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La sofferenza. Un bene o un male per l’uomo?

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Dimensione Speranza - pubblicato il 16/01/14

3. Viene dall'amore e porta all'amore

Se dunque la sofferenza non è una fatalità, né un castigo, perché allora Dio, che è onnipotente e buono, permette il dolore delle sue creature, dei suoi figli? È un'obiezione antica, formulata già nel III secolo d.C. dallo scrittore latino Lattanzio, che si rifaceva a Epicuro: «Se Dio vuole eliminare il male, ma non può farlo, vuol dire che non è onnipotente, il che è contraddittorio. Se può farlo, ma non lo vuole, è perché non ama gli esseri umani, il che è ugualmente contraddittorio. Se non può e non lo vuole, vuol dire che non ha né potenza né amore, e dunque non è Dio» (4). Che cosa rispondere?

Dall'incontro tra ragione e fede è possibile comprendere che solo il riferimento all'amore consente di andare al di là del mistero del dolore e di coglierne la forza redentrice. In realtà Dio non vuole il male. Gesù stesso, per manifestarsi come Redentore del mondo, ha compiuto numerose guarigioni da ogni sorta di infermità: «Cristo si è avvicinato incessantemente al mondo dell'umana sofferenza. "Passò facendo del bene" (Atti, 10,38), e questo suo operare riguardava, prima di tutto, i sofferenti e coloro che attendevano aiuto. Egli guariva gli ammalati, consolava gli afflitti, nutriva gli affamati, liberava gli uomini dalla sordità, dalla cecità, dalla lebbra, dal demonio e da diverse minorazioni fisiche, tre volte restituì ai morti la vita. Era sensibile a ogni umana sofferenza, sia a quella del corpo sia a quella dell'anima. E al tempo stesso ammaestrava, ponendo al centro del suo insegnamento le otto beatitudini, che sono indirizzate agli uomini provati da svariate sofferenze nella vita temporale» (5).

Si può dire che la sofferenza, insita nella condizione stessa di creatura, consente a Dio di manifestare il suo amore. Essendo amore infinito, combatte il male in tutte le sue forme, non solo in quella del male assoluto che è il peccato, ma anche in tutte le altre sue manifestazioni personali e ricadute sociali. «Non vi è male da cui Dio non possa trarre un bene più grande – scrive Giovanni Paolo II -. Non c'è sofferenza che egli non sappia trasformare in strada che conduce a lui» (6). Al punto che Dio chiama tutti noi a «vincere il male con il bene» (Rm 12,21) e ci giudicherà sull'impegno che avremo posto per alleviare le sofferenze dei fratelli, di tutti i sofferenti: i poveri, gli affamati, gli assetati, gli ignudi, i forestieri, i carcerati, gli ammalati (cfr Mt 25, 31-46). La fede, dunque, illuminando la ragione umana, ci aiuta a fare la scoperta incredibile che la sofferenza viene dall'amore e porta all'amore.

Viene dall'amore. Infatti, ogni persona è essenzialmente un «chiamato alla vita», dalla quale la sofferenza è inseparabile. Ora, la vita nessuno se la può dare da sé, ma è sempre ricevuta attraverso un atto d'amore. La vita è sempre un «dono». Ciò significa che ogni uomo (credente o non credente, non importa) è chiamato a fare la «stupefacente esperienza» di ricevere la vita come un dono gratuito di amore, un dono d'inestimabile valore, poiché è molto meglio vivere ed esistere con i limiti intrinseci propri di ogni creatura mortale, piuttosto che non esistere e semplicemente non essere. «La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza. L'essere umano è fatto per il dono, che ne esprime e attua la dimensione di trascendenza» (7). Non solo, quindi, la vita umana viene dall'amore, ma la persona umana si sviluppa grazie all'amore, in quanto essa è essenzialmente un essere-in-relazione e tende all'amore. La categoria della «relazione» ci porta a scoprire che «la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. […] Ciò vale anche per i popoli» (8).

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malesofferenza

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