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I santi nei film sono credibili? Il cinema s’interroga

@DR

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 16/01/14

Forse è più facile trattare temi religiosi tirandoli fuori da storie non religiose?

Falcone: Assolutamente sì. Io mi rifaccio alle cose di cui mi sono appena occupato. San Francesco il Vangelo non lo andava predicando, lo praticava giornalmente negli atti. Se mi dici “quello è un santo”, questa è didascalia pura. Fammi vedere come si comporta, poi spetterà a me stabilire se è un santo o meno. Per carità, io sono solo un raccontatore di storie. Mi è capitato di imbattermi in personaggi come Padre Pio, e lì mi è servito più di un anno di ricerca storica. Quello che m’interessa sempre è l’umanità, la verità che c’è dietro la persona. Che sia un santo o meno a me non interessa. Ci sono storie di santi che sono bellissime, perché prima di diventare santi, sono stati dei grandissimi peccatori. E' quello che mi attrae come sceneggiatore.

Quindi i film religiosi che preferisce sono quelli di Pasolini, della stessa Cavani?

Falcone: Certo, pensi alla religiosità che c’è in Mamma Roma, all’ultima scena che è una crocefissione, con Maria e il figlio messo in croce. Fatta da un regista comunista, ateo, ma che aveva una religiosità pazzesca. Lo stesso vale per Liliana Cavani, una regista che decide alla fine della sua carriera di fare il terzo Francesco, e che si interroga sul senso della vita in questo modo trattando un tema spirituale. Questo significa che non si possono fare distinzioni manichee di credenti e non credenti, significa che oggi, per come sta andando il mondo, non puoi fare a meno di porti certe tematiche, certe riflessioni sulla fede, sul senso della vita. Io mi sento privilegiato per aver avuto come professionista e come uomo la possibilità di fare un film su San Francesco.

Come è stata questa esperienza?

Falcone: Beh, per un professionista è un’esperienza unica nella vita. Tenga conto che noi non abbiamo fatto il San Francesco dei Fioretti o quello che tutti conoscono, ma abbiamo fatto il San Francesco che mette in atto tutti i giorni il Vangelo, che sta sulla strada, che sta con la gente, che si spoglia di tutto ma non solo fisicamente, in tutti i sensi, e che soprattutto non fa proselitismo perché non gli interessa. Dice che prima di fare la rivoluzione fuori, tu devi cambiare dentro te stesso. Solo quando tu sarai cambiato potrai andare in giro a cercare di convincere gli altri che quello che stavi facendo era sbagliato. Ed è una lezione incredibile in un momento della vita in cui, come vede, oramai i giochi sono scoperti. Da un lato c’è chi può, dall’altro c’è chi fruga nei secchi della mondezza. E San Francesco ci dice che non è giusto che questo accada, in un mondo in cui c’è uno spreco di soldi, di cibo. Lavorare su questo film, ha coinvolto come persone, non come professionisti, sia me che Giammario Pagano, che è il mio partner sceneggiatore. Noi abbiamo cominciato a lavorare su questo film un anno e mezzo prima che Bergoglio diventasse Papa e scegliesse il nome Francesco. Si immagini la nostra gioia quando è comparso questo personaggio che arrivava dal Sud America, con questa faccia bellissima, e che ci sta rivelando la verità.

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Tags:
cinemasan francesco d'assisisanti e beati
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