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Emergenza rifiuti: parroci e religiosi in prima linea per l’ambiente

@DR
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Tutto questo mentre le istituzioni non funzionano e la malavita si insinua nella gestione della spazzatura

Sono storie di tutti i giorni, e per questo poco raccontate. Ci ha pensato Davide Pelanda, giornalista e scrittore, in due suoi libri – A munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti (Sensibili alle Foglie, 2008), e La Chiesa e i rifiuti (Effatà Editrice, 2009)è andato a caccia di testimonianze e di documenti che disegnano un quadro di resistenza, di educazione civile e di incoraggiamento a quella cura del Creato che è concetto portante della Dottrina sociale della Chiesa.

Noi di Aleteia abbiamo intervistato l’autore, che anche attraverso la lettura di alcuni brani dei suoi libri, porta alla luce esempi, anche sorprendenti, di lotta quotidiana.

Come è nata l’idea di questi tuoi libri?

Pelanda: Ero in contatto con padre Zanotelli, che da Korogocho, a Nairobi, era arrivato a Napoli, al rione Sanità. Ho scritto il primo libro con la gentile prefazione del professor Maurizio Pallante, che all’epoca era consulente del Ministero dell’Ambiente. Mi sono soffermato molto su Napoli, ovviamente, perché il libro era del 2008 ed era appena scoppiata la situazione dei rifiuti a Napoli. Padre Zanotelli mi aveva passato del materiale, poi ho raccolto tante testimonianze di parroci e persone di Chiesa. Ho avuto poi occasione di conoscerne altre quando ho avuto l’occasione di andare a Napoli a presentare “A munnezza”, insieme a padre Zanotelli. La sala era piena, con più di 500 persone presenti. In quei due giorni abbiamo fatto lo Spazzatour, cioè ci hanno portato per due giorni a vedere le realtà di Napoli e dintorni sul problema dei rifiuti. E lì ho avuto modo di parlare con alcuni parroci che facevano un lavoro molto bello di educazione alla differenziata.

Quali sono stati gli incontri più significativi?

Pelanda: Io cercavo storie di praticità. Mi interessava, diciamo così, passare dall’ortodossia all’ortoprassi. E allora ho scritto un capitolo che riguarda storie di uomini e donne, nella Chiesa cattolica, che si mobilitano. E qui da Nord a Sud ce ne sono parecchi: abbiamo già detto di padre Zanotelli, ma anche monsignor Raffaele Nogaro, che all’epoca era vescovo di Caserta, che insieme a due o tre missionari si era fatto accompagnare presso la discarica Lo Uttaro e poi l’aveva occupata, sostenendo che bisognava chiuderla perché dietro la gestione di quella e dei rifiuti c’era la malavita. Po c’è la storia di monsignor Crescenzio Sepe a Napoli, che all’epoca si diede da fare nell’incontrare Berlusconi e Napolitano perché si era appena all’inizio della vicenda della discarica di Chiaiano e stava emergendo la storia della cosiddetta Terra dei Fuochi. Poi ho “incontrato” telefonicamente padre Pierangelo Sacramentino, sacerdote veneto della Parrocchia di N.S. di Lourdes, nella diocesi di Caserta, che in prima persona dopo la messa tirava giù uno schermo in Chiesa e faceva la spiegazione, anche grazie a delle slide, di come funziona la raccolta differenziata. E non era l’unico parroco a fare questo: sono stati tanti coloro che hanno preso alla lettera l’incitamento del cardinale di Napoli e di altri cardinali di attivare un’educazione capillare nelle parrocchie. Altri personaggi che ho incontrato sono padre Fernando Carannante, della Diocesi di Pozzuoli, e padre Gaetano Romano, parroco di San Giovanni a Teduccio, nella provincia di Napoli, ed altri. Queste sono tutte storie del Sud, che riguardano le vicende di Napoli.

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