Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

La “Manif pour tous” a Roma, censurata?

© DR
Condividi

L'incontro a difesa della famiglia tradizionale e per la libertà di parola non trova spazio sui giornali, di tutti gli schieramenti

di Gianfranco Amato

Piazza Santi Apostoli 11 gennaio 2014. Più di quattromila persone gremiscono lo spazio lungo e sottile antistante alla celebre Basilica romana dedicata ai dodici discepoli di Nostro Signore. Sono lì ad una manifestazione organizzata da La Manif pour tous Italia per dimostrare in favore del diritto di parola, in difesa della famiglia naturale, contro un’inesistente emergenza omofobia, contro la propaganda omosessualista e contro l’imposizione di un’ideologia gender di stato. Ci sono giovani, donne, anziani, famiglie con bambini, sacerdoti. Un popolo per rivendicare, in nome della libertà, i diritti garantiti dagli articoli 19, 21, 29 e 30 della Costituzione della repubblica italiana. 

Non mancano autorevoli esponenti della politica italiana e noti parlamentari, tra cui i senatori Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri, Lucio Malan e gli onorevoli Eugenia Roccella e Gian Luigi Gigli. Presenti anche numerosi giornalisti delle principali testate nazionale, gli inviati dell’ANSA e alcuni intervistatori radiotelevisivi delle principali reti nazionali ed internazionali (da Radio Vaticana a La Voce di Russia, l’ex Radio Mosca). Si tratta, indubbiamente, di un’importate kermesse, degna di cronaca. 

L’aspetto surreale è come un simile evento sia potuto letteralmente scomparire dalla cronaca. Chi avesse voluto reperirne traccia nei quotidiani del giorno dopo, si sarebbe trovato davanti ad una sorpresa. Di Piazza Santi Apostoli nessuna menzione, giacché lo spazio mediatico sul tema era dedicato ad altre notizie. Il Corriere della Sera, primo giornale d’Italia, dava ad esempio grande rilievo ad un articolo intitolato "Sicilia, mutui agevolati alle coppie gay"; sottotitolo: "Crocetta: «Svolta storica, siamo i primi in Italia»". Lo storico quotidiano romano, Il Messaggero, nella pagina internazionale pubblicava l’articolo intitolato "Obama: «Matrimoni gay dello Utah saranno riconosciuti a livello federale" (sottotitolo: "L’amministrazione Obama prende posizione nella battaglia legale per i matrimoni gay nello Utah, affermando che il governo federale riconoscerà le oltre 1300 nozze già celebrate anche se lo stato non intende farlo"). Mentre nella cronaca dedicata alla Città Eterna, lo stesso giornale metteva in prima pagina la notizia del corteo che il giorno prima aveva sfilato alla Magliana dietro lo striscione «Ciao Daniele, non ti dimenticheremo», per ricordare il giovane omosessuale trovato ucciso. Sempre Il Messaggero precisava che quella la marcia era «stata promossa dalle associazioni gay ed Lgbt» ed «ha visto riunirsi in strada circa trecento persone». Si dava anche notizia del fatto che «sul luogo dell’omicidio sono stati deposti fiori da Vladimir Luxuria, Imma Battaglia, Fabrizio Marrazzo (Gay Center) e Aurelio Mancuso (Equality)».

Leggendo i quotidiani nazionali di domenica 12 gennaio 2014 si scopre in realtà che la notizia del giorno relativa alla Capitale è proprio la marcia in memoria dell’omosessuale assassinato. Il Corriere della Sera titola: "«Ciao Daniele» Corteo, lacrime e applausi per gay ucciso". Non è da meno La Repubblica: "Magliana, fiaccolata per Daniele il gay ucciso in via Pescaglia". Il giornale di Largo Fochetti precisa che «il corteo, scortato da polizia e carabinieri, è stato molto partecipato», e che «un lungo applauso è risuonato in strada quando i manifestanti hanno incrociato via Pieve Fosciana, dove abitava il giovane parrucchiere che nelle ore libere faceva volontariato al Gay Center, assistendo le vittime di aggressioni omofobe».

La notizia viene riportata da tutti i giornali, compresi ovviamente quelli di centrodestra. Libero, infatti, così titola il pezzo dedicato alla marcia dei trecento: "Roma: omicidio gay, alla Magliana manifestazione in ricordo vittima". Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro riportava anche stralci di dichiarazioni rilasciate da Maurizio Veloccia, presidente del Municipio Roma XI e partecipante alla manifestazione: «Di fronte ad episodi come questi deve essere ancora più grande l'impegno di tutti, istituzioni in primis, per contrastare i fenomeni di emarginazione e stringere, ancora di più, le maglie del tessuto sociale del territorio, mettendo in campo iniziative ed azioni concrete; è nostra intenzione intitolare a Daniele il nuovo Parco che sta nascendo a Magliana, sulla Golena del Tevere, per mantenere vivo il suo ricordo». 

Potremmo andare avanti elencando quasi tutte le principali testate italiane. Ora, quello che davvero appare inquietante è che della manifestazione di Piazza Santi Apostoli non vi sia traccia mediatica. Ad onor del vero, una eccezione va segnalata. Si tratta del quotidiano Il Tempo, che ha avuto il coraggio di riportare la notizia titolando: "Quattromila a Santi Apostoli in difesa della famiglia naturale".

C’è qualcosa di inquietante nelle scelte editoriali di domenica 12 gennaio 2014, per cui si è dato un ampio risalto ai trecento del corteo della Magliana contro l’omofobia, e si è mantenuto un silenzio assoluto sui quattromila manifestanti di Piazza Santi Apostoli. Ma forse un motivo per questo strano atteggiamento giornalistico esiste ed è alquanto evidente. A Piazza Santi Apostoli, infatti, si è parlato liberamente di «famiglia tradizionale», di «adozioni gay», della «sterilità» fisiologica delle coppie omosessuali, di «famiglia naturale», e così via. Si tratta di espressioni tutte tassativamente vietate dalle famigerate Linee guida per una comunicazione rispettosa delle persone LGBT emanate dall’U.N.A.R., il nuovo MinCulPop repubblicano del XXI secolo (clicca qui)

L’idea di infrangere tali disposizioni, ed il rischio di un eventuale deferimento all’Ordine dei giornalisti, ha evidentemente fatto desistere i numerosi professionisti della comunicazione presenti alla manifestazione. Meglio ignorare l’evento. Così apprendiamo che le linee guida sono già pienamente operative, non foss’altro che per l’indubbio effetto di moral suasion nei confronti di giornalisti che tengono famiglia. Qualcuno avvisi la redazione de Il Tempo.

Qui l'articolo originale

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni