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Armida Barelli: una donna oltre i secoli

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Sulla fondatrice della Gioventù femminile di Azione cattolica e collaboratrice di p. Gemelli nella realizzazione dell'Università Cattolica è uscito un libro delle edizioni Ave con dvd firmato Aleteia

Una donna che, come disse la sua prima biografa, Maria Sticco, nasce “nel tempo dei lumi a petrolio e delle carrozze a cavalli quando le ragazze perbene non escono da sole, né a capo scoperto, non studiano nelle scuole maschili e non partecipano alla vita pubblica” ma che attraverso le sue opere ed iniziative contribuì in maniera determinante alla valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa e nel proprio Paese. E' tutto questo Armida Barelli, fondatrice della Gioventù femminile di Azione cattolica che arrivò a contare oltre un milione di socie in tutte le diocesi e parrocchie italiane; co-fondatrice insieme a padre Agostino Gemelli dell'Università cattolica del Sacro Cuore e, ancora insieme a lui, fondatrice dell'Istituto delle missionarie della regalità, una nuova forma di vita consacrata nel segno della laicità, e dell'Opera della regalità per la partecipazione attiva dei laici, molto prima del Concilio Vaticano II, alla liturgia. Sulla vita e l'attualità ancora ai nostri giorni di Armida Barelli, per la quale è in corso il processo di beatificazione, è stato pubblicato un libro delle edizioni Ave e della Libreria editrice vaticana presentato il 10 gennaio a Roma. Al volume scritto da Barbara Pandolfi “Armida Barelli. Una donna oltre i secoli” è allegato un dvd con testimonianze e interviste curato da Aleteia Italia. Sul contributo di Armida Barelli alla vita della Chiesa e della società ecco alcune sottolineature dei partecipanti alla conferenza stampa di presentazione.

Quanto è stata rilevante Armida Barelli nella realizzazione dell'Università cattolica?

Mons. Claudio Giuliodori, assistente generale dell'Università cattolica del Sacro Cuore: La figura di Armida Barelli è inseparabile da quella di Agostino Gemelli il quale non avrebbe messo mano al progetto dell'Università Cattolica se non fosse stato esplicitamente sollecitato e provocato dalla Barelli la quale era già coinvolta per l'Istituto di filosofia voluto da Gemelli ma che, con la franchezza che la contraddistingueva, gli disse che avrebbe preferito impegnarsi nel sogno dell'Università dei cattolici. Un sogno ereditato sia da Barelli che da Gemelli sul letto di morte di Giuseppe Toniolo ed è importante cogliere la continuità e l'interazione tra questi giganti della storia della Chiesa e del nostro Paese perché agli inizi del secolo scorso hanno dato, ciascuno nel suo ambito, un contributo decisivo non solo a definire la fisionomia della Chiesa dopo le vicende dell'unità d'Italia, ma proprio ad offrire dei percorsi agli italiani sul versante culturale, sociale e spirituale di cui oggi ancora noi raccogliamo abbondanti frutti. Armida Barelli sta alle radici dell'Università cattolica e ne ha accompagnato tutto lo sviluppo, assicurando anche una serie di supporti popolari come l'idea della Giornata dell'Università cattolica proprio perché questa iniziativa non fosse l'espressione di un' elite culturale ma di un popolo. Quando noi parliamo del ruolo della donna nella Chiesa certamente Armida Barelli ha molto da insegnarci e da testimoniarci. In particolare nel rapporto con Università cattolica va sottolineata la forza con la quale ella volle dare alle donne le stesse opportunità date ai maschi. Mentre erano stati già aperti i collegi maschili collegati alla Cattolica, le cronache testimoniano una resistenza ad aprire collegi femminili. La Barelli s'impuntò anche con Gemelli affinché fossero date le stesse opportunità alle donne e nacque il Collegio Marianum perché non ci fossero discriminazioni. Risulta quindi assolutamente antesignana anche sotto questo aspetto la sua opera per la promozione della donna.

