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Papa Francesco, in cammino verso la Luce

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L'editoriale di Vatican Magazine, il notiziario televisivo settimanale del Centro Televisivo Vaticano

“Desidero annunciare che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa”. Andare per ricordare lo storico abbraccio tra Papa Paolo VI e Atenagora. Andare per incontrare il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Già dall’inizio del suo pontificato Papa Francesco ci ha detto che vuole una chiesa che esca tra le strade per incontrare le persone concrete, correndo anche il rischio che diventi una chiesa incidentata, piuttosto che ritrovarsi una chiesa ammalata fatta di cristiani tristi e delusi. Così, come i Magi, Papa Francesco si mette in cammino anzi e mette in moto tutta la Chiesa.

Perché i Magi hanno intrapreso un viaggio venendo da molto lontano senza dimenticare i pericoli nei quali potevano incombere, mentre Erode che abitava molto vicino a Betlemme non si è mosso per andare a incontrare Gesù? Perché i Magi coltivavano nel cuore il desiderio della verità e non erano chiusi nel pregiudizio; Erode invece ha un cuore abitato dalla paura e dal sospetto che lo imprigiona nel suo palazzo facendogli tessere progetti di morte.

Il cammino nella vita per incontrare Gesù, lo sappiamo bene, è difficile oggi come ieri. E’ necessario superare ostacoli cercando di individuare sempre la stella che illumina la strada ma anche coltivando una virtù, la santa furbizia come la chiama Papa Francesco. “Si tratta di quella scaltrezza spirituale – precisa Papa Francesco – che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli. I Magi seppero usare questa luce di ‘furbizia’ quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada. Questi saggi venuti da Oriente ci insegnano come non cadere nelle insidie delle tenebre e come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita. Loro, con questa santa ‘furbizia’ hanno custodito la fede. E anche noi dobbiamo custodire la fede. Custodirla da quel buio. Ma, anche, tante volte, un buio travestito di luce! Perché il demonio, dice san Paolo, si veste da angelo di luce, alcune volte. E qui è necessaria la santa ‘furbizia’, per custodire la fede, custodirla dai canti delle Sirene, che ti dicono: ‘Guarda, oggi dobbiamo fare questo, quello…’. Ma la fede è una grazia, è un dono. A noi tocca custodirla con questa santa ‘furbizia’, con la preghiera, con l’amore, con la carità”.

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