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Corsi prematrimoniali full immersion: un weekend può bastare?

© Philippe Lissac / Godong

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 08/01/14

Qual è lo scopo di un corso prematrimoniale oggi e, secondo lei, questo formato lo compie pienamente?

Gentili: Prima di tutto c’è da dire che la Chiesa ha grande attenzione negli ultimi decenni per il fidanzamento e per l’accompagnamento delle giovani coppie, per cui stanno nascendo delle esperienze molto belle ed interessanti. In modo particolare in Italia si è realizzato un documento che è uscito il 9 novembre 2012, intitolato “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”, dove la Conferenza Episcopale Italiana, in particolare la Commissione Episcopale che cura la famiglia, ha dato delle indicazioni su come accompagnare i fidanzati, sia nella preparazione del matrimonio che nei primi anni della vita insieme, che sono spesso di particolare difficoltà. Ecco, in tutto questo, va detto che l’indicazione più emergente è stata quella di un cammino più graduale e continuo di riscoperta dell’amore, come dice la Familiaris Consortio, e quindi di un tempo adeguato di preparazione: più volte nel documento si dice “almeno un anno prima”, rispetto al momento in cui i fidanzati si presentano per parlare del giorno delle nozze. Da questo punto di vista, dunque, appare un po’ a rischio la proposta di un solo weekend, perché riduce un cammino che andrebbe assimilato nel tempo ad una quantità molto ristretta di ore passate insieme. Ma soprattutto manca la possibilità, per chi è molto lontano dalla fede come spesso capita a chi si avvicina al matrimonio, di assimilare la riscoperta della fede, che non si improvvisa. Le indicazioni nel documento sono di vivere almeno dodici incontri distesi nel tempo, proprio per tentare di costruire delle basi solide di quel legame sponsale. La questione vera è che noi come Chiesa italiana siamo fortemente preoccupati dei nuovi dati delle separazioni che stanno aumentando sempre di più.

Da un punto di vista burocratico i parroci hanno una certa libertà nell’organizzazione dei corsi?

Gentili: Beh, l’indicazione del documento è molto chiara sul discorso di un’attenzione particolare di tutta la comunità cristiana, di un lavoro di equipe con i sacerdoti e le coppie di sposi, della durata di circa 12 incontri, che è stata discussa in sede di preparazione del documento. È l’idea di un cammino adeguato ad una scelta che è per tutta la vita, e soprattutto che mira ad andare contro la tentazione di restringersi nella sfera privata. Oggi sembra che molti affetti siano rinchiusi nella sfera privata, mentre il matrimonio è un atto pubblico, sia quello civile che quello religioso nel sacramento.

Eppure, a chi segue il corso breve viene comunque rilasciato un diploma?

Gentili: Noi stiamo presentando questo documento a tutte le diocesi, e le diocesi stanno facendo un lavoro al loro interno di revisione dei percorsi. E diciamo che gradualmente i percorsi che non sono soddisfacenti come qualità e durata vengono un po’ accantonati. La questione vera è, infatti, che cosa segue a quel weekend. Se quel weekend è un’esperienza intensa che però è ristretta nel tempo, e non ha altre tappe successive, quella coppia rischia di vivere un isolamento, specie se non ha una comunità di sostegno intorno, come capita il più delle volte, un isolamento che anticipa una possibile crisi che può portare alla separazione. Se avviene una crisi, come è normale in un rapporto di coppia, se hai solide relazioni intorno, ecclesiali e amicali, questa può anche rafforzare il legame; ma se vivi nell’isolamento il matrimonio naufraga. Ciò detto, le esperienze del weekend sono molto positive. Ci sono diocesi in cui si fanno tre weekend consecutivi, per fare un esempio, e sicuramente rispetto agli incontri serali c’è un’intimità che si viene a creare tra i partecipanti, ma anche una vera condivisione sulle questioni della vita e sui legami di fede che è davvero affascinante. Ma si parla di tre weekend consecutivi: poter dire che in un weekend si risolva una preparazione ad una scelta che è per tutta la vita è azzardato. La questione è dare fondamenta solide alle case che noi offriamo, il rischio è di dare il certificato di abitabilità a delle case con fondamenta fragili. Questo è il nostro timore, che è paterno, cioè nel senso di vicinanza della Chiesa, proprio nello stile di papa Francesco, alle periferie, anche a chi ha fatica di fare certi percorsi. Molti, almeno un anno prima decidono la data, anche solo per tutti i problemi tecnici da risolvere: poi però se non si fa crescere quel legame con una vera preparazione questi rischiano di ritrovarsi ad affrontarlo da soli quel matrimonio, senza una comunità che li sostiene. Quindi la cosa più importante è capire come quegli incontri possono ricreare un legame con la comunità, e talvolta un weekend non è sufficiente.

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ceicorsi prematrimonialifamigliafidanzamentomatrimonio

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