondo dei vostri amici e vicini

Harald Groven

Aleteia Team - pubblicato il 21/01/14

Sarah: Quindi stai dicendo che non sarebbe giusto per noi.

Abramo: No, non lo sarebbe. Abbiamo speranze e sogni da realizzare e cose da offrire. Tu stai lavorando a quel romanzo. Non lo vuoi finire? E che mi dici di quello studio legale che sogno da sempre di aprire? Queste sono cose reali che possono offrire qualcosa alla gente reale.

Sarah: Quindi questa bambina non è reale?

Abramo: Quanto reale è un bambino che non diventerà mai un adulto? Che sarà sempre bloccato, con una mente a malapena razionale…

Sarah: La fai sembrare una scimmia o altro.

Abramo: Mi dispiace. Non intendevo questo. È solo che l’umanità…non è un assoluto. È come una specie di scala mobile.

Sarah: Uccideresti un cucciolo di scimmia? Nemmeno mangi carne di vitello.

Abramo: Non tollero la crudeltà di chi uccide per divertimento o trae piacere nel causare sofferenza. E nemmeno tu.

Sarah: Quindi tu ed io a che punto siamo sulla scala mobile?

Abramo: Beh… siamo adulti, che lavorano e pagano le tasse, il cui lavoro è socialmente utile – non siamo criminali o trafficanti umani. Abbiamo amici, leggiamo libri, sosteniamo l’arte. E il nostro scopo è crescere un bambino o due che possano fare lo stesso. Che diventeranno col tempo completamente umani nel modo in cui noi siamo riusciti ad essere.

Sarah: Quindi quando diventeremo vecchi e decrepiti saremo meno umani?

Abramo: Un pochino meno. Poi un pochino meno, col tempo, man mano che le nostre capacità svaniscono e i piaceri umani vengono meno, e avremo sempre meno cose che ci terranno saldamente legati al mondo, sempre meno ragioni di temere la fine. Potremo persino arrivare a desiderarla.

Sarah: Quindi tua nonna è meno umana di me?

Abramo: Non lo è stata sempre. Era una tale donna nel fiore degli anni! Avresti dovuto vederla fronteggiare quella guardia nazionale al Kent State!

Sarah: Ma è meno umana adesso?

Abramo: Ridotta sulla sedia a rotelle, con demenza senile, con il dolore per tutto il giorno…. credo che in momenti di lucidità direbbe lo stesso. Di sicuro, se dovessi finire come lei, so che mi sentirei meno umano, e spero che non lascerai che qualche dottore ben intenzionato mi attacchi a una macchina per prolungare le cose e le mie sofferenze.

Sarah: Credi che tua nonna stia soffrendo?

Abramo: Lo so che sta soffrendo

Sarah: E cosa pensi che significhi?

Abramo: Che i dottori hanno fatto il possibile. Che la vita può essere dura a volte. Che dovremmo accogliere i bei momenti quando possiamo, perché non durano a lungo. Oh, Sarah. È questo che intendo. Abbiamo la possibilità di avere ancora pochi anni di felicità – forse venti o trenta o magari quaranta – con figli normali che condurranno una vita normale. Poi tutto sarà finito e ce ne saremo andati. E sarà il loro turno. È giusto sprecare tutto questo, buttare via questa opportunità di un po’ di felicità? E per cosa?

Sarah: Per soffrire, immagino. È questo che stai dicendo. Affrontare sofferenze senza senso per prendersi cura di una bambina la cui sofferenza sarà anch’essa senza motivo, come quella di tua nonna e di chiunque altro.

Abramo: Esatto.

Sarah: Quindi se decidiamo di abortire questo bambino – non sussultare, è di questo che stai parlando, sii uomo! – e io finissi per essere divorata dai sensi di colpa, anche questo non avrebbe senso?

Abramo: No, cercherò di aiutarti a superare la cosa. Mi prenderei la mia parte di responsabilità in questa decisione davvero, davvero seria. Ma la nostra sofferenza, perché soffrirei anche io – mi spezza il cuore – avrà senso in base alla futura felicità che ci permetterà di avere. E ai nostri altri figli.

Sarah: Che altrimenti non vorresti avere.

Abramo: Beh, no. Non credo avrebbe senso.

Sarah: A lungo termine, cos’è che lo ha?

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abortobioeticacomunismoeutanasianazismo

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