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Giaccardi: “La tecnologia, facile capro espiatorio per i nostri fallimenti relazionali”

@DR

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 09/01/14

L’esplosione del digitale ha creato una frattura generazionale tra coloro che ci sono nati dentro e quelli che invece ci si sono dovuti adattare, come avvenne negli anni Settanta con la televisione?

Giaccardi: In realtà è generazionale quel modo di trattare il web, del cinema o della stampa. Questo modo, cioè, un po’ apocalittico, un po’ preoccupato della perdita dell’autenticità, della perdita della realtà, dell’indebolimento dei legami, è generazionale. I ragazzi sanno benissimo che senza Facebook le loro relazioni sarebbero molto più faticose e difficili. È generazionale questo modo di inquadrare la questione del ruolo sociale del web. Però è anche vero che l’introduzione di ogni nuovo medium, o di ogni nuovo ambiente mediale, è sempre accolto da una resistenza che vede soprattutto l’elemento negativo. Accadde così per la televisione, ma anche per la stampa: pensiamo a McLuhan che ha scritto La galassia Gutenberg ricordando come la nascita della stampa avesse creato tutta una serie di problemi relativi alla trasmissione del sapere, ecc. Ogni medium produce una resistenza nell’ambiente precedente, ma innesca anche un meccanismo di riequilibrio ecologico, perché tutti gli altri media si riconfigurano in qualche modo.

Non vede nell’enorme quantità di tempo che i ragazzi anche preadolescenti passano su supporti digitali un rischio per la crescita individuale?

Giaccardi: Certo, c’è un problema di quantità. Ma la stessa cosa era per la televisione. Quando i bambini sono piazzati davanti alla televisione da quando si svegliano a quando vanno al letto è la stessa cosa. C’è un’incapacità comunque da parte degli adulti o di chiunque abbia un ruolo educativo di impegnarsi in una relazione che è assolutamente faticosa, costosa, impegnativa, ma senza la quale tu consegni il bambino al divertimento più facilmente disponibile. È chiaro che questo ha degli effetti, ma gli effetti non dipendono dall’intrattenimento disponibile, ma dal fatto che si consegna il bambino. Come quei genitori che partono per la gita scolastica gli mettono il videogioco nella cartella, sono cose che ho visto. Sono i genitori che non si interrogano sul significato delle cose che fanno: non si può incolpare la tecnologia, il dispositivo. È come se noi non avessimo nessun controllo sul significato del dispositivo. È preoccupante che un bambino passi tutto il tempo su un videogioco, ma perché quello che è preoccupante è quello che produce questa situazione. Io sono un po’ esausta di questo voler usare la tecnologia come capro espiatorio per non interr
ogarci anche sui fallimenti della nostra idea di libertà, di relazione. In realtà il problema sta a monte.

Conosce esempi di film che tentano uno sguardo più approfondito sulle nuove tecnologie?

Giaccardi: Secondo me il cinema è un linguaggio potentissimo. McLuhan diceva che è un medium caldo perché veramente ti prende in una maniera in cui la televisione non può fare. È veramente un linguaggio archetipico in qualche modo, che spesso viene usato male. Tuttavia, un film come The Social Network, per quanto posso dire non avendo visto Disconnect, è più onesto nel senso che alla fine l’inventore di Facebook sta davanti allo schermo e non riesce a fare in modo che tutta la sua competenza produca l’effetto relazionale che lui vorrebbe, cioè che questa ragazza corrisponda al suo amore. Quindi alla fine è rimandato al soggetto, cioè, il tecnologico non produce l’antropologico, e nessuna estrema capacità tecnica può produrre un effetto relazionale se non c’è la libertà, la responsabilità, la volontà, l’impegno. Quindi in realtà non è dualista l’interpretazione che emerge da quel film, e si vede anche l’impotenza del “supernerd” che non è in grado di far sì che la sua competenza produca l’effetto che vuole. Questo è un segno di grande onestà, secondo me: in questo caso il cinema ha fatto un servizio nella comprensione di ciò che è e soprattutto di ciò che non è il social network.

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educazionefocus social networksocial network
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