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Nel 2012 picco delle ostilità sociali verso la religione

Matt McClenahan
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Avversione alla religione in un terzo dei 198 Paesi e territori analizzati dal Pew Research Center

Le ostilità sociali collegate alla religione hanno raggiunto nel 2012 il picco degli ultimi sei anni, in base a un recente rapporto del Pew Research Center.

Un terzo dei 198 Paesi e territori dello studio del Centro presentava ostilità sociali “dure” o “molto dure” nei confronti della religione, con un aumento rispetto al 29% del 2011 e al 20% del 2007. Alcuni di questi Paesi hanno una popolazione molto numerosa. Nel loro insieme, riuniscono quasi il 75% della popolazione mondiale.

Le ostilità sociali includono “abuso di minoranze religiose da parte di individui o gruppi nella società per atti percepiti come offensivi o minacciosi verso la fede maggioritaria del Paese”, ha spiegato il Pew Research Center il 14 gennaio.

La violenza si è intensificata nello Sri Lanka a prevalenza buddista, dove i monaci hanno attaccato luoghi di culto sia musulmani che cristiani. Gli attacchi contro i cristiani copti in Egitto sono aumentati nel 2012, e i gruppi nazionalisti induisti in India hanno intensificato gli sforzi per rafforzare le norme religiose.

È aumentata anche la violenza di massa collegata alla religione, così come la violenza terroristica legata alla religione, che include una sparatoria nell’agosto 2012 in un tempio sikh nel Wisconsin (Stati Uniti) che ha ucciso sei fedeli e ne ha feriti tre.

Circa il 18% dei Paesi ha sperimentato violenza settaria o collettiva nel 2012, con un aumento dall’8% del 2007.

La percentuale dei Paesi in cui le donne subiscono vessazioni a causa dell’abbigliamento è aumentata al 32%, con un aumento dal 7% del 2007.

Ogni Paese che presentava ostilità sociali “molto alte” nel 2011 ha continuato a rientrare tra quelli con la stessa definizione nel 2012: Pakistan, India, Russia, Israele, Indonesia, Iraq, Nigeria, Somalia, Sudan, Territori Palestinesi, Egitto, Yemen, Afghanistan e Kenya. Sei nuovi Paesi si sono poi aggiunti alla lista: Siria, Libano, Sri Lanka, Bangladesh, Thailandia e Myanmar.

Tra le regioni del mondo, solo le Americhe non hanno visto un aumento delle ostilità sociali collegate alla religione. Il Medio Oriente e il Nordafrica hanno sperimentato l’aumento maggiore.

Anche se le ostilità sociali sono aumentate in modo significativo, il numero di Paesi con leggi formali che pongono restrizioni alla religione è aumentato di pochissimo. Nel 2011 i Paesi con un livello di restrizioni governative alla religione “molto alto” erano 20, diventati 24 l’anno successivo.

Le restrizioni, ad ogni modo, sono aumentate in settori come l’interferenza governativa nei confronti del culto o delle pratiche religiose, le limitazioni alla predicazione pubblica e l’uso della forza governativa contro i gruppi o gli individui religiosi.

L’interferenza governativa nei confronti del culto o di altre pratiche religiose è salita al 74% dei Paesi analizzati dal 69% del 2011 e dal 57% del 2007. La predicazione pubblica è ora limitata nel 38% dei Paesi, mentre quasi la metà ha usato la forza contro i gruppi o gli individui religiosi.

I ricercatori del Pew hanno fatto ricorso a informazioni disponibili pubblicamente, tra cui quelle del Dipartimento di Stato statunitense, della Commissione statunitense sulla Libertà Religiosa Internazionale, dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla Libertà di Religione e di Credo, del Consiglio dell’Unione Europea e di Amnesty International. Alcuni degli aumenti riportati potrebbero essere dovuti all’uso di migliori fonti di informazione.

Il rapporto non include dati sulla Corea del Nord perché il Paese è “chiuso agli esterni”.

[Traduzione a cura di Aleteia]

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