Quando Armida Barelli era molto giovane aveva detto di sé che sarebbe stata o missionaria in Cina o madre di 12 figli ma in realtà poi si aprì ad una terza via che è quella della consacrazione laicale…

Laura Lotteri, Istituto secolare delle missionarie della regalità di Cristo: La Barelli è partita da una visione religiosa molto tradizionale, anche devozionale e non è stata subito consapevole della vocazione cui era chiamata e che avrebbe attirato dietro di sé tante giovani. E' stata l'intuizione di p. Gemelli e del suo consigliere spirituale p. Mazzotti a spingerla a restare laica nel mondo. Lei obbedisce e attende con fiducia ciò che la Chiesa le chiede. Il fidarsi di Dio, vivere passo a passo, senza ansia di una collocazione nella Chiesa le permette di essere disponibile a queste nuove proposte. Così nel 1919 ad Assisi, nella chiesa di S. Damiano, fonda  fonda l'Istituto delle missionarie della regalità di Cristo. L'idea nuova è che si è laiche consacrate, non suore in casa, non religiose senz' abito. Laiche consacrate a Dio che fanno la scelta di vivere nella quotidianità del proprio lavoro e della vita domestica come tutti. Senza opere distintive né privilegi, vivere e lavorare come gli altri, credendo che si possa vivere il Vangelo nella vita quotidiana perché ovunque il Signore è incarnato e noi siamo presenti per grazia sua. Questa scelta nuova fece fatica ad essere capita ed apprezzata dalla Chiesa, di allora e anche oggi, perché c'è sempre la tentazione di annoverarci tra le religiose. Oggi l'Istituto ha più di 2000 membri ed è presente nei 5 continenti e in 32 Paesi, anche molto difficili come il Sudan o la Cina dove è accompagnato dalle suore dell' Istituto delle Terziarie francescane del Sacro Cuore di Xian che la Barelli aveva contribuito a fondare nel 1923 e che, resistendo alle vicende della Rivoluzione culturale, è ancora oggi presente con numerose suore e opere sociali soprattutto a favore degli anziani.

Si può dire che il filo rosso che unisce tutte le opere della Barelli sia la valorizzazione del laicato ancora prima del riconoscimento da parte del Concilio Vaticano II?

Franco Miano, presidente nazionale dell'Azione cattolica italiana: Senza l'esperienza della Gioventù femminile e di figure come Armida Barelli che l'hanno promossa capillarmente in tutta l'Italia probabilmente ciò che il Concilio Vaticano II ha recepito sarebbe stato diverso: l'Azione cattolica ha contribuito a preparare il Concilio. Chiaramente il Vaticano II è stato un evento dello Spirito, come tale unico e non del tutto riassumibile in categorie umane, ma come ogni grande evento dello Spirito viene facilitato da chi prepara il terreno, da chi spiana la strada. L'esperienza della Gioventù femminile ha spianato la strada attraverso la centralità della formazione nella vita di tutti i battezzati, la partecipazione alla vita liturgica, l'impegno di ogni credente del laico nel mondo e nella vita di tutti i giorni. La Gioventù femminile è stata la parte più forte dell'Azione cattolica perché numerosissima e in grado di esprimere figure che hanno poi portato avanti l'impegno non solo nell'Ac e nella Chiesa ma anche nella vita sociale e politica. La laicità, in questo caso, ha significato assumere in pienezza la propria identità di donne e la Gf ha espresso una singolare forma di femminismo, di contributo femminile alla vita della Chiesa e della società. Con coraggio, perché per testimoniare nella vita ci vuole coraggio e la Barelli stessa si sentiva impreparata a questo compito di aggregare le donne che ha significato, soprattutto in alcune parti d'Italia, farle uscire di casa e parlare in pubblico per la prima volta. La laicità nella Barelli è stata la capacità di coniugare la concretezza delle opere con una grande fede, una incrollabile fiducia nel Sacro Cuore che è stato il punto di forza della sua spiritualità. Un'altra dimensione va sottolineata ed è quella della condivisione: ciascuna delle opere realizzate dice della capacità di mettere insieme. E questo è proprio il valore del laicato associato di cui ci parla il Concilio e che la Barelli ci testimonia che, oltre alla testimonianza personale, si fa apostolato comunitario, capacità di condividere un'unica missione e un progetto.

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