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Qualunque credo può essere riconosciuto civilmente come una religione?

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Gaudium Press - pubblicato il 10/01/14

Le limitazioni dello Stato per definire la religione sulla base del relativismo

Le recenti richieste di approvazione del registro per le nuove religioni in Europa evidenziano uno “sconcerto giuridico” in cui si manifesta la limitazione degli Stati nel definire ciò che costituisce una religione senza poterne valutare i contenuti. È questo il fulcro di un'analisi che Rafael Palomino Lozano, cattedratico di Diritto Ecclesiastico dello Stato dell'Università Complutense di Madrid, ha realizzato per l'agenzia Aceprensa.

I giudici affrontano limitazioni per poter stabilire chiaramente la definizione di ciò che costituisce una religione. Il motivo della riflessione è stata la recente decisione del Tribunale Supremo del Regno Unito che ha riconosciuto civilmente come religione Scientology, malgrado questo status le fosse stato negato nel 1970 considerando ciò che costituisce un'istituzione di questa natura. “Il culto religioso significa la deferenza o l'adorazione nei confronti di un Essere Supremo, ma non trovo questo aspetto in questa religione”, ha affermato quell'anno il giudice del caso. Analizzando le attività del gruppo, il giurista ha dichiarato: “Resto con l'impressione che non ci sia nulla in questo gruppo che abbia a che vedere con la deferenza nei confronti di Dio o di una divinità, ma semplicemente degli insegnamenti o una filosofia”.

Le circostanze sembrano essere cambiate, in base alla decisione a favore di Scientology dell'11 dicembre 2013. Secondo Palomino Lozano, “gli Stati occidentali sono orgogliosi del fatto di agire (o di cercare di agire) con 'neutralità e imparzialità'” in questi casi con un grande limite. A causa della ricerca della neutralità, “lo Stato non può arrogarsi la facoltà di dire che cosa è verità o menzogna nelle questioni religiose”.

Il formalismo come criterio unico

Per questo motivo, nelle regole che definiscono di fronte alla legge il registro delle religioni “si passa con facilità alla 'neutralità formale' o di requisiti”, ha dichiarato il docente. In questo modo, basterebbe apportare la documentazione sufficiente per ottenere benefici come realizzare atti con effetti legali come i matrimoni e il riconoscimento sociale proprio delle religioni (il che potrebbe significare il fatto di evitare di essere ritenuta una setta).

“Questo riconoscimento burocratico dell'aspetto religioso nel diritto finisce per essere questo: un formalismo”, ha avvertito l'esperto. "Da un 'prudente relativismo' (non giudicare per la verità dei contenuti) si potrebbe passare a un 'relativismo esagerato' (tutto vale). E l'effetto di quest'ultima forma di relativismo, a lungo termine, è la svalutazione dell'aspetto religioso. Se tutto è (o può essere) una religione, allora cosa non lo è?”.

Come esempi degli estremi a cui si giunge per l'applicazione del formalismo come criterio per riconoscere le religioni, Palomino Lozano ha citato la cosiddetta chiesa del Kopismo, riconosciuta in Svezia nel 2012 e che basa la sua “fede” sulla violazione della proprietà intellettuale. La sua attività fondamentale è copiare e incollare informazioni di ogni tipo attraverso Internet. Altri movimenti reclamano lo status di religione nonostante abbiano un carattere di parodia, come il Pastafarianesimo, che afferma di credere nel Mostro di Spaghetti Volante e i cui adepti portano uno scolapasta sulla testa. Altri, come la Universal Life Church, vendono attraverso Internet affiliazioni, certificazioni e pacchetti di prodotti che permettono ai loro associati di celebrare matrimoni e altri atti ufficiali.

Limitare la creazione di religioni?

Come modo per verificare ciò che potrebbe essere registrato come religione, vari Stati hanno stabilito concetti di “definizione negativa”, come quello del Registro speciale del Ministero della Giustizia in Spagna. Questa norma esclude “le attività, finalità ed entità collegate allo studio e alla sperimentazione dei fenomeni psichici o parapsicologici o la diffusione di valori umanistici o spiritualisti o altri fini analoghi estranei a quelli religiosi”. Una sentenza del 2001 del Tribunale Costituzionale del Paese ha tuttavia respinto questa misura considerando che “il Registro del Ministero della Giustizia non ha la capacità di arrogarsi la competenza di giudicare al di là dell'aspetto formale”, secondo quando affermato da Palomino Lozano.

Il docente ha proposto un ritorno al senso comune, che nel caso della definizione delle religioni è direttamente collegato al culto della divinità. Un apporto citato in questo senso è quello del professor Robert P. George, consigliere della Commissione Statunitense per la Libertà Religiosa Internazionale. “George scrive che la religione, nel suo senso più pieno, è la relazione con il divino”, ha spiegato Palomino Lozano. “Non tutte le applicazioni concrete di questa relazione sono perfette, lo sappiamo, ma nella misura in cui rispondono a questa idea, nella misura in cui si stabilisce questo rapporto, in base alla libera natura dell'uomo, siamo davanti a una questione positiva, valida e che merita la protezione dello Stato”.

I limiti che si impongono al riconoscimento civile delle religioni possono dar luogo ad abusi, ha concluso l'esperto spagnolo. “Ma gli abusi non legittimano di per sé il fatto di abbandonarsi a un relativismo totale in questa delicata questione”, ha avvertito. In un'epoca caratterizzata dal ritorno delle inquietudini religiose, questo fenomeno “non può trasformarsi in moneta falsa per il lucro di qualche speculatore”.

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