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Legalizzare la marijuana?

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 13/01/14

Il 12 febbraio la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge Fini-Giovanardi che non distingue tra droghe leggere e pesanti. In Italia si riaccende il dibattito

Alla fine del 2013 l'Uruguay del presidente Josè Mujica è diventato il primo stato al mondo a legalizzare la coltivazione, la vendita e l'uso della marijuana con l'obiettivo di sottrarre terreno di coltura al narcotraffico. Negli Stati Uniti, da quando nel 1996 la California ha legalizzato l'uso della cannabis a fini terapeutici, è iniziato un cammino di progressiva apertura alla tolleranza. In Italia il 12 febbraio la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legge Fini-Giovanardi che non fa distinzione tra droghe pesanti e leggere: la detenzione è depenalizzata in entrambi i casi mentre è reato la produzione anche con una piantina sul balcone. Tuttavia, a marzo dello scorso anno, due ragazzi di Ferrari sono stati assolti dall'accusa di produzione di stupefacenti perché le quattro piantine di cannabis trovate in casa erano con tutta evidenza destinate al consumo personale. Sulla questione è tornato ad accendersi il dibattito tra le forze politiche ed esponenti del mondo delle comunità di recupero.

Il dibattito in Italia è stato riaperto dalle dichiarazioni dell’assessore lombardo all’agricoltura Gianni Fava (Lega Nord) favorevole all’abrogazione della normativa vigente, che considera “liberticida”. Da questa presa di posizione hanno però preso le distanze il segretario del suo partito Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

Se il leader di Sel Nichi Vendola insiste sulla riforma perché “la Fini-Giovanardi è una legge sbagliata, feroce, inefficace. Il proibizionismo non è altro che manna dal cielo per i narcotrafficanti”, il segretario del Pd Matteo Renzi ha sollecitato a ritornare alla distinzione tra droghe leggere e pesanti senza però passare “dal proibizionismo totale alla legalizzazione”.

All'ordine del giorno dei lavori della Camera è previsto l'esame di una proposta ddl proprio del Pd favorevole alla depenalizzazione anche della coltivazione della cannabis. Il ddl Manconi “in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati” prevede “la non punibilità della coltivazione per uso personale di marijuana e della cessione di piccoli quantitativi dei derivati della cannabis finalizzata all’immediato consumo personale. Si prevede, poi, il ripristino della distinzione del trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti, con una riduzione delle pene per le prime, fino alla completa cancellazione delle sanzioni amministrative per i consumatori dei derivati della cannabis”. Secondo il senatore democratico, “dopo trent’anni di fallimenti della politica proibizionista in tutto il mondo, che ha portato solo ampliamento del mercato e del numero di consumatori, carcerizzazione di massa e sofferenze sociali, si è avviata finalmente una riflessione da parte di molti enti pubblici e di alcuni stati nazionali” (Il Fatto quotidiano 7 gennaio).

Un ammonimento ad evitare superficialità in materia è arrivato da parte del mondo delle comunità di recupero. Il drammatico tema della droga è stato trattato da “alcuni esponenti politici ancora una volta con disarmante leggerezza, pressappochismo e mancanza di competenza”, ha scritto un cartello di 10 soggetti (Ceis don Picchi di Roma, Comunità Incontro, Exodus, Casa del Giovane di Pavia, Gruppo Valdinievole, Società cooperativa Papa Giovanni XXIII, Comunità d’accoglienza Agape, Comunità di San Patrignano, Comunità Promozione Umana e Comunità Mondo Nuovo) senza curarsi delle “conseguenze deleterie” per i giovani e le loro famiglie. “Dal nostro punto di vista, che è quello degli educatori – continua l'intervento – assistiamo sbigottiti a queste continue prese di posizione dettate spesso più da orientamenti ideologici che da evidenze scientifiche, che calpestano senza troppe difficoltà i principi educativi elementari e che mettono in discussione i capisaldi della nostra società” (Avvenire 11 gennaio). Critico anche don Mimmo Battaglia, presidente della Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche): “Non è la canna libera, o meglio controllata, che può salvarci oggi, ma la ricostruzione lenta e faticosa di un sistema autentico di valori che abbiamo smarrito” (Avvenire 11 gennaio).

Contrario a provvedimenti di liberalizzazione anche il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita: “Si è discusso a lungo sull'uso terapeutico della cannabis ma la 'droga non si cura con la droga', era la risposta di Giovanni Paolo II. Una sostanza tossica, come sostitutivo, non ha lo stesso compito di una terapia” (Vatican Insider 8 gennaio).

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