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Insegnanti al limite

© Public Domain
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C’è una profonda crisi educativa nella scuola italiana e il ruolo e la funzione dell’insegnante è sempre più degradata

di Alfio Marcello Briguglia

La figura dell’insegnante presenta notevoli elementi di criticità. La scarsa attenzione riservata alla scuola dalla società e dall’agenda politica finisce per riflettersi sui docenti. Il loro lavoro non viene percepito né qualitativamente in termini di importanza, né quantitativamente in termini di ore di lavoro a scuola e a casa. Anche la strutturazione della cattedra a diciotto ore settimanali di lezione non dà ragione del notevole impegno richiesto, che va dalla preparazione delle lezioni alla correzione dei compiti; dalla individuazione, realizzazione e verifica delle strategie di insegnamento personalizzato alla valutazione; dalla continua formazione disciplinare alla conoscenza e all’uso didattico delle nuove tecnologie; dall’incontro con i genitori alla massiccia presenza a scuola nelle sempre più numerose attività curricolari e integrative come pure nei luoghi collegiali dove si elabora l’azione didattica ed educativa sia della singola classe sia dell’intero Istituto. Come a cascata, ne consegue anche una situazione economica particolarmente infelice rispetto all’importanza, alla specificità, alla delicatezza e alla quantità del lavoro.

 
Nel quadro delle sfide poste dalla nostra società complessa, tutto questo determina una crescente demotivazione da parte dei docenti, anche per un diffuso senso della scarsa incidenza se non addirittura dell’inutilità delle azioni didattiche ed educative poste in atto.
 
C’è poi il tema della comunicazione intergenerazionale. Non è più solo il naturale e positivo divario tra generazioni: le tecnologie digitali, sempre più usate dagli studenti, stanno creando nuovi problemi riferiti non solo ai diversi codici comunicativi e al divario nella capacità di gestione degli strumenti, ma anche a un diverso approccio alla conoscenza. Le competenze chiave su cui insiste molto l’Europa (si veda la strategia di Lisbona, 2000) e il Piano Nazionale Agenda Digitale del Ministero si riferiscono anche a questo problema.
 
Inoltre la scarsa presenza maschile in molti ordini e gradi di scuola, in controtendenza rispetto alla situazione lavorativa generale del nostro Paese, se da un lato recupera il valore prezioso e irrinunciabile del lavoro femminile, dall’altro potrebbe porsi come elemento su cui riflettere.
 
In una visione ancora più ampia sarebbe da aggiungere la situazione di crisi del mondo adulto, con l’assenza di punti di riferimento sicuri, su cui impostare l’azione culturale ed educativa nei riguardi delle giovani generazioni.
 
In questo contesto va recuperato il ruolo del docente, che collabora alla trasmissione del patrimonio culturale, nella convinzione che il sapere, se correttamente e motivatamente proposto, interessa i giovani perché dà “sapore” e senso all’esistenza. Egli educa gli studenti alla acquisizione di competenze irrinunciabili: prima fra tutte l’acquisizione del pensiero critico e l’autonomia di giudizio e di azione per gestire le varie situazioni della vita. A lui è richiesta anche la capacità di stabilire un corretto rapporto educativo-affettivo con gli studenti, sapendo che la buona relazione è garanzia per la trasmissione dei contenuti.
 
Importante è anche la capacità di condividere regole e di testimoniare una gerarchia di valori culturali, umani e sociali. La scuola si colloca così come una sorta di palestra di vita in cui docenti e studenti crescono nella competenza, ma anche nella responsabilità, in un clima costruttivo di reciproco confronto, nel quale trova spazio un equilibrato esercizio dell’autorità. L’insegnante quindi, oltre ad essere co-costruttore di saperi, è anche parte importante di un esercizio alla vita sociale che nella scuola si costruisce come prova di partecipazione alla più ampia vita della società.
 
Il bilancio tra la situazione di difficoltà e i compiti del docente non è però negativo. Ci sono tanti elementi positivi su cui puntare: l’impegno dei docenti che hanno messo in atto in questi decenni un incredibile ed efficace rinnovamento “dal basso” della scuola italiana, salvaguardandone la bontà e in più casi anche l’eccellenza; la costruzione di percorsi di formazione, peraltro non riconosciuti, per affrontare al meglio la sfida culturale ed educativa; la stessa capacità critica e di denuncia rispetto alle difficoltà educative e finanziare della scuola.
 
La realtà dei docenti è quindi variegata. Se da un lato presenta anche i segni della  rassegnazione e della resa, dall’altro dice la volontà di voler continuar e migliorare.

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