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Amore impaziente, amore crudele

Ana Bierzanska
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Amare i nostri nemici è complicato come qualsiasi amicizia e richiede altrettanto lavoro

L'altro giorno ho avuto l'opportunità di fare una cosa che non facevo dai tempi del college: mi sono seduto e ho guardato i video di YouTube a tarda sera. Due mi sono rimasti particolarmente impressi. Il primo era un video cristiano sull'amore, che mira, suppongo, a migliorare l'efficacia dell'evangelizzazione cristiana. All'inizio del video, il presentatore si lamenta del fatto che i cristiani ignorino sempre il comandamento di Cristo di amare i nostri nemici. Poi un gruppo di giovani artisti cristiani dimostra come complichiamo sempre la questione fino a sentirci giustificati per il fatto di essere crudeli nei confronti dei nostri nemici per odio o per paura. In un breve sketch, un padre dice al figlio di essere duro e di attaccare i propri nemici. Il ragazzo replica “Pensavo che mi avessi sempre detto di amare i miei nemici”. Il padre resta sconcertato per un attimo, poi balbetta la sua giustificazione: “È amore duro”. Il video torna sul presentatore, che rotea gli occhi. “Gesù non vuole che viviamo con odio o paura”, afferma. “So che è un pensiero veramente scomodo, ma cosa succederebbe se l'unica cosa complicata nell'amare i nostri nemici fosse… che non è complicato?”

Il vero pensiero scomodo è che amare i nostri nemici è tanto complicato quanto qualsiasi amicizia (pensate al parente o all'amico di vostro marito o vostra moglie che vi sta meno simpatico) – e richiede altrettanto lavoro. In un momento che molti leader cristiani definiscono “post-cristiano”, con lo Stato e la cultura che non ci favoriscono, mi sono sempre stupito sentendo i cristiani ammonirsi reciprocamente di essere “non caritatevoli” verso il mondo ben più spesso di quanto sento voci che si levano in una giusta indignazione contro i nemici di Cristo.

“Amore duro”: roba da santi

Non dobbiamo compiere una ricerca troppo approfondita nella storia della Chiesa per trovare esempi di amore che oggi non sembrerebbero “caritatevoli” a molti di noi. Provate a trovare amore in San Nicola che colpiva Ario in faccia (amore di Cristo Dio-Uomo, la cui divinità veniva negata da Ario), o in San Pietro che colpiva marito e moglie morti per aver mentito sulle loro entrate (amore di Cristo Verità e della comunità che questa coppia aveva ingannato) – per non parlare di Cristo che rovescia i banchi e chiama il primo papa “Satana” guardandolo in faccia. Sicuramente, Cristo e i santi non agivano del tutto senza vizi. Una volta che vediamo l'amore in queste varie ombre, constatiamo la complessità del comandamento di “amare i nemici”. Non è semplice come parlare dolcemente o essere gentili con coloro che ci deridono. Non possiamo rischiare di far corrispondere all'amore la comune gentilezza.

San Paolo scrive: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato”. Secondo l'apostolo, “le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili”. Paolo scrive di ogni uomo. Sembra che Dio rifiuti di essere ignorato anche dai pagani, che sollecita con l'inevitabile responsabilità che viene con l'essere umano, nella fattispecie di arrivare a conoscere la verità e di conformare la propria vita ad essa.

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