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«Il monoteismo cristiano contro la violenza»

© DR
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Un documento della Commissione teologica internazionale affronta il tema del rapporto tra l'idea dell'unico Dio e l'intolleranza. Affrontando a partire da una visione trinitaria le «pagine difficili» della Scrittura

«In quale modo la teologia cattolica può confrontarsi criticamente con l'opinione culturale e politica che stabilisce un intrinseco rapporto fra monoteismo e violenza? In quale modo la purezza religiosa della fede nell'unico Dio può essere riconosciuta come principio e fonte dell'amore fra gli uomini?».

Verte intorno a queste due domande di grande attualità un nuovo documento della Commissione teologica internazionale intitolato «Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza», diffuso oggi dal Vaticano con la pubblicazione su La Civiltà Cattolica. La Commissione teologica internazionale è l'organismo della Congregazione per la dottrina della fede formato da un gruppo di teologi di tutto il mondo a cui il Papa affida la riflessione su alcuni temi particolarmente caldi rispetto alla comprensione della fede. In passato è stato questo organismo – ad esempio – ad esaminare questioni come il rapporto tra la Chiesa e le colpe del passato o la speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza aver ricevuto il Battesimo.

Il testo diffuso oggi è il risultato di un lavoro durato quasi cinque anni e che fa i conti con un'osservazione che si sente spesso avanzare dalla cultura laica: quella secondo cui esisterebbe «un rapporto necessario fra il monoteismo e le guerre di religione». In 40 pagine suddivise in cinque capitoli il testo affronta in maniera approfondita questa obiezione. Non solo mettendo in chiaro che l'idea di monoteismo diventa «troppo generica quando è usata come cifra di equivalenza delle religioni storiche». E che la Chiesa ritiene «come moltissimi contemporanei, credenti e non credenti, che le guerre interreligiose, come anche la guerra alla religione, siano semplicemente insensate».

Ma il documento della Commissione teologica internazionale va anche molto più in là, invitando i cristiani a porre l'attenzione – a partire dalla verità di Gesù Cristo – sul rapporto fra rivelazione di Dio e umanesimo non violento. Prendendo anche in esame le cosiddette «pagine difficili» della Scrittura, quelle cioè che proprio per via di parole e gesti violenti «rimangono anche per noi credenti molto impressionanti e molto difficili da decifrare»: dalla distruzione di Sodoma e Gomorra alle piaghe d'Egitto, dalle forme di violenza sacrificale allo sterminio del nemico che segue la vittoria.

La lettura che viene proposta invita a cogliere che già nell'Antico Testamento «il senso ultimo dell'alleanza di Dio con l'antico popolo rimane la rivelazione della sua misericordia e della sua giustizia». «L'amore della potenza – si legge ancora nel documento – non è mai stata neppure la prima parola di Dio. È stata la parola, invece, della tentazione e del delirio di onnipotenza del primo Adamo, che rimosse l'evidenza della creazione e contaminò per sempre – ma non insuperabilmente – il linguaggio dell'umana teo-logia».
Tutto questo diventa poi ancora più chiaro nella figura di Gesù che nel disegno della salvezza diviene via per il superamento della violenza: «Gesù disinnesca radicalmente il conflitto violento che egli stesso potrebbe incoraggiare, in difesa dell'autentica rivelazione di Dio – scrivono i teologi -. In tal modo egli conferma, una volta per tutte e per sempre, il senso autentico della sua testimonianza a riguardo della giustizia dell'amore di Dio».

Il documento prosegue poi nel mostrare come la stessa dinamica trinitaria di Dio, così come annunciata dalla fede cristiana, diventi via al rifiuto della violenza e alla riconciliazione tra gli uomini. E quale sia lo sguardo profetico sulla pace che il cristiano è chiamato ad annunciare anche nel confronto con l'ateismo. Per concludersi con uno sguardo anche al fenomeno della persecuzione religiosa sempre nella prospettiva di fede, più che delle (comunque necessarie) risposte politiche.

Abbiamo provato a riassumere in poche battute una riflessione molto densa che chiede di essere ovviamente letta per intero. Quello che però ci preme sottolineare fin da subito è la fecondità di questa riflessione. Si è discusso molto – anche in un passato molto recente – sul rapporto tra la dottrina della Chiesa e la teoria della guerra giusta. Questo documento, a nostro avviso, porta la discussione a un livello molto più profondo: quello di una riflessione sull'essenza di uno sguardo cristiano sulla pace e sulla guerra. In questo senso – dunque – quanto scritto dalla Commissione teologica internazionale in questo testo diventa un punto di riferimento importante per tratteggiare i contorni di un pacifismo autenticamente cristiano.

Articolo tratto da Missionline

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