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Verso il Sinodo: “Bisogna organizzare la speranza per le coppie in difficoltà”

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Raccontare la bellezza del matrimonio e occuparci delle crisi prima del baratro. La “ricetta” di don Carlo Rocchetta per l’impegno della Chiesa per la famiglia

Da dodici anni vi trovano ascolto centinaia di storie di coppie e di sposi. Si chiama la “Casa della Tenerezza” e l’hanno desiderata, messa su e ora la animano don Carlo Rocchetta e nove coppie di sposi di Perugia. Don Carlo, sacerdote e teologo, è stato docente di sacramentaria e all’Istituto teologico di Assisi. Poi ha sentito il desiderio di dedicarsi totalmente alla famiglia e in particolare alle coppie in crisi e ai loro figli, ai coniugi soli e separati.

Quali sono le sue e le vostre aspettative sul prossimo Sinodo sulla Famiglia?

Rocchetta: Può essere l’occasione per riportare la famiglia al centro della vita della società e della pastorale della chiesa, come peraltro indica già con chiarezza il Direttorio di Pastorale familiare per la Chiesa italiana (cfr. numeri 112 e 229, ndr). Ma soprattutto può ancora essere un’occasione di una grande mobilitazione. Che per ora non vedo.

Sotto la spinta di papa Francesco si aspettava più effervescenza in questa fase preparatoria…

Rocchetta: Sì, in effetti. C’è l’opportunità per fare un discorso in positivo, proprio nello stile del Papa, per comunicare quale bellezza è per noi il matrimonio e la famiglia senza un atteggiamento costantemente difensivo. Solo così possiamo opporci a tutte le forme riduttive di famiglia.

In questo senso, come valuta il questionario preparatorio?

Rocchetta: Abbiamo dedicato il nostro ritiro comunitario mensile a rispondere alle domande. Secondo me si dà grande risalto ai problemi e molto meno alle prospettive. Mostra preoccupazione pastorale per alcune situazioni di rilievo sociologico molto dibattute ma non c’è quasi nulla sui fondamenti teologici e spirituali del matrimonio e della vita dei coniugi, della loro vocazione al matrimonio e della vita in famiglia.

Cosa avrebbe meritato più attenzione? E così rispondiamo anche all’ultima domanda del questionario.

Rocchetta: Ravviso tre grosse carenze di impostazione. La prima è che si continua a parlare di “preparazione al matrimonio” come se il matrimonio si esaurisse nella celebrazione, che in realtà è solo un punto di partenza; e non di preparazione alla vita nel matrimonio, che è quello di cui hanno bisogno i giovani che si avvicinano. L’esperienza ci dice che c’è bisogno di una vera e propria iniziazione alla bellezza del matrimonio cristiano.

Poi, non c’è nulla sulle giovani coppie e sulla loro formazione, cioè proprio per chi vive i primi anni di matrimonio, i più delicati, in cui si costruiscono le fondamenta della casa. Infine, ci sono 6 domande sulle coppie irregolari, benissimo, ma solo mezza riga sulle “coppie in crisi”: è una miseria. Sarà meglio prevenire o no, prima di arrivare a separazioni o divorzi? In Italia su questo si fa pochissimo, quasi niente.

Qual è, nell’esperienza della Casa della Tenerezza, l’efficacia dell’attenzione agli sposi che vivono un momento di crisi?

Rocchetta: Nella nostra piccola esperienza siamo intorno al 60% di buon esito di una crisi matrimoniale. Nell’esperienza del movimento mondiale Retrouvaille, la presenza e l’intervento competente e appassionato in questi momenti della vita di coppia ha successo in circa l’80% dei casi. Anche per questo avrei dedicato un punto a sé del questionario proprio per individuare le tipologie delle coppie in difficoltà, per raccogliere qualche dato, per sapere cosa si fa già, in quali luoghi e con quali metodologie. È fondamentale creare degli spazi di formazione e dei luoghi di accoglienza in tutte le diocesi o almeno a livello regionale per queste coppie.

Su questo punto c’è una grave omissione: noi sappiamo che ci sono tante coppie in difficoltà che potrebbero essere aiutate e non le aiutiamo perché non siamo organizzati. Come disse Benedetto XVI al meeting del movimento Retrouvaille nel 2008 – che credo sia l’unico intervento di un Papa sul tema delle coppie in crisi – «nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno smarrita; allora c’è bisogno di altri che la custodiscono, di un ‘noi’, di una compagnia di veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera volontà di bene, siano pronti a condividere un po’ della propria speranza con chi l’ha perduta. Non in modo sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico». Andrebbe ripreso e rilanciato: bisogna organizzare la speranza per le coppie in difficoltà.

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