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L’archivio vaticano sulla Shoah presto accessibile? Tanto rumore per nulla

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 21/01/14

Il prof. Napolitano commenta così l’ultima indiscrezione su una prossima apertura: “Molti di quei documenti sono già disponibili”

La notizia, pubblicata dal Sunday Times e ripresa lunedì dall’ANSA, vuole avere i toni del grande annuncio. Il rabbino Abraham Skorka, che a settembre è stato ospite di Papa Francesco nella residenza di Santa Marta, ha rivelato al giornale inglese che il pontefice avrebbe l’intenzione di aprire presto gli archivi vaticani con i documenti relativi al periodo della Shoa. La realtà, tuttavia, come ha già ricordato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, è diversa, dal momento che questa apertura è prevista da anni; si aspetta soltanto che gli archivisti abbiano finito il loro lavoro di ordinazione e catalogazione.

Aleteia ha chiesto al Professor Matteo Luigi Napolitano, docente di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi “Guglielmo Marconi” di Roma e massimo esperto dei rapporti tra Vaticano e la Shoah, di raccontarci come stanno realmente le cose.

Professore, cosa pensa della notizia lanciata dal Sunday Times?

Napolitano: Intanto la cosa non è nuova. Gli archivi di Pio XII sono in fase di riordino da gran tempo. Da molti anni ne è stata annunciata l’apertura. È in fase di riordino del materiale e in stadio molto avanzato.

Ma non esiste ancora una data certa per l’apertura degli archivi?

Napolitano: La data, oltre che naturalmente dal Papa, viene in qualche modo “fissata” dalla “road map” degli archivisti, per cui dipenderà da quando gli archivi tecnicamente saranno pronti e fruibili per la consultazione degli studiosi, secondo norme archivistiche invalse che anche la Santa Sede si è data. Bisogna anzi dire che la Santa Sede è molto più accurata di altri Stati nel seguire la prassi archivistica consolidata. Quindi, quando gli archivi saranno pronti per la loro concreta fruibilità da parte degli storici, essi certamente saranno aperti. Ormai questo lavoro su Pio XII, come dicevo, è in fase avanzata. Certo potrebbero esserci alcune lacune, frutto di alcuni rimaneggiamenti passati; ma la cosa certa è che la Santa Sede ha tutto l’interesse ad aprire questi archivi. Consideriamo poi che gli archivi sono già aperti per quello che riguarda il periodo dal 1922 al 1939, cioè il periodo di Pio XI. Si può studiare quindi tranquillamente il rapporto col Fascismo e col Nazismo. Il rapporto con la Shoah, che durante la Seconda Guerra Mondiale preoccupa per la sua questione umanitaria le grandi democrazie, ha infatti i suoi prodromi nelle leggi antisemite, che non sono solo della Germania e dell’Italia, ma anche di altri Paesi europei. In Europa Orientale, per esempio, non sono poche le pratiche discriminatorie legalizzate verso gli ebrei. Possiamo quindi già studiare l’atteggiamento del Vaticano verso quelle leggi e verso quelle pratiche.

Che era un atteggiamento di opposizione a quelle leggi?

Napolitano: Era un approccio severo, critico, certamente. E questo approccio si rinnova con forza durante la Seconda Guerra Mondiale quando alcuni Stati vogliono imitare la Germania di Hitler, diventandone satelliti; e ciò anche nella prassi della deportazione degli ebrei, collaborando attivamente con la Germania a questo fine. Ma se noi vogliamo studiare il rapporto della Santa Sede rispetto all’antisemitismo che in Europa si diffonde, ed è negli anni Trenta soprattutto che si diffonde in Germania e in Italia, ebbene tutto ciò lo si può studiare già adesso. E la documentazione già esistente ci dice tanto di quello che poi sarà la posizione della Santa Sede durante il secondo conflitto mondiale. Il padre Lombardi ha ragione: non ci sarà nulla di nuovo sotto il sole, soprattutto perché esistono già dei documenti della Santa Sede sul periodo 1939-45, pubblicati in undici volumi, ahimè, poco conosciuti.

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ebreipapa pio xiishoahvaticano
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