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In Cina le donne ancora costrette ad abortire

AP Photo/Alexander F. Yuan)

<span>Wu Yongyuan (der) muestra las medicinas que debe tomar su esposa Gong Qifeng (izq) para controlar su esquizofrenia. La pareja aduce que el trastorno mental de la mujer fue consecuencia del aborto que las autoridades de su pueblo le indujeron por la fuerza en cumplimiento de pol&iacute;ticas que limitan la cantidad de hijos que puede tener una pareja en China. La foto fue tomada el 4 de enero en la habitaci&oacute;n que alguil&oacute; la pareja en Beijing, adonde fue a reclamar una compensaci&oacute;n. (AP Photo/Alexander F. Yuan)</span>

Associated Press - pubblicato il 13/01/14

Un’artista di Pechino, Wang Peng, è riuscita a ottenere quelli che a suo avviso sono i feti di quattro aborti di gravidanze in stato avanzato avvenuti nella capitale nel 2013 e li ha usati in una mostra. Quest’ultima non è aperta al pubblico, e Wang non ha rivelato dove si svolga. Dice che è stata visitata da circa 100 persone invitate appositamente. Gli aborti forzati, ha dichiarato, “violano diritti che la donna ha per nascita, che le sono stati dati dalla natura. Non si rispetta la vita”. Non ci sono stime affidabili relative agli aborti forzati. Le vittime possono essere messe a tacere dalle autorità mediante minacce o denaro, e molte non sanno che queste azioni sono proibite. “Non diranno nulla a meno che non possano sopportare il dolore e debbano cercare assistenza”, ha spiegato Yang Zhizhu, docente di Pechino e difensore dei diritti di nascita.

Il marito di Gong, Wu Yongyuan, ha detto di non essersi preoccupato troppo quando ha saputo che sua moglie era rimasta incinta per la seconda volta. Alcune famiglie del suo villaggio hanno due o perfino tre figli. Quanto le autorità locali per la pianificazione familiare lo hanno saputo, però, l’hanno portata via. Wu ha dichiarato che da quando ha subito l’aborto sua moglie non è stata più la stessa. Piangeva per qualsiasi cosa, litigava con lui, picchiava lui e il figlio e non voleva avere contatti con nessuno. Nel maggio 2013, 18 mesi dopo l’aborto, le è stata diagnosticata la schizofrenia. Convinto che la causa del disturbo sia stato l’aborto, Wu ha chiesto un indennizzo alle autorità per pagare le cure per sua moglie, ma i funzionari della pianificazione familiare del suo villaggio, Lianyuan, hanno detto che non c’è modo di verificare che il problema sia una conseguenza dell’aborto e che può dipendere da altri fattori psicologici.

Il mese scorso Wu e sua moglie si sono recati a Pechino per presentare le proprie richieste a istanze superiori. Lunedì scorso Wu e Gong, in pigiama, sono stati cacciati dal proprietario della modesta stanza che avevano affittato dopo che era apparso un giornalista. Poco dopo è arrivata la polizia, che si è portata via la coppia. Un’ora dopo, Wu ha inviato un messaggio a un giornalista. “Probabilmente ci rimandano a casa”, ha scritto. “Il capo del partito del nostro villaggio ci ha chiamati e ci ha chiesto di ritornare per negoziare”. I produttori di AP Aritz Parra e Isolda Morrilo hanno collaborato a questo resoconto a Pechino.

[Traduzione a cura di Aleteia]

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