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La sofferenza. Un bene o un male per l’uomo?

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Dimensione Speranza - pubblicato il 16/01/14

1. Non è una fatalità

Esiste un proverbio popolare, molto diffuso: «Non cade foglia che Dio non voglia». E lo si applica ai casi più diversi: a un incidente stradale, a un incontro sbagliato, all'insorgere di un tumore o di un'altra malattia. Ma le cose non stanno così. Il male non è una fatalità, né una maledizione. È vero, c'è tutta una serie di eventi naturali «negativi» che non dipendono dalla libertà umana – terremoti, inondazioni, malattie, morti improvvise -, ma bisogna ammettere che in molti casi questi eventi negativi sono favoriti o causati dall'irresponsabilità degli uomini, i quali, anziché tutelare e rispettare la natura, la distruggono colpevolmente. La vita, in particolare quella umana, e il mondo sono certamente meravigliosi. Sono però realtà create. Ora, tutto ciò che è creato è finito, è limitato, non può essere perfezione assoluta. Questa esiste solo in Dio. Fin qui arriva la ragione umana. Dal canto suo, la fede conferma che Dio ha creato il mondo con amore infinito, ma il creato, proprio perché tale, non può essere che limitato e finito, sebbene sia destinato alla divinizzazione.

In realtà, la creazione è, per natura sua, incompiuta e si rinnova di giorno in giorno. L'uomo e la natura vivono in stato di parto, secondo l'efficace immagine di san Paolo. Anche i padri della Chiesa consideravano i «gemiti» della natura come i gemiti del parto, della vita nuova che nasce: il pianto degli animali, le sofferenze dell'umanità, i disastri naturali, le malattie e la morte… non sono una maledizione, ma il gemito della creazione che anela alla redenzione (cfr Rm 8, 19-23). Sono il segno che la creazione del mondo non è ancora terminata, ma tende al suo compimento; quando la creazione sarà completata, avremo «cieli nuovi e terra nuova», dove «la morte non ci sarà più. Non ci sarà più lutto, né pianto né dolore» (Ap 21, 1.4).

Pertanto, i mali fisici, le infermità, le malformazioni genetiche, le ingiustizie non sono segno che Dio è assente o lontano, ma manifestano l'incapacità delle creature, finché sono in cammino, di poter accogliere il dono totale di Dio che potranno ricevere invece al termine della storia. Il nostro mondo è ancora in costruzione, la creazione non è ancora ultimata e l'uomo è concreatore con Dio. Il mondo non ha ancora raggiunto la sua perfezione, né il fine a cui è stato destinato nel disegno salvifico di Dio. Passo passo, tra molte contraddizioni e prove, tra slanci e scoraggiamenti, l'umanità di secolo in secolo si avvicina al suo ultimo termine, quando «Dio sarà tutto in tutti» (1Cor, 15, 28).

Di conseguenza, i limiti del creato, i cataclismi, le disgrazie segneranno sempre il cammino dell'umanità verso il Regno, perché il mondo, essendo una realtà finita e creata, non può, mentre è in itinere ricevere la pienezza di vita, che sarà il dono ultimo e completo che riceverà da Dio. In altre parole: gli avvenimenti negativi (il dolore, il male, la sofferenza) sono inevitabili nella storia dell'umanità, perché fanno parte della finitezza della creazione in cammino; essi però non sono il termine ultimo, non sono fine a se stessi, ma acquistano significato nella prospettiva della perfezione finale, a cui anche il creato è destinato: «Sappiamo infatti che quando si smonterà la tenda della nostra casa terrena, riceveremo da Dio un'abitazione, una casa non costruita da mani d'uomo, eterna, nei cieli» (2Cor 5,1). La Parola ci parla di una misteriosa ma reale trasformazione dell'universo. La risurrezione dà senso non solo alla vita umana, ma anche alla creazione.

In conclusione, dall'incontro tra la ragione e la fede possiamo comprendere che la sofferenza non è una fatalità, né una maledizione; è invece la condizione affinché la creatura, accettando i limiti della propria finitezza, li superi nella pienezza di vita in Dio a cui anela ed è destinata. Il dolore, cioè l'esperienza della propria finitezza, quindi non è che una tappa del cammino dell'umanità e del mondo verso la propria piena realizzazione, verso l'incontro trasfigurante con Dio creatore e Padre.

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malesofferenza

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